Non è che l’inizio…

Il 10 e l’ 11 ottobre noi studenti e studentesse Italiane non saremo ad occupare i nostri soliti banchi, il 10 ottobre saremo in tutte le piazze d’ Italia a manifestare la nostra libertà di conoscere e di apprendere in una scuola ed in una università pubblica, per chiedere l’immediato ritiro dei
provvedimenti del Ministro Gelmini e con questa obiettivo, l’11 ottobre,saremo tra i protagonisti della manifestazione nazionale dell’ opposizione sociale a Roma.

Il nostro autunno, l’autunno dell’ opposizione al Governo delle destre, è cominciato!

Un nuovo movimento comincia a prendere corpo nel Paese, nelle scuole elementari occupate dalle maestre precarie e nelle aule universitarie agitate degli studenti e dai ricercatori privati, negli istituti del CNR minacciati dai tagli del Governo, e nei volti del milione di persone che ha preso parte alla mobilitazione promossa alla CGIL.

E non è che l’ inizio…

Scegliamo di riprenderci la voce e la parola, quella che ci è stata negata dalla Ministra Gelmini e da un Governo che ha scelto di aspettare la chiusura delle scuole per introdurre misure che smantellano il sistema pubblico dell’ istruzione, senza nessun confronto e nessuna consultazione
con i soggetti che la scuola la vivono e con il Parlamento, ma anzi usando la decretazione d’urgenza per esautorare ogni forma di democrazia nel Paese.

Scegliamo di opporci ad un Governo autoritario e reazionario che considera la scuola e l’università’ servizi da dismettere e che taglia di oltre 8 miliardi di Euro i finanziamenti statali, rendendo precaria ed incerta la condizione dell’ insegnamento, licenziando migliaia di maestre e di pubblici
dipendenti, abbandonando la ricerca ed ogni investimento nel diritto allo studio e per l’ edilizia scolastica.

Questo mentre si moltiplicano i finanziamenti pubblici alle scuole private, mai stati così consistenti come ora, mentre il “Ticket scuola Lombardo” viene considerato il nuovo modello di investimento, quel ticket che in nome di una fantomatica libertà di scelta trasferisce i fondi dalla scuola pubblica a quella privata trasformando l’ assetto del sistema formativo.

In pochi mesi l’ anonima Ministra Gelmini ha scelto di essere garante della restaurazione di un passato e di una società che non esiste più, di una scuola che boccia gli studenti agli esami di riparazione ma che non riceve i fondi per organizzare i corsi di recupero, di scuole elementari  paternaliste dove il maestro unico si reintroduce dimostrando l’ assenza di ogni ideapedagogica e di offerta formativa articolata ed all’ altezza del tempo
presente.

E’ la scuola del ricatto della condotta, dove la bocciatura è la cifra di un ordine basato sul controllo e l’ omologazione, in cui gli educatori diventano giudici arbitrari dei nostri comportamenti e degli stili di vita e arbitri e sentinelle di ogni movimento di dissenso.

Una scuola che incapace di intervenire nelle profonde contraddizioni che attraversano la nostra generazione fa appello alla polizia, invitando agenti e cani antidroga a sorvegliare gli istituti, come avviene periodicamente nelle scuole Romane, o istallando decine di telecamere davanti agli ingressi scolastici.

Questi provvedimenti ci danno la misura dell’ emergenza politica che attraversa il nostro Paese perché rappresentano un’ idea di società, prima ancora che di scuola: una società in cui il possesso del sapere è il parametro per la divisione sociale del lavoro e dell’ appartenenza ad un
immodificabile “status quo”, dove il pensiero unico è l’ unico sistema di pensiero tollerato.

Per questo, dopo anni, si abolisce l’ obbligo d’ istruzione fino a 16 anni, favorendo la canalizzazione precoce degli studenti tra istruzione liceale e formazione lavorativa, separando irrimediabilmente le prospettive degli studenti dei licei da quelle degli istituti tecnici o ad esempio, estendendo i numeri chiusi e programmati a tutte le facoltà e alle lauree specialistiche.

Per questo si abbandona ogni politica di inserimento scolastico che garantisce il diritto al sapere: cioè libri di testo gratuiti, borse di studio, studentati e più in generale politiche inclusive.

Nel sistema formativo e nella società italiana, studiare e conoscere non rappresentano più strumenti di libertà, di emancipazione e di mobilità sociale, perché la separazione tra la formazione delle classi dirigenti e l’inculturazione di massa diventa totale, tra la formazione pauperizzata e di massa e la formazione elitaria e specialistica diversi sono i tempi, i
modi e le finalità.

