Quelli che il calcio

I Lo Piccolo avevano scoperto la loro passione per il calcio al campo “Onorato” di Boccadifalco. Erano riusciti, senza tanti problemi, a imporre il pizzo all´azienda Di Maria, che nel 2006 stava facendo alcuni lavori. Il passo verso la Favorita fu breve. Grazie ai due insospettabili che sono stati arrestati all´alba di mercoledì dal nucleo speciale di polizia valutaria della Finanza: «L´avvocato Marcello Trapani, anche procuratore sportivo e Giovanni Trapani, ex dirigente del Palermo calcio, erano i colletti bianchi attraverso cui l´associazione mafiosa interveniva», è questa l´accusa del pool coordinato dal procuratore aggiunto Alfredo Morvillo. Tramite il loro ruolo, Cosa nostra cercava «in maniera incruenta ed apparentemente indolore -prosegue l´atto d´accusa- la gestione di interessi criminali. In questo modo a poco a poco cercando di guastare il corpo sano della società calcistica». Da Boccadifalco, i mafiosi di Tommaso Natale erano già arrivati a pensare al nuovo stadio, con annesso centro commerciale dello Zen. Ma c´erano da vincere le resistenze della dirigenza della società calcistica. Per questa ragione, l´ascesa dei Lo Piccolo nel mondo del calcio è nata nel solo modo che i mafiosi conoscono, quello della minaccia.

Racconta il pentito Andrea Bonaccorso che nel dicembre del 2006 ebbe incarico da Salvatore e Sandro Lo Piccolo nonché da Andrea Adamo, boss di Brancaccio, di «indurre il direttore sportivo Foschi a mantenere gli impegni assunti con Salvatore Milano per i lavori relativi alla realizzazione di un ipermercato allo Zen da parte dell´imprenditore Zamparini». Il pentito precisa che i boss avevano letto dei lavori per il nuovo stadio sui giornali: «Volevano mandare un segnale a Foschi e a Zamparini, affinché venissero coinvolte le persone per le quali erano stati presi recenti accordi». I magistrati chiedono informazioni su Milano. Bonaccorso precisa: «È detto Tatieddu, mi risulta sia uomo d´onore della famiglia di Palermo centro e persona di fiducia di Tommaso Lo Presti». Bonaccorso non sa quali accordi fossero stati presi. Però aggiunge: «Milano, sempre tramite Foschi, si preoccupava anche di fare avere i biglietti per le partite del Palermo da distribuire tra le varie famiglie mafiose palermitane. Un altro canale per reperire i biglietti allo stadio fa capo a Giovanni Pecoraro, responsabile del settore giovanili del Palermo, il quale era in ottimi rapporti con Sandro e Benedetto Capizzi. Anche Foschi conosceva Bendetto Capizzi». Il riferimento del pentito è a personaggi in vista della famiglia mafiosa di Pagliarelli.

I Lo Piccolo si stupirono della denuncia di Foschi, dopo la scoperta della testa di capretto, nel 2006: «Già alcuni mesi prima -dice Bonaccorso- Lo Piccolo gli aveva fatto fare un´altra intimidazione, e Foschi non l´aveva denunciata».

Le indagini della polizia valutaria, coordinate dai pm Gozzo, Paci, Del Bene e Picozzi, hanno registrato uno spasmodico attivismo dell´avvocato Trapani e dell´ex direttore Pecoraro. Scrivono ancora i magistrati: «Trapani, in prima persona o a mezzo di Pecoraro si occupava (anche a seguito di attività minacciosa svolta da uomini d´onore) di rappresentare gli interessi dei Lo Piccolo (dalle estorsioni agli appalti) riguardo a tutto l´indotto del Palermo Calcio». Ai mafiosi non sarebbero sfuggiti neanche i lavori di ristrutturazione della villa di Mondello del giocatore Giovanni Tedesco, eseguiti dalla ditta di Giampiero Specchiarello, cognato di Pecoraro.

Racconta il pentito Francesco Franzese: «Dell´estorsione a Tedesco se ne interessò Giovanni Pecoraro. Dopo un segnale che inviammo, per sollecitare la messa a posto, Pecoraro ne parlò con Totò Di Maio. Alla fine l´impresa esecutrice pagò 10000 euro di estorsione e i soldi vennero consegnati a me. L´annotazione Doitch che avete trovato nei pizzini si riferisce a Tedesco». L´imprenditore Specchiarello ha sempre negato di avere pagato. Per questa ragione, è finito indagato per favoreggiamento. Dice oggi l´avvocato di Pecoraro, Giovanni Castronovo: «Specchiarello è il cognato del mio cliente. Come può avergli fatto una estorsione?». La Procura ritiene che Pecoraro avrebbe mediato, facendo ottenere al parente uno sconto sostanzioso. Di questo e altro dovrà parlare Pecoraro durante l´interrogatorio di questa mattina, davanti al gip Silvana Saguto, all´Ucciardone. Dice ancora il suo avvocato: «Pecoraro è fiducioso di poter chiarire tutto. Non si è occupato mai di investimenti nel calcio, ma di giovani da avviare al calcio».

Le indagini sono appena iniziate. Ieri mattina, sono state eseguite perquisizioni non solo nello studio di Trapani, ma nelle abitazioni e negli uffici di Pietro Mansueto, Mariano Trapani (fratello di Marcello), Giuseppe Rosano (commercialista) e Giuseppe Visconti (parente di un arrestato per mafia).

Di Salvo Palazzolo su la Repubblica del 25/09/2008

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