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	<title>Insorgenze d'alta quota</title>
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		<title>Insorgenze d'alta quota</title>
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		<title>La paziente passione di uno storico di parte</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 16:18:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carmelo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Franco Della Peruta, scomparso il 13 gennaio scorso, è stato protagonista di una stagione di particolare rilevanza nella cultura italiana della storia, una lunga stagione fortemente innovativa ed insieme solidamente ancorata alla tradizione dei grandi maestri. Riflessioni approfondite sull&#8217;opera di questo studioso hanno bisogno, ovviamente, di tempi più lunghi di quelli segnati ancora dall&#8217;onda emotiva [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=insorgenzedaltaquota.wordpress.com&amp;blog=4900792&amp;post=2994&amp;subd=insorgenzedaltaquota&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><img class="alignright  wp-image-2995" title="Franco Della Peruta" src="http://insorgenzedaltaquota.files.wordpress.com/2012/01/50_corso_convegno01.jpg?w=120&#038;h=179" alt="" width="120" height="179" />Franco Della Peruta, scomparso il 13 gennaio scorso, è stato protagonista di una stagione di particolare rilevanza nella cultura italiana della storia, una lunga stagione fortemente innovativa ed insieme solidamente ancorata alla tradizione dei grandi maestri.</p>
<p style="text-align:justify;"><span id="more-2994"></span></p>
<p style="text-align:justify;">Riflessioni approfondite sull&#8217;opera di questo studioso hanno bisogno, ovviamente, di tempi più lunghi di quelli segnati ancora dall&#8217;onda emotiva di un lutto recente. Tuttavia proprio dalla pubblicistica commemorativa di questi giorni (Franco Della Peruta non amava per niente le «commemorazioni») possiamo cogliere alcuni lineamenti in grado di orientarci nelle riflessioni più approfondite che ci attendono.<br />
Nelle note apparse sui giornali e su siti web più o meno specializzati, sono state, giustamente, sottolineate anche le qualità umane dello studioso: il suo <em>understatment</em>, la sua ironia, l&#8217;autoironia, la generosa disponibilità nei confronti di studenti e di tutti coloro, ed erano davvero molti, che si rivolgevano a lui per aiuto ed indirizzo negli studi. Per quanto riguarda il mestiere di storico, invece, si è insistito soprattutto sull&#8217;acribia filologica come dato costitutivo del suo lavoro, e sul fatto che, pur essendo comunista e marxista, non potesse essere confuso con storici militanti e/o di partito.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Una vocazione filologica</strong><br />
In verità anche chi scrive questa nota si è soffermato sulle caratteristiche dell&#8217;aspetto filologico come parte essenziale della dimensione metodologica di Della Peruta. Lo ha fatto citando un&#8217;osservazione del 1991 di Luciano Cafagna a proposto dell&#8217;esperienza di un gruppo di giovani studiosi nella fondazione e nel consolidamento della Biblioteca Feltrinelli negli anni Cinquanta. Franco Della Peruta, ricorda Cafagna, «era già uno storico di solida formazione e vocazione filologica, di quelli che ti insegnano come fare le note, o le schede, e dove si trova quello che cerchi: aveva evidentemente in testa alcuni grandi problemi, però aveva questa straordinaria passione per la ricerca minuta, per l&#8217;accertamento fattuale delle cose e da lui in fondo ho imparato che cosa è la storia degli storici».<br />
Cafagna, sempre nello stessa rievocazione memorialistica, indica anche un&#8217;altra dimensione, essenziale per comprendere lo spirito del tempo e le logiche nell&#8217;ambito delle quali la filologia si connetteva ai «grandi problemi» che erano nella «testa» di tutta quella generazione di studiosi. Una generazione appunto, Della Peruta a Milano, a Roma un gruppo «infaticabilmente organizzato da Caracciolo», e poi Villani, Villari, Zangheri, Ragionieri, «c&#8217;era una estesissima area di studiosi&#8230; Ci fu in quegli anni che andavano dal &#8217;50 al &#8217;56, una progressiva nazionalizzazione, diciamo così, di questo gruppo di persone che venivano da luoghi diversi, da scuole diverse e il cui canale di incontro era stato il Partito comunista. Ci si leggeva, ci si seguiva, ci si confrontava, si tenevano comuni punti di riferimento che potevano servire a convertire i discorsi dell&#8217;uno e quelli dell&#8217;altro».<br />
Un «apprendistato» che si svolge secondo linee ben definite ed in maniera relativamente omogenea. È interiorizzato anche da chi, nella prima metà degli anni Cinquanta, non si confronta direttamente con una storia a fondamento economico, ma si pone nell&#8217;orizzonte della storia «integrale» e «strutturale» a partire dalla storia dei movimenti sociali. Lo si può cogliere assai agevolmente nelle storie del movimento contadino di Alberto Caracciolo e Franco Della Peruta, assai attenti alla coniugazione tra movimento e modi della penetrazione del capitalismo nelle campagne. «È storia di strutture», ha affermato recentemente Pierluigi Ciocca, un economista che ritiene necessario porre anche domande storiche alla sua disciplina.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Interdipendenze di sistema</strong><br />
Impostazioni di metodo che si ritroveranno, immediatamente agli inizi della seconda metà degli anni Cinquanta, in molti lavori storici, scientificamente seri, dalla tematica complessa, dall&#8217;orizzonte ampio (storia della cultura e storia economica); questioni politiche e strutture giuridico-amministrative, ecc. Il cui modello, particolarmente congeniale a Della Peruta, era rappresentato da La società veneta alla fine del &#8217;700 di Marino Berengo.<br />
Un&#8217;impostazione, comune a tutta quella generazione, della ricerca a tutto campo e con diverse tensioni analitiche, sempre rigorosamente riportate ad un confronto con le fonti archivistiche. Orizzonte ampio, ricerca a tutto campo, diverse tensioni analitiche, storia della cultura, storia economica&#8230;questioni politiche e strutture giuridico-amministrative, momenti di giudizio che presi nel loro insieme significano che ci troviamo di fronte all&#8217;avvenuta maturazione della riflessione storico-metodologica condotta durante l&#8217;«apprendistato».<br />
Storia «strutturale» è oggi espressione particolarmente sospetta, sospetta di tendenze «omnicomprensive», di «riduzionismo economico», di naturale soggezione ad un «imperativo di rilevanza», di astratte teorizzazioni, in particolare a causa della lunga e assai pervasiva stagione dello «strutturalismo». A parte il fatto che senza un sistema di «rilevanze», magari non «imperativo», non si vede bene quale «rilevanza» possano avere le domande che poniamo alla storia, gli storici degli anni Cinquanta che usavano l&#8217;espressione «storia strutturale» lo facevano nella piena consapevolezza del suo carattere innovativo per la storiografia italiana.<br />
Ed in tale ottica si poneva l&#8217;accento sui sistemi di interdipendenze e sulla loro «intelaiatura» economica.<br />
La «riflessione sugli strumenti» ebbe una forte accelerazione così come i lavori che ne derivarono. Naturalmente ciò era di per sé contraddittorio con qualsiasi metodologia sistematica, marxista o meno. La rilettura delle fonti tramite una nuova coscienza teorica per evitare i pericoli della superficialità o dello schematismo ideologico doveva realizzarsi ad un livello scientifico più alto possibile. Sul difficile equilibrio tra <em>scholarship</em> e <em>commitment</em>, si sarebbe misurata immediatamente la generazione del dopoguerra degli storici marxisti.<br />
Una generazione che avrebbe considerato artificiosa quella contrapposizione. Occorreva agire da scienziato indipendente rispettando le regole dell&#8217;eccellenza (<em>scholarship</em>) per riuscire a produrre un sapere impegnato, e coniugare <em>scholarship</em> con <em>commitment</em>. In assoluto uno scienziato legittimamente impegnato, doveva necessariamente attingere a tutto il proprio sapere. E questo sapere lo si poteva acquisire solo grazie ad un lavoro soggetto alle regole della comunità scientifica.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Nel comune sentiere</strong><br />
