Sabato 13 febbraio 2010
ENNA – P/zza S. Francesco, ore 17.00
VILLAPRIOLO – P/zza La Furia, ore 10.30
VILLAROSA – p/zza Vittorio Emanuele, ore 16
Domenica 14 febbraio 2010
LEONFORTE – P/zza IV Novembre, ore 10.00
ENNA – P/zza S. Francesco, ore 17.00
VILLAPRIOLO – P/zza La Furia, ore 10.30
VILLAROSA – p/zza Vittorio Emanuele, ore 16
LEONFORTE – P/zza IV Novembre, ore 10.00
S’ode a destra una squillo che tromba, a sinistra tintinnan manette. La nuova classe dirigente selezionata dai due poli per le regionali è tutta qui.
Domenica 17 e lunedì 18 gennaio è andata in onda su Rai 1 una mini-fiction sulla storica vicenda dello scandalo della Banca Romana del 1892, uno dei primi episodi CONOSCIUTI di intreccio tra potere finanziario, economico e politico, e malaffare. La ricercata coincidenza tra la messa in onda di questo film e l’anniversario della morte di Bettino Craxi poteva indurre a credere che la politica italiana da un lato, e il mondo della cultura dall’altro, si stessero adoperando per una riflessione critica su una delle stagioni politiche più buie sul terreno giudiziario, e più drammatiche per il movimento operaio del nostro Paese, collegata con un filo rosso proprio alle vicende della fine dell’Ottocento. Poveri illusi, qualcuno direbbe. Il dibattito di questi giorni, ben esemplificato dall’imbarazzante puntata di Porta a Porta di lunedì, subito dopo la seconda e ultima puntata della fiction, ben riflette quello che Gramsci definiva “il sovversivismo delle classi dirigenti” che, nel caso in ispecie, si realizza nella capacità di affrontare la questione nel suo aspetto maggiormente problematico, di primo acchito, e di riuscire a rivoltare il tutto a sostegno di se stessi e della propria legittimazione. Ovviamente, una simile operazione culturale può attecchire non solo per l’ingegno di costoro, ma anche a causa della desertificazione identitaria, culturale, civile e mnemonica di questo Paese, prodotto, questo si, da un lavoro certosino del craxismo prima e del berlusconismo poi nell’arco dell’ultimo trentennio di storia repubblicana. “Se tutti sono colpevoli nessuno è colpevole”; questa è, d’altronde, la morale espressa dalla fiction, e questa è la morale orgogliosamente dichiarata in questi giorni.
Ciò che più colpisce, tuttavia, è l’assoluto silenzio della comunità degli storici su questa come su tante altre vicende che ormai da anni occupano la discussione pubblica italiana. Le uniche (o comunque tra le poche) figure titolate a riflettere sugli accadimenti del passato, a offrirci analisi interpretative, sembrano essersi congelate, rinchiuse nei palazzi dell’accademia. Eppure, varia è la produzione bibliografica reperibile sull’Italia di questi decenni (importante, per citare solo un esempio, il lavoro di P. Ginsborg, Storia d’Italia. Dal dopoguerra a oggi, Einaudi, Torino, 1996; per i fatti di cui si tratta, in particolare, pp. 303 sgg); ma nulla, tutti sembrano tacere. Con difficoltà ho dunque trovato quantomeno una breve riflessione, sotto forma di intervista, del Prof. Giovanni De Luna, docente di Storia Contemporanea all’Università di Torino, che qui posto.
Come ogni assoluzione eccellente, anche quella di Calogero Mannino, arrestato 15 anni fa per concorso esterno in associazione mafiosa, ha scatenato la solita grandinata di luoghi comuni, falsità e scemenze assortite. Non si sa se dovute a ignoranza o a malafede (o forse a entrambe, visto che vengono dagli stessi che accettano solo le sentenze di assoluzione, infatti stanno beatificando il pregiudicato Craxi).
In un libro la parabola della Protezione civile: da servizio pubblico a business.

Ad un anno esatto dall’aggressione israeliana, una delegazione internazionale cercherà di entrare a Gaza per porre l’attenzione dell’opinione pubblica sulla condizione che ancora continua a vivere la popolazione civile. Recenti indagini mediche rilevano un aumento di malformazioni nei bambini nati in quest’anno, a causa dell’uso del fosforo bianco durante la mattanza operata sulla popolazione civile l’anno scorso. Non solo: la popolazione della Striscia continua a vivere un ingiustificabile embargo di tutti i generi primari e vive in una vera e propria prigione a cielo aperto. Per queste ragioni è nata la Gaza Freedom March, la marcia mondiale per chiedere diritti, libertà e giustizia per il popolo palestinese. Questo è il sito ufficiale della Marcia (link a: http://www.gazafreedommarch.org/article.php?list=type&type=416) a cui hanno aderito organizzazioni da tutto il mondo. Dall’Italia sono oltre cento i partecipanti, molti dei quali stanno giungendo il Cairo in queste ore insieme alle organizzazioni Action for Peace e Forum Palestina. Per il Pdci sarà presente Maurizio Musolino, responsabile Medio Oriente mentre per Rifondazione Comunista Francesco Maringiò, responsabile Solidarietà Internazionale.
Il presidente egiziano si oppone all’apertura del valico di Rafah, rendendo così impossibile l’accesso dei delegati stranieri alla Striscia di Gaza
LEGGI LA LETTERA APERTA AL PRESIDENTE MUBARAK DALLA “GAZA FREEDOM MARCH” CLICCANDO QUI
Di Paolo Ferrero (Segretario nazionale del PRC – Portavoce della Federazione della Sinistra) su Liberazione del 24/12/2009.
Erano presenti tutti i corpi di polizia possibili, era stata avviata sulla popolazione una campagna di informazione ai limiti del terrorismo. Ma mancava una vera ambulanza. Così è morto Franco Nisticò, che chiedeva la messa in sicurezza della strada che porta dal suo paese a Taranto ed a Reggio. E` morto poco dopo il suo intervento dal palco. “Vogliamo l`essenziale”, dicevano i ragazzi in piazza. Qui non è mai arrivato.