Secondo i dettami e gli accordi Europei che dal processo di Bologna in poi hanno ridefinito l’architettura del sistema formativo dalle scuole elementari fino ai massimi livelli di specializzazione, la formazione è articolata come un sistema piramidale dove la selezione esiste su molteplici livelli di inclusione possibile, tutti rigorosamente a pagamento.

Per questo tutto quello che non rientra nei canali dell’eccellenza e della formazione privilegiata viene abbandonato all’ incuria ed alla solitudine, poiché utile solo alla preparazione dei futuri precari e precarie. Gli investimenti diretti sono concessi solo ai pochi poli di eccellenza
strategica e produttiva presenti in Italia mentre la stragrande maggioranza dei luoghi formativi, dagli istituti tecnici alle facoltà umanistiche, dovrà trovare altre soluzioni ricorrendo agli aumenti delle rette o ai finanziamenti privati.

In questo senso si spiega la volontà di trasformare le scuole e le università in fondazioni di diritto privato. Nel disegno della Gelmini infatti gli attuali enti formativi potranno, con un voto semplice del
consiglio d’ istituto o del consiglio di amministrazione, diventare vere e proprie aziende, sostituendo ai propri organi democratici i consigli di amministrazione, dando potere alle aziende ed agli enti privati in cambio dei loro fondi.

Inoltre le fondazioni, concentrando tutto il potere nella figura del manager, che avrà anche la possibilità di definire contratti e assunzioni del personale, completeranno definitivamente il processo di aziendalizzazione dei luoghi della conoscenza in atto da anni nel nostro
Paese.

I costi che questo avrà sulla didattica, sulle finalità dello studio e sulla cultura e quindi sulla sostanza della democrazia nel nostro Paese, saranno altissimi.

Dismettere il patrimonio di conquiste che in Italia i movimenti sociali hanno strappato, dismettere l’ idea del sapere come patrimonio comune e dell’ istruzione come diritto di massa, capovolgere il principio dell’ insegnamento come processo dialettico e democratico per affermare il ruolo
disciplinare e autoritario del rapporto tra studente e formazione ci danno la portata della ristrutturazione che abbiamo di fronte.

Dimostrato anche dai continui attacchi al patrimonio culturale e democratico della società nata dopo il ’68, è evidente come questo progetto sia il tentativo di provare a formare le giovani generazioni su un nuovo sistema simbolico basato sulla passività, l’omologazione e la totalizzazione della vita al ricatto del capitale.

Per questo proclamiamo uno stato di permanente agitazione per contrastare questo Governo e la sua idea di società, perché scegliamo di riprenderci la vita ed il futuro, scegliamo di riprenderci le scuole e le università, per affermare la libertà di accesso alla conoscenza in ogni suo livello e manifestazione. Per questo facciamo appello a tutti gli studenti e le studentesse, a tutti i collettivi, movimenti, associazioni forze politiche e sindacali ed a tutte le donne e uomini liberi a partecipare alle prime mobilitazioni d’ Ottobre il 10 e l’ 11, per dare corpo e anima all’opposizione sociale, difendere i diritti e la democrazia.

Saremo in piazza per chiedere:

il ritiro del ddl 112 e il ddl 132

il ritiro dei tagli previsti in finanziaria

il ritiro degli esami di riparazione

la fine del biennio unitario

vogliamo una riforma partecipata della didattica investimenti sulle attività e i progetti autogestiti

pretendiamo la riforma della governance e degli organi di rappresentanza aumentando la partecipazione studentesca ed escludendo ogni partecipazione di sponsor o aziende private

vogliamo una carta di cittadinanza studentesca (trasporti, mostre, cinema.Implementazione della carta IOSTUDIO, fatta dal precedente governo)

necessitiamo investimenti straordinari sul diritto allo studio e sul edilizia scolastica

vogliamo scuole aperte il pomeriggio agli studenti ed ai soggetti sociali

la regolamentazione degli stage e di ogni prestazione lavorativa

investimenti straordinari per il recupero dei debiti e delle carenze formative

vogliamo l’assegnazione e l’istituzione di spazi polifunzionali autogestiti

NON E’ CHE L’ INIZIO…

LE SCUOLE SONO NOSTRE, LE SCUOLE SONO DI CHI AMA!

Giovani Comunisti/e

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