Nel 1956, ad una riunione della Commissione culturale del Partito comunista, i giovani studiosi potevano affermare che «un&#8217;opera scientifica è un&#8217;opera scientifica, (&#8230;) un&#8217;attività di ricerca è un&#8217;attività disinteressata». Quella generazione non l&#8217;avrebbe più messo in discussione. Appiattire, con tutte le buone intenzioni naturalmente, l&#8217;imponente ed assai articolato lavoro di Franco Della Peruta, sul filologismo. Distinguerlo dalla temperie degli altri considerati «storici di partito». Attribuirgli un sostanziale disinteresse nei confronti delle grandi discussioni sul rinnovamento tanto epistemologico che metodologico del sapere storico. Porlo ai margini, collocarlo cioè solo sul versante della scholarship al di fuori di un commitment che invece è stato sempre profondamente sentito e praticato, significa dare figurazione ad una sorta di storico dimezzato. E Franco Della Peruta invece è stato storico nella pienezza del termine. All&#8217;interno di fisionomie «inconfondibili», di una rete comune d&#8217;ispirazione teorico-metodologica che spingeva ad aperture e sperimentazioni che mantenevano intatte le loro specificità e le diverse personalità che le incarnavano.</p>
<p style="text-align:justify;">Di Paolo Favilli su <a href="http://www.ilmanifesto.it" target="_blank">Il Manifesto</a> del 26/01/2012</p>
<p style="text-align:justify;">
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2994/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2994/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2994/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2994/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2994/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2994/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2994/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2994/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2994/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2994/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2994/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2994/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2994/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2994/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=insorgenzedaltaquota.wordpress.com&amp;blog=4900792&amp;post=2994&amp;subd=insorgenzedaltaquota&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 22:24:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carmelo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nessuno, ad oggi, è in grado si stabilire quali sviluppi avrà il  movimento che per una settimana ha letteralmente bloccato la Sicilia. La protesta di massa sembra rientrata, almeno fino al 26 gennaio, al netto di sparuti nuclei di resistenti che, a macchia di leopardo, provano a rinforzare esili trincee e a lanciare strali contro [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=insorgenzedaltaquota.wordpress.com&amp;blog=4900792&amp;post=2980&amp;subd=insorgenzedaltaquota&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><strong> <img class="alignright size-medium wp-image-2983" title="Aumenta la crisi" src="http://insorgenzedaltaquota.files.wordpress.com/2012/01/aumenta-la-crisi.jpg?w=211&#038;h=300" alt="" width="211" height="300" />Nessuno, ad oggi, è in grado si stabilire quali sviluppi avrà il  movimento che per una settimana ha letteralmente bloccato la Sicilia. La protesta di massa sembra rientrata, almeno fino al 26 gennaio, al netto di sparuti nuclei di <em>resistenti</em> che, a macchia di leopardo, provano a rinforzare esili trincee e a lanciare strali contro l&#8217;autonominatosi capo della rivolta (Mariano Ferro <em>ndr</em>). Sul tappeto, però, oltre agli inevitabili contraccolpi, quantificati in <a href="http://palermo.repubblica.it/cronaca/2012/01/22/news/tir_e_forconi_stop_alla_protesta_le_imprese_danni_per_mezzo_miliardo-28559420/" target="_blank">500 miliardi di euro</a>, resta intatta la sofferenza sociale e, con essa, il desiderio di riscatto di centinaia di agricoltori, pescatori, braccianti e, con essi, di studenti, commercianti, impiegati, precari; in poche parole <em>il popolo</em>, vittima predestinata del massacro sociale operato da Monti, veicolato da Lombardo, gestito dalle centrali sparse di potere clientelare e mafioso. Il tramonto, tuttavia, per essere tale, necessita dell&#8217;alba. Per questa ragione non possiamo farci trovare impreparati; per questa ragione non possiamo smettere di ragionare, di analizzare, di individuare snodi, punti di svolta e, soprattutto, proposte, soluzioni adeguate alla fase nel tempo della crisi. </strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>L&#8217;articolo che posto di seguito rappresenta indubbiamente un contributo all&#8217;altezza di questo compito.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong><span id="more-2980"></span></strong></p>
<h3 style="text-align:center;"><strong>Il posto dei forconi</strong></h3>
<p style="text-align:justify;"><strong></strong>Pescatori ed agricoltori, disoccupati ed autotrasportatori, commercianti ed artigiani: in Sicilia è esplosa la protesta. Erano anni che la si auspicava e subito echeggiano i sospetti di torbidi criminali e di una <em>jacquerie</em>che si nutre di demagogia e populismo. Che ad accusare i manifestanti di contiguità con la mafia ci si metta pure Confindustria regionale suona quasi paradossale. Ma non era l’organizzazione degli imprenditori a esprimere gli interessi della borghesia mafiosa?</p>
<p style="text-align:justify;">La crisi non risparmia nessuno, lo sappiamo, e gli effetti devastanti della globalizzazione travolgono inevitabilmente anche la nostra isola. Non ci sono più spazi di mediazione ad ammortizzare il peso che si abbatte sui più esposti alla devastazione del capitalismo e, del resto, le risorse per foraggiare la gestione clientelare cominciano a scarseggiare. Sarebbe un errore, però, pensare che questa crisi sia dovuta ad un’assenza di modernità, propria della presunta condizione periferica dell’isola. Al contrario la Sicilia è al centro di un terremoto sistemico che travolge l’area del Mediterraneo e che ci costringe a guardare contemporaneamente da un lato alle rivolte e alle guerre civili dei paesi della sponda Sud e dall’altro alla stangata dell’asse franco-tedesco per rendere definitivamente subalterne, sul terreno economico e sociale, le regioni meridionali dell’Unione europea. La Sicilia è, insieme alla Grecia, a tutta l’Italia meridionale e ai paesi della penisola iberica, destinata a diventare parte del nuovo Mezzogiorno d’Europa. Essa ha già cominciato a pagare con inutili sacrifici e con controproducenti manovre all’insegna dell’austerity, l’assurda logica della costruzione di un’Europa che sottomette i suoi fondamentali macroeconomici ai cinici parametri del trattato di Maastricht.</p>
<p style="text-align:justify;">L’economia siciliana, agricoltura e pesca in primis, esce strangolata dalla competizione sui mercati globali. I piccoli produttori sono stabilmente costretti a vendere sotto costo i propri prodotti ai cartelli della grande distribuzione. Ed è bene ricordare che l’anello finale di questa catena di sfruttamento globale è rappresentato da quei lavoratori, migranti o siciliani, che operano permanentemente in condizioni di semi schiavitù.</p>
<p style="text-align:justify;">Queste premesse minime sono la cornice necessaria per provare ad inquadrare in modo complesso il disagio ed il malcontento esplosi in questi giorni in tutta la Sicilia. Intorno a questa protesta si è, giustamente, scritto abbondantemente. Tuttavia, ci sembra che le analisi abbiano più che altro provato a semplificare o a ridurre a categorie preconfezionate quanto sta succedendo, parlando di volta in volta di protesta popolare o di rivolta dei padroncini, di indignazione spontanea o di strumentalizzazioni occulte, a seconda che si faccia il tifo pro o contro i forconi.</p>
<p style="text-align:justify;">Se le rivendicazioni espresse hanno vagamente agitato la richiesta di  sgravi fiscali, l’abbassamento delle accise sul carburante ed un trattamento più equo da parte della Serit (l’Equitalia di Sicilia) e degli istituti bancari, da più parti sono state decretate precise condanne rispetto al ruolo avuto dalla criminalità organizzata o dalle formazioni di estrema destra. C’è anche chi riconosce tra i manifestanti esponenti del sottobosco politico vicini al PDL, al MPA o a improvvisate sigle di ispirazione finto autonomista, e chi sottolinea la presenza di uomini di sottogoverno vicini a Palazzo dei Normanni. Per non parlare del ruolo che si è ritagliato Maurizio Zamparini, presidente del Palermo Calcio, principe della grande distribuzione e dei mega centri commerciali, reinventatosi all’improvviso capo popolo e forconaio. Del resto, sembra piuttosto curioso che la protesta scoppi proprio in un momento in cui Monti è succeduto a Berlusconi. Certo, non si tratta dello sciopero dei camionisti contro Allende, che aprì la strada alla dittatura di Pinochet nel Cile dei primi anni ’70, ma risulta inquietante osservare come la protesta abbia rivolto critiche e strali a tutti tranne che alla classe dirigente siciliana, che in questi due decenni ha spadroneggiato e furoreggiato quasi ininterrottamente. I leader della protesta hanno qualcosa da rimproverare ai Lombardo e ai Cammarata, agli Schifani e ai Cracolici?</p>
