Spinelli e writers, prime multe a Milano

writer

«Prima di fare un bilancio su queste nuove misure – ha detto ieri il sindaco di Milano Letizia Moratti – mi sembra corretto aspettare un mese».
Peccato che la notte scorsa, «queste nuove misure» contro il degrado cittadino, come le ha definite il primo cittadino meneghino, ossia le sei ordinanze entrate in vigore mercoledì scorso e firmate proprio da Lady Moratti, hanno iniziato a colpire. A pagarne le conseguenze (salate, 500 euro), tre persone colte in fallo in atteggiamenti colpevoli di mettere a repentaglio «il decoro cittadino». Un cittadino italiano sessantenne, «pizzicato» a contrattare prestazioni sessuali con una prostituta, e due viados brasiliani (di 20 e 40 anni) che passeggiavano nel bel mezzo della notte in due «rinomati» viali del capoluogo lombardo.
Insomma, il giro di vite «per il decoro e contro il degrado della città» voluto dal sindaco, in perfetta sintonia con l’enfasi securitaria del suo governo (che non a caso con il decreto Maroni di quest’estate ha affidato ai sindaci superpoteri) parte dal soggetto più facile da colpire, la prostituzione. Basterà aspettare i prossimi giorni per vedere come si comporterà con gli altri «obiettivi sensibili». Perché nessuno è immune dall’impeto del primo cittadino: «beoni», «drogati», writers, accattoni e prostitute (con relativi clienti). Tutti presi di mira da Lady Moratti. L’unico aspetto positivo, se così si può dire, dell’intera vicenda, è la difficile attuazione su larga scala delle ordinanze. Perché per riuscire a controllare tutte le zone della città a tappeto, come sarebbe richiesto, ci vorrebbe davvero un esercito, e non basteranno certo i 10mila agenti (tra carabinieri, poliziotti, finanzieri e gli immancabili «ghisa», la polizia municipale di Milano) a presidiare il territorio. Tanto che, a lamentarsi di questo fatto, è intervenuto persino il segretario personale del Siulp, che ha denunciato la scarsità di personale a disposizione. E pure Umberto Bossi, per quanto riguarda l’ordinanza contro i writers, si è scagliato contro di lei. «I muri sono i giornali del popolo – ha tuonato il Senatur – e non si toccano. Non conosco nessuno più bacchettone di lei».
Ma, al di là dei numeri e delle sparate di Bossi, resta il fatto politico. Sei ordinanze che vanno in un’unica direzione: con la scusa della sicurezza, che ancora ieri la Moratti ha definito «non un’ideologia, ma qualcosa di concreto che i cittadini vivono sulla propria pelle ogni giorno», si vanno a colpire le fasce più deboli della popolazione. E a pagare «sulla propria pelle» le scelte del sindaco saranno, in primis, gli accattoni. L’ordinanza firmata ad hoc per loro prevede che «è fatto divieto di porre in essere forme di accattonaggio molesto». Per molesto, recita il documento, si intende quello fatto con «richiesta insistente e modalità irritante». A chi spetterà poi definire insistenza e molestia della richiesta, non è dato sapere. Una decisione, quella della Moratti, che ha già visto l’opposizione degli operatori del settore. Don Mazzi, della comunità Exodus, ha definito «spaventoso» l’uso delle multe, fatto a suo avviso solo per «sanare i buchi del Comune di Milano». E poi, come faranno persone che vivono di elemosina a pagare i 500 euro di sanzione previste dall’ordinanza? Ma, almeno su questo, il sindaco una soluzione ce l’ha: chi non potrà pagare si vedrà sequestrato il piattino della questua, coi pochi spiccioli raccolti.

Di Alessandro Braga su il Manifesto del 07/11/2008

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