Droghe,don Gallo sfida il governo

Tentativo fallito quello del sottosegretario Giovanardi di arruolare Don Gallo come testimonial per una campagna il cui ossessivo refrain sia “lo spinello buca il cervello”.
Il padre dell’attuale legge sulla droga aveva telefonato al fondatore della Comunità di San Benedetto al Porto e in quattro e quattr’otto è stato organizzato il faccia a faccia di ieri nell’unica delle dieci comunità del prete ottantenne che si trova in città. Le altre sono disseminate tra cascine e casolari di Liguria e basso Piemonte e, in tutto, seguono oltre cento persone in base a un impegno quarantennale basato sulla centralità della dignità della persona e nell’ottica della riduzione del danno. Più di un ora di confronto serrato non è servita a ridurre la distanza con l’impostazione proibizionista dell’ex esponente democristiano, ora nel Pdl, emiliano. D’altra parte, andandogli incontro al suo arrivo nella comunità, l’ottantenne sacerdote partigiano comunista aveva commentato: «Sembra l’incontro di Teano. Solo non aspettarti che ti dica “obbedisco”». La nuova strategia, «più seduttiva», di Giovanardi (in effetti è la prima volta che l’esponente di un governo di centrodestra mette piede in una comunità del genere) è affidata alle diapositive mostrate dal suo capodipartimento, un medico che ha diretto il Sert veronese, dott. Serpelloni. Il dottore tirerà in ballo alcune ricerche del ’99, piuttosto stagionate e oggetto da tempo di serrato dibattito scientifico. Secondo queste ricerche il Thc, il principio attivo della cannabis, interferirebbe con le aree del cervello deputate alla motivazione e all’apprendimento. Che nei cervelli dei più giovani le sostanze abbiano effetti più insidiosi e che non sia prudente mettersi alla guida dopo averne assunte, non sembra ai presenti la sconvolgente evidenza scientifica che si vorrebbe “spacciare”. E neppure il fatto che nuovi tipi di cannabis ottenuti in laboratorio possano con un principio attivo 20-30 volte maggiore causare danni addirittura al dna.
Don Gallo sarà chiarissimo: «Da trentotto anni la comunità riconosce criticamente l’autorità della scienza» e alle slide del capodipartimento si ribatte un documento di 400 pagine frutto della serrata corrispondenza con gli esperti internazionali vicini alla comunità (tra tutti l’olandese Peter Choen). E sono tre anni che circola un testo curato a San Benedetto e pubblicato da Sensibili alle Foglie in cui si avverte dei rischi non solo di tutte le sostanza, ma soprattutto del proibizionismo. «E’ un falso problema partire dalla sostanza – ripete Gallo – partiamo dalla persona e dalla sua dignità». Che la legge che porta il nome del sottosegretario sia «autoritaria, irrazionale e antiscientifica» è opinione anche del nobel Rita Levi Montalcini. Così, a un Giovanardi che chiede a Gallo di ripetere i luoghi comuni sugli spinelli, il sacerdote ribatte ancora chiedendo «legalizzazione» ossia nuove regole. Il ragionamento, sviluppato anche dai rappresentanti delle comunità, è che finché ci sarà criminalizzazione ci sarà il “sommerso”. E una montagna di 30mila morti negli ultimi vent’anni. «Legalizzazione e prendersi cura», insiste Don Gallo. Giovanardi, intanto, disegna diagrammi e, mentre Don Gallo gli propone di andare insieme a Barcellona a studiare come funziona una narcosala in una città così simile a Genova (la comunità è decisa a sperimentare una soluzione di quel tipo), Giovanardi sembra ossessionato dalla Cina del 1908 dove c’era un consumo di massa dell’oppio. Ma il sottosegretario tenta anche una difesa della sua legge. Sarebbe la più depenalizzante del mondo per i consumatori. L’unico contrario, si lamenta, sarebbe Muccioli. In sala non sono tutti così entusiasti perché mentre si prevede l’affidamento terapeutico dei consumatori sorpresi a commettere reati in realtà la legge indebolisce il servizio pubblico. Lamenta Gallo che sono stati smantellati perfino gli uffici sulle tossicodipendenze previsti nei provveditorati scolastici. Quanto alla «evidenza scientifica» sbandierata dal governo la risposta di chi si batte per la riduzione del danno è che anche i manicomi e le carceri minorili avevano le loro evidenze scientifiche. «Ci spaventa la semplificazione, ci spaventa la demonizzazione»,commenta anche Domenico Chionetti per tutti Megu: ciò che è proibito non è regolamentabile, ripetono i ragazzi della comunità all’emissario del governo. Viviana, da un anno e mezzo in comunità, ricorda che il proibizionismo non ha intaccato il fatto che le droghe siano le uniche merci disponibili ventiquattro ore su ventiquattro.

Di Checchino Antonini su Liberazione del 21/10/2008

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