<p style="text-align:justify;">La verità è che in un momento di riconfigurazione del quadro politico nazionale si rimescolano le carte anche in sede regionale e locale: la borghesia mafiosa cerca di usare strumentalmente l’agitazione delle piazze per ridefinire i propri spazi di iniziativa e ricollocare i propri terminali politici dentro uno spazio di contrattazione con il governo nazionale. In primavera la Sicilia sarà teatro delle elezioni degli enti locali, più di un centinaio di comuni piccoli e grandi andranno al voto e le amministrative di Palermo si candidano ad assumere la valenza di un test nazionale ad un anno  delle elezioni politiche. È difficile pensare che la protesta degli ultimi giorni non abbia nulla a che fare con queste grandi manovre.</p>
<p style="text-align:justify;">Eppure, tutte queste annotazioni, se pur vere, non forniscono un quadro completo ed esaustivo. Sarebbe sbagliato snobbare il disagio e liquidare sbrigativamente questa sollevazione che, invece, ci dice molto sulle trasformazioni che la nostra regione ha subito negli ultimi tempi. Essa ci parla di agricoltori schiacciati dall’aumento del costo di sementi e fertilizzanti, di un ceto medio che nel giro di pochi anni ha visto crollare la proprie sicurezze, di piccole e medie imprese stritolate dalle dinamiche della concorrenza selvaggia internazionale. Ci mostra il precipizio che separa un’economia legata al territorio da un’economia fatta di flussi, l’acuirsi drammatico delle distanze tra il mondo della produzione e il mondo della circolazione dei grandi capitali e dei grandi marchi. Ma ci mostra, al tempo stesso, tutta la fragilità di questa economia dei flussi, capace di traballare nel giro di pochissimi giorni. Scaffali dei supermercati semivuoti, strade sgombre all’ora di punta, file chilometriche in attesa della possibile riapertura dei distributori di benzina. Fa impressione guardare  come il blocco del settore della logistica riesca, in men che non si dica, a far precipitare nella paralisi un’isola come la Sicilia.</p>
<p style="text-align:justify;">La storia della Sicilia è la storia del movimento antimafia, che in forme più o meno carsiche ha combattuto i crimini del potere politico-mafioso lungo tutto il secolo scorso; ma è anche la storia  delle grandi rivolte capeggiate da leader populisti che, demagogicamente, cavalcano la protesta e strumentalizzano il legittimo rifiuto per le vessazioni e i privilegi di quelle caste che lucrano parassitariamente sui bisogni dei più deboli. È qui, su questo crinale, che, a nostro avviso, si gioca la partita, una partita difficile e tuttavia per nulla scontata. Non c’è uno spazio al di fuori della crisi e affinché la nostra azione abbia una qualche efficacia è necessario situarsi dentro le sue stesse contraddizioni. Perché questa è anche la nostra crisi, delle nostre città, dei nostri territori, e dentro la generalità di queste contraddizioni siamo tutti inseriti. E se vogliamo sfuggire alle retoriche populiste e localiste dobbiamo provare a riconfigurare uno spazio di conflittualità che con queste contraddizioni dovrà pur avere a che fare.</p>
<p style="text-align:justify;">Di fronte alla crisi della politica, è naturale che il ricorso all’antipolitica diventi lo strumento più semplice per governare la crisi. Per le classi dirigenti politico mafiose diventa un gioco da bambini prospettare un’uscita a destra dalla crisi. Anche se, quando saltano tutti gli equilibri, probabilmente, saltano anche quelli su cui si basava la creazione del consenso attraverso una gestione privatistica e clientelare dei fondi pubblici. Se questo è vero, questa crisi della rappresentanza di interessi costituiti e di rendite consolidate delinea anche un’occasione per ricostruire una cultura politica in grado di funzionare, di fronte alle pulsioni distruttive del capitale, come spazio di regolazione e di mediazione dell’economico.</p>
<p style="text-align:justify;">Alla strategia che si nutre di pulsioni egoistiche e di semplici opposizioni difensive e rivendicazioni corporative, si può rispondere soltanto caricando di un senso differente e trasformatore la protesta. Si risponde, cioè, lavorando alla ricostruzione di uno spazio che possa permettere l’elaborazione di una coerente critica nei confronti delle contraddizioni laceranti della contemporaneità. La carica trasformatrice di un movimento si misura dalla sua capacità di imporre nuove priorità e nuovi ordini del discorso. A partire dal rifiuto delle strategie di austerità e disciplina sul piano del cosiddetto risanamento economico, per imporre un’agenda politica fondata innanzitutto sulla partecipazione, la gestione e il controllo democratico delle risorse economiche, sulla salvaguardia dei beni comuni, e che tuteli l’occupazione, le pensioni, la sanità e la scuola pubblica.</p>
<p style="text-align:justify;">Questo movimento dei forconi ci insegna, allora, che la crisi è un campo minato. Non risparmia nessuno e al tempo stesso produce delle risposte imprevedibili. Ci stiamo abituando ad avere a che fare sempre più spesso con la non linearità delle insorgenze. Accanto alla ribellione contro gli effetti della crisi sorgono di continuo anche rivendicazioni microcomunitarie, l&#8217;invenzione di nuove istanze identitarie, nuove retoriche di chiusura che cercano la disperata possibilità di sopravvivere alla spietata legge della giungla. E&#8217; importante, allora, più che semplificare e riportare tutto al già conosciuto, provare a fare emergere tutto il portato contraddittorio di queste proteste, capire quale posto occupano le contraddizioni locali all&#8217;interno delle dinamiche globali. Proprio perché sono le contraddizioni, forse ancor più delle proteste, a rendere chiare quali siano le poste in gioco nei perversi gangli della crisi.</p>
<p style="text-align:justify;">Di Salvatore Cavaleri e Giovanni Di Benedetto su <a href="http://www.kom-pa.net" target="_blank">Kom-pa.net</a> del 22/01/2012</p>
<p style="text-align:justify;">
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2980/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2980/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2980/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2980/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2980/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2980/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2980/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2980/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2980/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2980/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2980/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2980/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2980/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2980/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=insorgenzedaltaquota.wordpress.com&amp;blog=4900792&amp;post=2980&amp;subd=insorgenzedaltaquota&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Aumenta la crisi</media:title>
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		<title>I forconi, la Sicilia, la lotta popolare. Alcuni spunti per una necessariamente laica riflessione</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 20:31:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carmelo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><strong><a href="http://insorgenzedaltaquota.files.wordpress.com/2012/01/399811_359874017371811_254645254561355_1436288_1646472159_n-298x295.jpg"><img class="alignright  wp-image-2959" title="Movimento forconi" src="http://insorgenzedaltaquota.files.wordpress.com/2012/01/399811_359874017371811_254645254561355_1436288_1646472159_n-298x295.jpg?w=209&#038;h=207" alt="" width="209" height="207" /></a>Posto di seguito una delle tante interessantissime considerazioni di <em>O&#8217;Reilly</em>, un &#8220;insegnante di italiano in una università americana che ha sede in Sicilia&#8221;, postate sul suo <a href="http://aciribiceci.com/" target="_blank">blog</a>. A mio avviso sono dense di sollecitazioni preziose per iniziare una riflessione non stereotipata, ma allo stesso tempo franca,</strong> <strong>sulle ragioni e sulla composizione di un movimento che, innanzitutto, interroga noi, la sinistra e i comunisti, poiché ci pone oggettivamente di fronte ad un evento da cui è difficile distogliere lo sguardo e non &#8220;emozionarsi&#8221;. Un&#8217;esplosione di rabbia che, tuttavia, spesso si presentifica come il tradimento di una speranza, come un giocattolo diverso da quello per tanti anni desiderato.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong><span id="more-2974"></span></strong></p>
<h3 style="text-align:center;">Forconi in Sicilia (edizione irregolare)</h3>
<p style="text-align:justify;">Chi ancora possiede una, seppur malinconica e vilipesa, coscienza politica, in questi giorni si arrovella su temi nostalgici e ormai fiabeschi. Sarà pure la sommossa spontanea del popolo affamato che farà rivoluzion, saranno pure dei gianburrasca che vogliono la pappa col pomodoro, saranno i veri esasperados d’Italia che presto contageranno il quarto stato dell’intero pianeta Terra. Però, visto che ancora si può, perché non farsela qualche sana e irritante domanda salottiera?</p>
