Le modalità di gestione del conflitto sociale secondo Berlusconi

Lo ha definito «un avviso ai naviganti», quell’indicazione all’uso della forza pubblica contro le occupazioni di scuole e università, e in effetti Berlusconi accende un faro per quel che riguarda le modalità di gestione del conflitto sociale non solo per questo movimento ma per tutte le mobiltazioni che interverranno nel proseguio di questo governo.
L’ordine pubblico prima di essere un consolidato insieme di tecniche è infatti un rapporto sociale o meglio un indicatore dello stato dei rapporti di forza nel paese.
Fino a pochi mesi fa il dibattito avviato da più parti sul “rischio fascismo” si muoveva all’interno di un quadro macroeconomico “né disperato né soddisfacente”, una sorta di lunga degenza priva comunque delle caratteristiche dell’attuale contesto. La fase di recessione che si è aperta spalancherà verosimilmente praterie di conflittualità sociale a mano a mano che le misure di intervento decise a sostegno di borse, banche e assicurazioni, definiranno i loro costi sociali e i soggetti deputati a pagare il conto. In queste cose essere meccanicisti è colpa grave ma qui credo che stiamo parlando di un comune buon senso.
Gli 8 miliardi di tagli previsti sulla scuola e il complesso del sistema formativo sono verosimilmente solo la prima cambiale presentata all’incasso. Uno straordinario colpo di maglio a uno dei pochi e già malconci pilastri del residuo welfare state.
A recapitare l’avviso sarà ovviamente Bobo Maroni in maniera “mirata e selettiva”, che è il genere di missive dove se ne colpisce uno per educarne cento.
La cosa che dovrebbe metterci in grave allarme è che il quadro normativo nel quale si esercita l’azione di questo movimento e vieppiù dei futuri è nel tempo profondamente cambiato. Le politiche per “la sicurezza dei cittadini” hanno stratificato un insieme di norme che hanno fortemente ristretto il campo dei diritti e delle libertà.
Fino ad oggi limitatamente a migranti, rom, stadi e droghe ma come non pensare che tali laboratori, perché di questo si tratta, non troveranno più ampia e fantasiosa applicazione? Viste le avvisaglie intorno al diritto di organizzazione sindacale e di sciopero è difficile pensare il contrario.
Democrazia e legalità rischiano di essere grandezze contraddittorie. Il complesso normativo che si va affermando particolarmente sui temi e i soggetti vivi che citavo configura una restrizione pesante del campo di esercizio delle libertà e dei diritti, che unitamente agli effetti delegati dal decreto Maroni a sindaci e prefetti (e la sua concreta applicazione) ci consegna una situazione che ha pochi precedenti.
In questo contesto trovo singolare che il contrasto ad una delle norme ad personam più recenti, il cosiddetto lodo Alfano, abbia catalizzato tanto interesse ed energie. E’ un po’ come suonare sul ponte quando l’acqua irrompe nello scafo.
Rispedire l’avviso al governo, mi sembra un compito che spetta a tutti, anche perché l’esito di questo straordinario movimento d’autunno segnerà anche quelli futuri. In gioco c’è certamente il destino della scuola pubblica, la sorte di conquiste epocali, il futuro del Paese e di milioni di uomini e donne ma anche, in parte, lo stato di agibilità democratica nel quale viviamo. Non è poco.

Di Daniele Farina su Liberazione del 26/10/2008

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