<p style="text-align:justify;">1. Perché ogni volta che qualcuno fuori dal sistema (=sinistra extraparlamentare – cioè l’unico schieramento che avrebbe titolo a protestare contro la casta, visto che non ne fa parte) prova a fare scoccare la miccia viene preso a frischi e pirita?</p>
<p style="text-align:justify;">e, domanda correlata:</p>
<p style="text-align:justify;">2. Perché se invece il detonatore lo schiacciano gli stessi schieramenti politici che il potere ce l’hanno in mano da sempre, il popolo scende in strada armato fino ai denti e pronto a sabotare tutto?</p>
<p style="text-align:justify;">Facile. Perché i forconi c’hanno le scarpe grosse e il cervello fino. Che se ne fanno di quelli che contano quanto il due di coppe quando la briscola è a mazze?</p>
<p style="text-align:justify;">I forconi sono una clientela politica. Pura. Infatti quando dicono che bandiere non ne hanno, è vero. Loro sono gli elettori di tizio o di caio, di quello cioè che gli porta quello che chiedono. E qua, in Sicilia, chi è che gli può portare quello che chiedono? Ferrero? Diliberto? Ava’. Glielo può portare Gennuso. Glielo può portare Micciché. Glielo può portare Zamparini. Glielo può portare Pippo Gianni. E se tu sei Micciché o Pippo Gianni o Gennuso o Zamparini e ti serve qualcuno che sta in piazza, da chi vai? Chi è che un minimo ci sa ancora fare, in piazza? Mumble, mumble, mumble… Forza nuova? Le mafiette dei tir e quelle dei caporali?</p>
<p style="text-align:justify;">Quindi sì, i forconi sono povera gente, disperata ed esasperata, con tutte le ragioni per esserlo. E sono clienti. Sono una clientela esasperata. Non hanno idee politiche, non ne hanno mai avute. E siccome sono una clientela, e non un elettorato, è del tutto normale che protestino contro gli stessi che hanno votato. Infatti non è una protesta di tipo politico. È una protesta di tipo commerciale. Io ti ho dato il voto e tu mi dovevi dare questo e quest’altro, e non me l’hai dato, anzi. Allora che si fa? Si fa che io, che ti dovevo dare questo e quest’altro e non te l’ho dato, ti dico: sai perché non te l’ho dato? Perché qua, tra Monti e Tremonti, m’hanno tagliato tutto. E se tagliano a me io poi come do a te? Quindi scendiamo in strada insieme e facciamo bordello. Così loro danno a me, e io poi do a te.</p>
<p style="text-align:justify;">Quindi, se sei un vetero comunista, in questi giorni, coi tuoi testicoli ci stai facendo pacchetti di chewing gum. Vorresti stare là con loro, ma non ci riesci. Essere clientela politica non esclude l’essere disperati ed esasperati, quindi quelli, pure se sono clienti, sono i tuoi, sono la tua parte. E però è difficile protestare insieme a chi è sempre stato cliente e soprattutto continua a essere cliente pure mentre protesta. È proprio dura. Dovresti stare là in mezzo, lottare per rivendicazioni che sarebbero anche giuste, se fossero interpretate come richieste politiche, sapendo benissimo che là in mezzo invece sono viste come favori, favori che si possono chiedere solo a chi ha il potere di farli. In pratica dovresti gelarti il culo per portargli i voti a Micciché e Pippo Gianni. Certo, magari se ti vengono a prendere a casa col forcone…</p>
<p style="text-align:justify;">Da <a href="http://aciribiceci.com/" target="_blank">Aciribiceci</a> del 20/01/2012</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2974/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2974/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2974/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2974/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2974/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2974/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2974/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2974/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2974/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2974/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2974/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2974/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2974/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2974/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=insorgenzedaltaquota.wordpress.com&amp;blog=4900792&amp;post=2974&amp;subd=insorgenzedaltaquota&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Viaggio in crociera metafora del tempo presente</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 16:56:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carmelo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="http://insorgenzedaltaquota.files.wordpress.com/2012/01/loveboat1.jpg"><img class="alignright  wp-image-2966" title="LoveBoat" src="http://insorgenzedaltaquota.files.wordpress.com/2012/01/loveboat1.jpg?w=210&#038;h=139" alt="" width="210" height="139" /></a><strong>La cosiddetta &#8220;tv del dolore&#8221; colpisce ancora e, con essa, l&#8217;abitudine tutta italica di individuare un capro espiatorio dei luttuosi eventi che ciclicamente si manifestano. Mi riferisco, ovviamente, alla tragedia della nave Costa Concordia, su cui da diversi giorni tutti i mass media, a reti unificate, ci bombardano di immagini, video ed interviste.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><span id="more-2963"></span><strong>Nessuno però, come da tradizione, ha avuto la voglia di spingersi oltre e di indagare le ragioni socio-culturali ed economiche che in pochi anni hanno tramutato la crociera da turismo d&#8217;élite a turismo di massa. Come può accadere che il viaggio, per larga parte della popolazione un lusso, rara eccezione in una vita fatta di lavoro e di sudore, e per ciò da sempre vissuto come un&#8217;occasione di conoscenza, di esplorazione di luoghi e culture nuove e diverse, si trasformi nell&#8217;ennesima vendita a prezzo contenuto di un sogno distorto, di una favola a termine o, se si vuole, in un prolungamento 3D delle soap opera televisive? Quanto è profonda la voragine entro cui siamo precipitati e quanto forte è quell&#8217;immaginario piccolo borghese che condiziona le nostre esigenze, i nostri desideri, i nostri sogni, al punto da averci reso ormai indifferenti di fronte al bello ma estasiati di fronte e dentro <em>al brutto</em>, vale a dire a questi grattacieli galleggianti che solo ora, dopo i drammatici fatti, vengono definiti da più parti &#8220;mostri del mare&#8221;? Certo è che quella contraddizione capitale/lavoro, che più di un secolo fa un vecchio con la barba aveva individuato come la base di un sistema ingiusto e non modificabile, ma storicamente determinato e per ciò distruttibile, ha qualcosa a che fare con tutto questo.</strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong> La filmmaker Melissa Monteiro ha documentato in una video inchiesta la convivenza di due mondi paralleli all&#8217;interno di questi mostri. In uno v&#8217;è la spaccio dell&#8217;illusione, il tramortimento di massa che &#8211; complice la lontananza dalla terraferma &#8211; convince tutti di vivere, seppur temporaneamente, nel paese di Bengodi, in un&#8217;isola galleggiante sul Mediterraneo piuttosto che sul mar Rosso di voluttà distillata, di divertimento e rilassamento talmente continuo ed intenso da far perdere la cognizione del tempo e dello spazio. In un altro, però, le cose vanno in modo diverso; in mezzo ai consumatori di sogni si muovono fantasmi per i quali la realtà non è mai finita e i sogni, se mai ne hanno avuti, sono stati ampiamente dimenticati. </strong></p>
<p style="text-align:center;"><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2012/01/20/viaggio-in-crociera-metafora-del-tempo-presente/"><img src="http://img.youtube.com/vi/fXO_sH_s2N8/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p style="text-align:justify;">Il servizio è stato mandato in onda nel corso della puntata del 19/01/2012, intitolata <em>Salvare tutti</em>, della trasmissione di Michele Santoro &#8220;<a href="http://www.serviziopubblico.it/" target="_blank">Servizio pubblico</a>&#8220;.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2963/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2963/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2963/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2963/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2963/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2963/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2963/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2963/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2963/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2963/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2963/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2963/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2963/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2963/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=insorgenzedaltaquota.wordpress.com&amp;blog=4900792&amp;post=2963&amp;subd=insorgenzedaltaquota&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Tra i forconi che bloccano la Sicilia spunta il boss dei camion</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 16:48:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carmelo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Antifascismo]]></category>
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		<description><![CDATA[La Sicilia è a un passo dalla paralisi, il carburante è quasi esaurito dopo il blocco imposto all’isola dal “Movimento dei Forconi”. Ma come nasce il movimento? “Una volta si protestava contro la mafia, oggi il nemico è lo stato”, dichiara uno dei leader. Ma al movimento agrario si sono aggiunti anche due organizzazioni di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=insorgenzedaltaquota.wordpress.com&amp;blog=4900792&amp;post=2957&amp;subd=insorgenzedaltaquota&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><img class="alignright  wp-image-2959" title="Movimento forconi" src="http://insorgenzedaltaquota.files.wordpress.com/2012/01/399811_359874017371811_254645254561355_1436288_1646472159_n-298x295.jpg?w=209&#038;h=207" alt="" width="209" height="207" />La Sicilia è a un passo dalla paralisi, il carburante è quasi esaurito dopo il blocco imposto all’isola dal “Movimento dei Forconi”. Ma come nasce il movimento?</p>
<p style="text-align:justify;"><span id="more-2957"></span> “Una volta si protestava contro la mafia, oggi il nemico è lo stato”, dichiara uno dei leader. Ma al movimento agrario si sono aggiunti anche due organizzazioni di auto-trasportatori, guidate da Richichi e Salvatore Bella. La presenza di quest’ultimo, peraltro, spacca il movimento. Perchè? Storie di imprenditoria, pressioni e tanta, troppa politica, in un movimento che in realtà dichiara guerra al sistema dei partiti e delle banche.</p>
<p style="text-align:justify;">Centinai di presìdi in tutta l’isola, centomila presenze in tutto il circuito: la protesta di “Forza D’Urto” continua ad oltranza e continuerà chissà per quanto tempo. “Se da parte della politica non arrivano segnali, continueremo ad oltranza”, dice a Linkiesta uno dei leader. Ma cos’è Forza d’Urto? E il movimento dei “forconi”? E sopratutto quando e come nascono?</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Facciamo un po’ di chiarezza.</strong> Nell’estate scorsa ad Avola, “durante la visita dell’allora Ministro all’Agricoltura Saverio Romano”, nasce il movimento dei “forconi”, all’interno del quale confluiscono i pastori sardi. Fondatori: Martino Morsello, Giuseppe Scarlata, e Mariano Ferro. Tutti e tre siciliani, e tutti e tre con “esperienze politiche” negli anni passati.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Racconta a Linkiesta uno dei tre fondatori,</strong> Martino Morsello: “Da vent’anni non faccio più politica. Ma nel periodo che va dal 1980 al 1990 sono stato assessore all’Agricoltura a Marsala, quota Psi”. Oggi “quello che ci unisce non è la sigla di un partito, continua Morsello, ma è il progetto finale: ovvero quello di smantellare questa classe politica”. La sua è una storia imprenditoriale complessa, finita male. In rete si trovano facilmente tracce di una vicenda iniziata alla fine della sua avventura politica e finita, secondo <a href="http://www.facebook.com/profile.php?id=1804966272" rel="nofollow"><strong>il signor Morsello</strong></a>, per colpa della mala giustizia e dei poteri occulti.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Altra storia quella di Mariano Ferro,</strong> <a href="http://www.youtube.com/watch?v=RuunSkEwSnY" rel="nofollow">ex sostenitore “attivo” del Movimento per l’Autonomia</a> di Raffaele Lombardo. Nel luglio scorso, durante l’assemblea regionale del partito di Lombardo, Ferro è addirittura intervenuto chiedendo “concretezza” al governatore siciliano. Giuseppe Scarlata, il terzo fondatore dei “forconi”, è di Caltanissetta, non ha mai nascosto nel corso degli anni simpatie democristiane, e a Linkiesta rilascia una dichiarazione shock: ”Qui siamo apolitici. Qualche anno fa il nemico numero era la mafia, ora il nemico è lo Stato, che opprime i cittadini”. Ma per loro lo “Stato” è la regione Sicilia:”Noi aspettiamo le decisioni del governatore siciliano, perché noi del governo nazionale ce ne infischiamo”.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Ma come nasce il movimento “forza d’urto”? </strong>“In una delle ultime manifestazioni che abbiamo fatto, all’incirca un mese fa a Palermo, abbiamo conosciuto Giuseppe Richichi, “leader del movimento degli autotrasportatori”(AIAS), racconta Morsello a Linkiesta. Poi, all’incirca venti giorni fa, “abbiamo istituzionalizzato “forza d’urto” per evitare che tutti i lavoratori si potessero riconoscere nel movimento”. Ma, tengono a precisare, “non esiste uno statuto di Forza d’urto”. Insomma, uniti ma tutti liberi almeno formalmente.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Tanto liberi che, tra le sigle confluite in “forza d’urto”</strong> vi è anche quella dell’AITRAS, associazione italiana trasportatori italiana, guidata in Sicilia da Salvatore Bella. Un nome e un cognome che non piacciono affatto a Morsello: “No, Bella non c’entra nulla con noi. Noi siamo in contatto soltanto con Richichi”. Ma perché uno dei leader dei “forconi” disconosce il Bella dell’AITRAS, che invece sta parlando della rivolta come fosse cosa sua? Un esponente politico dell’agrigentino giurae a Linkiesta che “l’ambiente dell’autotrasporto e dei trasporti dell’isola è roba che scotta, roba che porta al male endemico dell’isola”. Ma lo fa solo a patto di non rivelarne nome e cognome.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Di certo c’è che, qualche anno fa,</strong> quando furono stanziati finanziamenti per tre autoporti in provincia di Agrigento, <a href="http://www.aitras.it/organigramma/salvatore-bella/" rel="nofollow">Salvatore Bella</a> spinse con forza perché <a href="http://www.aitras.it/wp-content/uploadz/autoporto_naro2.pdf" rel="nofollow">l’autoporto si facesse fra Naro e Campobello</a>, a due passi &#8211; letteralmente &#8211; da Canicattì, nel mezzo del niente. Schierò il suo peso associativo e la sua stessa impresa, gestita direttamente con la moglie Giovanna, la Consorzio Eurolinea che adesso risulta in liquidazione. Chi obiettava che l’autoporto ha senso vicino ad un’altra infrastruttura a un certo punto tacque, qualcuno ancora oggi parla di “forti pressioni” ricevute, e di indagini aperte. Probabilmente per pura coincidenza, l’azienda e tutti gli interessi del trasportatore Bella stavano proprio a Campobello. E Bella, naturalmente, non ha mancato di difenderli anche con la politica: un lungo peregrinare, da Forza Italia, all’Mpa, a liste civiche costruite intorno a sè. Certo qualcosa (o più di qualcosa) non torna, quantomeno rispetto allo spirito apartitico (e chiaratamente avverso a Lombardo) del Movimento dei Forconi, cui ha aggiunto i “suoi” camion.</p>
<p style="text-align:justify;">Da <a href="http://www.linkiesta.it/" target="_blank">Linkiesta</a> del 17/01/2012</p>
<p style="text-align:justify;">
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2957/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2957/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2957/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2957/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2957/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2957/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2957/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2957/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2957/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2957/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2957/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2957/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2957/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2957/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=insorgenzedaltaquota.wordpress.com&amp;blog=4900792&amp;post=2957&amp;subd=insorgenzedaltaquota&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Movimento forconi</media:title>
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		<title>Giù le mani dall&#8217;acqua e dalla democrazia!</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 16:22:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carmelo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Capitalismo]]></category>
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		<description><![CDATA[Lo scenario è in rapida evoluzione e già da ieri diversi quotidiani riportavano stralci della bozza di decreto sulle liberalizzazioni.  Stando al testo attuale, l’attacco al risultato referendario dello scorso giugno è diretto e soprattutto indirizzato verso la possibilità di ripubblicizzazione del servizio idrico. Con l’art. 20 (“Aziende speciali e istituzioni”), infatti, si attacca direttamente [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=insorgenzedaltaquota.wordpress.com&amp;blog=4900792&amp;post=2950&amp;subd=insorgenzedaltaquota&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="http://insorgenzedaltaquota.files.wordpress.com/2012/01/logo-obbedienza-civile.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-2951" title="logo-Obbedienza-civile" src="http://insorgenzedaltaquota.files.wordpress.com/2012/01/logo-obbedienza-civile.jpg?w=227&#038;h=300" alt="" width="227" height="300" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Lo scenario è in rapida evoluzione e già da ieri diversi quotidiani riportavano stralci della bozza di decreto sulle liberalizzazioni.</p>
<p style="text-align:justify;"> Stando al testo attuale, l’attacco al risultato referendario dello scorso giugno è diretto e soprattutto indirizzato verso la possibilità di ripubblicizzazione del servizio idrico.</p>
<p style="text-align:justify;">Con l’art. 20 (“Aziende speciali e istituzioni”), infatti, si attacca direttamente il risultato ottenuto dal referendum sull’acqua, che, grazie al rimando alla disciplina comunitaria, aveva reso possibili le gestioni dirette degli enti locali attraverso enti di diritto pubblico, quali le aziende speciali: si dichiara infatti che le aziende speciali possono intervenire “per la gestione di servizi diversi dai servizi di interesse economico generale” (presupponendo artatamente che il servizio idrico integrato sia tale) e le si assoggetta per la prima volta al patto di stabilità interno. Un attacco diretto alle esperienze come quella del Comune di Napoli, per fermarla in quel caso, e per evitare il suo proliferare sul territorio nazionale.</p>
<p style="text-align:justify;"> Così come continua a non essere rispettato l’esito del secondo referendum che prevede la fine dei profitti sull’acqua (attraverso l’eliminazione della remunerazione del capitale investito), ora il Governo vuole mettere la parola fine alla possibilità di una gestione direttamente pubblica e partecipata dalle comunità locali del servizio idrico integrato, proseguendo con la sua consegna alle società per azioni.</p>
<p style="text-align:justify;">Quell’articolo deve essere immediatamente ritirato!</p>
<h3 style="text-align:center;"> Firma e fai firmare <strong>l&#8217;appello del Forum Italiano dei Movimenti per l&#8217;Acqua cliccando <a href="http://www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/index.php?option=com_petitions&amp;view=petition&amp;id=181" target="_blank">QUI</a>!</strong></h3>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2950/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2950/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2950/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2950/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2950/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2950/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2950/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2950/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2950/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2950/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2950/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2950/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2950/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2950/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=insorgenzedaltaquota.wordpress.com&amp;blog=4900792&amp;post=2950&amp;subd=insorgenzedaltaquota&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Bene bocciatura da parte della Consulta del referendum-truffa</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 23:23:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carmelo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La decisione della Corte Costituzionale di dichiarare inammissibili i referendum sulla legge elettorale sventa la truffa che i promotori (IdV e parte del PD in testa) volevano operare a danno dei cittadini. Sin dall’avvio della raccolta di firme abbiamo denunciato l’assoluta strumentalità dell’iniziativa che, pur raccogliendo la condivisibile opposizione di larga parte dei cittadini al c.d. “porcellum”, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=insorgenzedaltaquota.wordpress.com&amp;blog=4900792&amp;post=2941&amp;subd=insorgenzedaltaquota&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="http://insorgenzedaltaquota.files.wordpress.com/2012/01/il_porcellum1.jpg"><img class="alignright  wp-image-2943" title="Porcellum" src="http://insorgenzedaltaquota.files.wordpress.com/2012/01/il_porcellum1.jpg?w=210&#038;h=162" alt="" width="210" height="162" /></a>La decisione della Corte Costituzionale di dichiarare inammissibili i referendum sulla legge elettorale sventa la truffa che i promotori (IdV e parte del PD in testa) volevano operare a danno dei cittadini.</p>
<p style="text-align:justify;"><span id="more-2941"></span><br />
Sin dall’avvio della raccolta di firme abbiamo denunciato l’assoluta strumentalità dell’iniziativa che, pur raccogliendo la condivisibile opposizione di larga parte dei cittadini al c.d. “porcellum”, nei fatti li ingannava. La Consulta, infatti, già dalla prima sentenza in materia (29/1987), relativa alla legge elettorale del Consiglio Superiore della Magistratura, aveva affermato che “l’organo, a composizione elettiva formalmente richiesta dalla Costituzione, non può essere privato, neppure temporaneamente, del complesso delle norme elettorali contenute nella propria legge di attuazione. Tali norme elettorali potranno essere abrogate nel loro insieme esclusivamente per sostituzione con una nuova disciplina, compito che solo il legislatore rappresentativo è in grado di svolgere”. Questo principio era poi stato ribadito da tutta la giurisprudenza successiva.</p>
<p style="text-align:justify;">Incredibile risultava inoltre l’argomentazione secondo cui l’abrogazione della legge elettorale attuale potesse far ritornare valido il sistema di voto precedente: qualsiasi studente – non studioso – di giurisprudenza sa, infatti, che il referendum abrogativo nel nostro sistema costituzionale ha natura di atto-fonte dell’ordinamento come la legge ordinaria e che, di conseguenza, l’abrogazione di una norma, che a sua volta aveva abrogato una norma precedente, non può in alcun modo far rivivere quest&#8217;ultima. Il secondo quesito, del resto, relativo alla parziale abrogazione del “porcellum”, risultava anch’esso palesemente inammissibile poiché in varie sentenze la Corte Costituzionale aveva già affermato che il referendum in materia elettorale può essere ammesso solo se dall’abrogazione parziale della legge vigente emerge una normativa immediatamente applicabile, che non necessita cioè di ulteriori interventi legislativi.</p>
<p style="text-align:justify;">A meno di non voler credere a cotanta ingenuità dei promotori, dunque, crediamo che tale azione, a tutti gli effetti demagogica e populista, abbia avuto il solo scopo di bloccare l’iniziativa di Passigli, Sartori, Ferrara, Villone ed altri, avviata con la presentazione di altri quesiti referendari sicuramente ammissibili, orientata all’introduzione di un sistema proporzionale di tipo tedesco, unico strumento in grado di eliminare la legge Calderoli e di superare il sistema maggioritario, principale causa della crisi politica e morale del Paese, restituendo al Parlamento la responsabilità di formare i governi e ai cittadini il diritto di scegliere le proprie rappresentanze.<br />
Sotto questo aspetto coloro che attraverso i media denunciano la corruzione del sistema politico ma che, in fondo, ad esso sono profondamente legati, sono riusciti nel loro intento, rendendosi però responsabili di fronte alla pubblica opinione di aver allontanato l’indispensabile necessità di introdurre in Italia un sistema di voto realmente democratico.</p>
<p><strong>Carmelo Albanese</strong><br />
<strong>Comitato Politico Regionale PRC/FdS – Sicilia</strong></p>
<p>Su <a href="http://www.rifondazionecomunistasicilia.it/" target="_blank">PRC/Sicilia</a> e <a href="http://dedalomultimedia.it/" target="_blank">Dedalo</a> del 12/01/2012</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2941/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2941/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2941/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2941/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2941/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2941/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2941/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2941/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2941/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2941/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2941/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2941/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2941/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2941/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=insorgenzedaltaquota.wordpress.com&amp;blog=4900792&amp;post=2941&amp;subd=insorgenzedaltaquota&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il rettore fotocopia</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Dec 2011 08:02:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carmelo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questo 2011 che sta finendo ci ha regalato tante cose. La legge Gelmini prima di tutto, un celebrato tentativo di riforma dell’università che oggi tutti in Parlamento, sia i suoi oppositori sia i suoi sostenitori, tendono a considerare come qualcosa di inamovibile: sembra che si pensi “esiste quindi lasciamola in vita” (questo pur riconoscendo i danni che ha [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=insorgenzedaltaquota.wordpress.com&amp;blog=4900792&amp;post=2926&amp;subd=insorgenzedaltaquota&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><img title="Giovanni Puglisi" src="http://insorgenzedaltaquota.files.wordpress.com/2011/12/giovanni-puglisi.jpg?w=210&#038;h=118" alt="" width="210" height="118" /><img title="unikore" src="http://insorgenzedaltaquota.files.wordpress.com/2009/03/unikore.jpg?w=118&#038;h=118" alt="" width="118" height="118" /></p>
<p style="text-align:center;"><span id="more-2926"></span></p>
<p style="text-align:justify;">Questo 2011 che sta finendo ci ha regalato tante cose. La<strong> legge Gelmini</strong> prima di tutto, un celebrato tentativo di riforma dell’università che oggi tutti in Parlamento, sia i suoi oppositori sia i suoi sostenitori, tendono a considerare come qualcosa di inamovibile: sembra che si pensi “esiste quindi lasciamola in vita” (questo pur riconoscendo i danni che ha fatto e che, nel prossimo futuro, farà). Poi ci ha regalato la valutazione, cioè l’<strong>Anvur</strong>, l’agenzia nazionale di valutazione dell’Università della ricerca, in ossequio alla nuova<strong> retorica del merito</strong> e della lotta contro i baroni (senza peraltro rendersi conto che chi valuta può anche non essere barone ma sicuramente nei gruppi di valutazione ce ne saranno tanti).  Ci ha anche regalato, infine, la novità dei <strong>rettori inamovibili e prorogati</strong>. Poi ci ha regalato il blocco delle retribuzioni dei docenti e dei ricercatori fino al 2014, la mancata assunzione in ruolo dei ricercatori che hanno vinto un regolare concorso, ecc. ecc. Non pensavamo però di vedere anche il <strong>rettore fotocopia</strong>.</p>
<p style="text-align:justify;">Succede che il professor<strong> Giovanni Puglisi</strong>, dal 2001 rettore dello Iulm di Milano, è stato nominato pochi giorni fa rettore anche dell’<strong>Università Kore di Enna</strong>, in Sicilia. Il suo predecessore, Salvò Andò, socialista di lungo corso, animatore dei salotti della politica spregiudicata negli anni Ottanta, si era macchiato di una colpa gravissima: proporre un accordo – e firmarlo – per rendere la <a href="http://www.vivienna.it/2010/07/13/cda-kore-disponibile-per-universita-a-rete-centrata-su-enna/" target="_blank">Kore parte di un nuovo ateneo statale</a>, il cosiddetto “IV polo” universitario siciliano. Atto scellerato, almeno per il Consiglio di amministrazione, che gli ha contestato che, secondo lo statuto della Kore, il rettore non può firmare un accordo simile. Spetterebbe infatti al presidente, unico rappresentante legale dell’Ateneo (una figura che nelle università pubbliche non esiste, mentre esiste, per esempio, nell’università Bocconi). Nella Kore, quindi, il rettore è meno rettore che altrove, nel senso che deve spartire le sue funzioni con un presidente. Un modo, tutto sommato, per rendere più complicata la <strong>gestione dell’università</strong> ma, si dirà, contenti loro… Ed ecco arrivare quindi la corazzata Puglisi, a tutelare la “privatezza” della Kore.</p>
<p style="text-align:justify;">Tuttavia il rettore, a Milano come a Enna, deve svolgere funzioni fondamentali per la vita dell’ateneo. Secondo il testo della legge Gelmini,  e ovviamente secondo la tradizione universitaria italiana ed europea, consolidata da decine di leggi, dall’800 a oggi, spettano al rettore tutta una serie di<strong> incarichi e di competenze</strong> che è difficile pensare possano essere attribuite <strong>a una persona che fa lo stesso lavoro</strong> anche per un altro ateneo. Si pensi prima di tutto alle funzioni di indirizzo, di iniziativa e di coordinamento delle attività scientifiche e didattiche, al perseguimento delle finalità dell’università secondo criteri di qualità e nel rispetto dei principi di efficacia, efficienza, trasparenza e promozione del merito, alla funzione di proposta del documento di programmazione triennale di Ateneo, alla funzione di proposta del bilancio di previsione, alla funzione di proposta del direttore generale nonché – responsabilità per nulla insignificante – alla competenza disciplinare nei confronti dei colleghi.</p>
<p style="text-align:justify;">Le università private condividono in gran parte questa impostazione, anche se l’Università Kore dà il potere di rappresentanza legale dell’Ateneo solo al presidente e non anche al rettore. Ma per il resto il rettore a Enna fa quello che fanno i suoi colleghi altrove: un ricco paniere di competenze e di incarichi delicati; sorge quindi spontaneo il dubbio di come possa essere una persona sola a svolgere funzioni così delicate per due atenei. Non vogliamo essere fraintesi: sicuramente il professor Puglisi è degno della massima considerazione ed è un abilissimo amministratore; altrimenti perché mai lo avrebbero nominato<strong> rettore di ben due università </strong>(intervenendo peraltro in una crisi interna)? Tuttavia se dobbiamo guardare al valore dell’efficienza, e al principio della tutela della concorrenza, questa nomina stona. Il professor Puglisi infatti, si troverà nella scomoda – o forse comoda – posizione di difendere, sostenere e promuovere le attività simili, se non identiche, dei due Atenei, come ad esempio la facoltà di Scienze Umane dell’Università Kore, che si sovrappone alle quattro facoltà dello IULM.</p>
<p style="text-align:justify;">Si dirà: «ma che barba, con queste puntualizzazioni: in fondo si tratta di due <strong>università private</strong>, facciano quello che vogliono”. No, non funziona così: le università private vengono riconosciute dallo Stato, svolgono una funzione pubblica anche se sono “libere”, rilasciano titoli dal valore legale (forse è per questo che tanti lo vogliono abolire?), sono<strong> finanziate dallo Stato</strong> (nel <a href="http://attiministeriali.miur.it/anno-2011/novembre/dm-08112011-%281%29.aspx" target="_blank">2011</a> con 79 milioni e mezzo di euro, aumentati di altri 20 milioni per il prossimo <a href="http://www.flcgil.it/universita/legge-di-stabilita-universita-e-ricerca-prosegue-la-sottrazione-di-risorse-ai-finanziamenti.flc" target="_blank">2012</a> cui vanno ad aggiungersi ulteriori 70 milioni di euro destinati ai Policlinici gestiti da università non statali) e infine svolgono anche<strong>funzione di reclutamento</strong>: un’università privata può preparare un dottore di ricerca o assumere un ricercatore a tempo determinato così come una università pubblica.</p>
<p style="text-align:justify;">La coerenza della gestione delle università private è quindi una faccenda pubblica, non privata. E le turbolenze che le attraversano, i giochi di potere, le promozioni e le destituzioni sono <strong>affari che interessano tutti</strong>, perché finanziati coi soldi di tutti. Dopo un anno passato a sentire gli ottimisti voli pindarici della Gelmini sulla lotta ai baroni e la promozione del merito e dell’efficienza, non c’è nulla che il<strong> nuovo ministro Profumo</strong> ha da dire per coronare degnamente questa operazione di «razionalizzazione»?</p>
<p style="text-align:justify;">Di Piero Graglia (<a href="http://www.rete29aprile.it/" target="_blank">Rete 29 aprile</a>) su <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/" target="_blank">Il Fatto Quotidiano</a> del 28/12/2011</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2926/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2926/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2926/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2926/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2926/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2926/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2926/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2926/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2926/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2926/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2926/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2926/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2926/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/insorgenzedaltaquota.wordpress.com/2926/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=insorgenzedaltaquota.wordpress.com&amp;blog=4900792&amp;post=2926&amp;subd=insorgenzedaltaquota&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Acqua pubblica, ma con il trucco</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Dec 2011 10:46:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carmelo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<category><![CDATA[Mafia/Antimafia]]></category>
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		<description><![CDATA[BENI COMUNI &#8211; Tre le proposte per le risorse idriche in Sicilia. Ma c&#8217;è chi prova a mantenere le Società per Azioni. C&#8217;è una terra che per prima in Italia ha visto nascere le guerre dell&#8217;acqua. Aranceti e fontanieri sono le due icone della Sicilia che affonda le radici dei conflitti attuali in un ottocento [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=insorgenzedaltaquota.wordpress.com&amp;blog=4900792&amp;post=2922&amp;subd=insorgenzedaltaquota&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright  wp-image-1439" title="acqua_denaro" src="http://insorgenzedaltaquota.files.wordpress.com/2009/10/acqua_denaro.jpg?w=117&#038;h=112" alt="" width="117" height="112" />BENI COMUNI &#8211; Tre le proposte per le risorse idriche in Sicilia. Ma c&#8217;è chi prova a mantenere le Società per Azioni.</p>
<p style="text-align:justify;"><span id="more-2922"></span>C&#8217;è una terra che per prima in Italia ha visto nascere le guerre dell&#8217;acqua. Aranceti e fontanieri sono le due icone della Sicilia che affonda le radici dei conflitti attuali in un ottocento non così lontano. Acqua come simbolo del territorio, segno di un potere retto dai Gattopardi e dai Pupari, rappresentanti di quella borghesia che ha reso possibile almeno due secoli di reggenza mafiosa dell&#8217;economia dell&#8217;isola.</p>
<p style="text-align:justify;">E così il movimento per restituire ai cittadini la gestione delle risorse idriche &#8211; sottraendola nel contempo ai giochi dei principi e dei bravi &#8211; in terra di Sicilia ha la valenza di una rivoluzione copernicana. Un sommovimento in grado di rompere le gerarchie mafiose &#8211; nel senso più ampio e storico della parola &#8211; andando a colpire quei nodi dove il potere vero si annida e si riproduce. Ma la terra di Sciascia è dove è nata l&#8217;espressione «cambiare tutto per non cambiare nulla». La storia dell&#8217;acqua pubblica va raccontata nei dettagli, nido dove normalmente si nasconde il diavolo.<br />
Conviene partire da un&#8217;immagine, la fotografia di un palco allestito a Siracusa il 19 novembre scorso. Sindaci, esponenti della sinistra siciliana, qualche rappresentante dei movimenti per l&#8217;acqua pubblica, cittadini arrivati da tanti comuni della provincia. La punta avanzata di un movimento emerso nel 2009, che si pone l&#8217;obiettivo di togliere la gestione dell&#8217;acqua dalle mani dei privati (soprattutto la francese Veolia, che ha in mano la maggioranza delle quote del gestore regionale Sicilacqua). Dopo i primi interventi prende la parola il sindaco di un paesino poco conosciuto, Bivona, che però si è guadagnato sul campo il ruolo di apripista, di simbolo di un movimento nato dalle democrazie locali. Si chiama Giovanni Panepinto, è del Partito democratico. Non perde occasione per parlare delle sue battaglie per la difesa dell&#8217;acqua in Sicilia e sul suo sito mostra una barra di status, sotto il titolo «stiamo lottando per l&#8217;acqua pubblica». Attività arrivata al 75%. Quasi alla meta.</p>
<p><strong>Le Spa del Pd<br />
</strong>La proposta di Giovanni Panepinto è il disegno di legge preso come base nella commissione ambiente nell&#8217;Assemblea siciliana, come si legge sui resoconti stenografici. E&#8217; dunque il testo di partenza, l&#8217;articolato di riferimento. Nel dossier ripubblicizzazione dell&#8217;acqua in discussione in Sicilia ci sono poi altre due proposte, una presentata da 130 comuni &#8211; che hanno votato prima localmente il testo &#8211; ed una terza presentata dal Forum siciliano dei movimenti acqua pubblica. Un groviglio di articoli, commi, norme, richiami, dove è facile perdere la bussola e dove è più facile che mai cadere nel «cambiare tutto per non cambiare nulla».<br />
Il disegno di legge del sindaco del Pd Panepinto &#8211; che ricopre anche la carica di consigliere regionale &#8211; è facilmente consultabile sul suo sito. C&#8217;è un punto che la contraddistingue, rendendola differente dalle altre due: non vengono eliminate le società per azioni. Dunque i gestori &#8220;pubblici&#8221; dell&#8217;acqua &#8211; secondo quanto riportato con chiarezza all&#8217;articolo 8 &#8211; potranno continuare ad utilizzare forme societarie private, andando contro la proposta che il movimento per l&#8217;acqua da sempre promuove: nessuna Spa, solo enti di diritto pubblico. Dietro i consigli di amministrazione si celano quelle zone grigie di contatto tra le grandi società multiutility e le segreterie di partito, che mai vorrebbero lasciare l&#8217;affare del secolo ai cittadini. Una spa ha poi il vantaggio di poter essere rapidamente e facilmente ceduta ai privati, con una semplice transazione sulle azioni. E&#8217; questo uno dei nodi centrali dello scontro in atto tra i movimenti per l&#8217;acqua pubblica e parte della sinistra, soprattutto dopo i due referendum. Una differenza che si ripropone tout-court in Sicilia.<br />
Una manina maliziosa aveva in realtà inserito questa stessa norma anche nella proposta votata dai sindaci. «Un mero refuso», si disse nel 2010, quando il mantenimento della forma delle società per azioni all&#8217;interno del disegno di legge sulla ripubblicizzazione dell&#8217;acqua era stato pubblicamente denunciato dal movimento siciliano. Intanto, però, molti consigli comunali avevano votato il progetto sbagliato. Confusione che si infilava in un contesto opaco.</p>
<p><strong>L&#8217;ombra sul sindaco<br />
</strong>E&#8217; un primo cittadino ingombrante Giovanni Panepinto. Lo scorso febbraio i giornali siciliani pubblicarono un&#8217;informativa dei carabinieri di Cammarata del 23 ottobre 2007. «Panepinto Giovanni ha ed ha avuto legami con esponenti di cosa nostra &#8211; scrivevano gli investigatori &#8211; ai vertici della consorteria mafiosa operante nella bassa Quisquina (zona della provincia di Agrigento, che comprende Bivona e Santo Stefano, ndr). E&#8217; coniugato con Giovanna Raffa, figlia di Raffa Pietro, elemento di spicco della famiglia mafiosa di Alessandria della Rocca. Quest&#8217;ultimo era legato a personaggi di spicco di cosa nostra agrigentina », riporta sul suo blog il giornalista siciliano Benny Calasanzio Borsellino. Legami che il sindaco di Bivona, autore della legge sulla &#8220;ripubblicizzazione&#8221; dell&#8217;acqua ha smentito, dopo la pubblicazione del testo dell&#8217;informativa. Da allora tutto tace, nessuna conferma su eventuali indagini è arrivata dalla Dda, mentre Panepinto lega la pubblicazione della notizia sui suoi presunti collegamenti con Cosa Nostra ad un attacco alla sua «politica sull&#8217;acqua pubblica». Una versione che il palco organizzato il 19 novembre scorso da una parte del movimento siciliano &#8211; più legato alla sinistra tradizionale &#8211; ha sostanzialmente accolto.</p>
<p><strong>Acqua pubblica, senza Spa<br />
</strong>Il Forum siciliano dei movimenti per l&#8217;acqua pubblica sa che la battaglia per restituire ai cittadini l&#8217;acqua oggi gestita dai privati è lunga e difficile. Buona parte di quei sindaci che due anni fa animarono il movimento siciliano solo un mese fa hanno votato per l&#8217;affidamento delle gestioni a società per azioni in house. A capitale pubblico, ma soggetti di fatto privati, senza nessuno spazio per la partecipazione dei cittadini. Una strada contraria e opposta a quella segnata dai referendum del 12 e 13 giugno, basata sostanzialmente su una mediazione che tende a non cambiare nulla. Come ben sanno i Gattopardi. «Appare allora chiaro come sia proprio lo strumento societario a creare maggiori problemi», hanno spiegato i militanti per l&#8217;acqua pubblica in un&#8217;audizione, chiedendo all&#8217;assemblea regionale di eliminare quella norma che salva le Spa. Dettagli, particolari. Armi che bene conoscono i Gattopardi in terra di Sicilia.</p>
<p style="text-align:justify;">Di Andrea Palladino su <a href="http://www.ilmanifesto.it" target="_blank">Il Manifesto</a> del 29/12/2011</p>
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		<title>Buone festività da Insorgenze d&#8217;alta quota</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Dec 2011 17:26:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carmelo</dc:creator>
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