La Kore di Enna alla “ribalta” della stampa nazionale

salernoAndòcrisafulliPosto di seguito due articoli usciti tra ottobre e novembre sui due maggiori quotidiani nazionali, il Corriere della Sera e la Repubblica, che, seppur con un taglio diverso, affrontano alcuni dei tanti “non detti” sul tema-Kore nel non-dibattito politico della nostra provincia.

UNIVERSITA’, IL BUSINESS DEI LAUREATI PRECOCI

Tasic, un serbo di 19 anni, è finito su tutti i giornali del mondo perché, partito per l’America per studiare, ha preso la laurea e pure il dottorato in otto giorni? Noi italiani, di geni, ne abbiamo a migliaia. O almeno così dicono i numeri, stupefacenti, di alcune università. Numeri che, da soli, rivelano più di mille dossier sul degrado del titolo di «dottore». I «laureati precoci», studenti straordinari che riescono a finire l’università in anticipo sul previsto, ci sono sempre stati. È l’accelerazione degli ultimi anni ad essere sbalorditiva. Soprattutto nei corsi di laurea triennali, dove i «precoci» tra il 2006 e il 2007, stando alla banca dati del ministero dell’Università, sono cresciuti del 57% arrivando ad essere 11.874: pari al 6,83% del totale. Tema: è mai possibile che un «dottore» su 14 vada veloce come Usain Bolt? C’è di più: stando al rapporto 2007 sull’università elaborato dal Cnvsu, il Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario, quasi la metà di tutti questi Usain Bolt, per la precisione il 46%, ha preso nel 2006 l’alloro in due soli atenei. Per capirci: in due hanno sfornato tanti «dottori» quanto tutti gli altri 92 messi insieme. Quali sono queste culle del sapere occidentale colpevolmente ignorate dalle classifiche internazionali come quella della Shanghai Jiao Tong University secondo cui il primo ateneo italiano nel 2008, La Sapienza di Roma, è al 146˚ posto e Padova al 189˚? Risposta ufficiale del Cnvsu: «Stiamo elaborando i dati aggiornati per la pubblicazione del rapporto 2008. Comunque i dati sui laureati sono pubblici e consultabili sul sito dell’ufficio statistica del Miur». Infatti la risposta c’è: le culle del sapere che sfornano più «precoci» sono l’Università di Siena (494ª nella classifica di Shanghai) e la «Gabriele D’Annunzio» di Chieti e Pescara, che non figura neppure tra le prime 500 del pianeta. Numeri alla mano, risulta che dall’ateneo abruzzese, che grazie al contenitore unico di un’omonima Fondazione presieduta dal rettore Franco Cuccurullo e finanziata da molte delle maggiori case farmaceutiche (Angelini, Kowa, Ingenix, Fournier, Astra Zeneca, Boheringer, Bristol- Myers…), conta su una università telematica parallela non meno generosa, sono usciti nel 2007 la bellezza di 5.718 studenti con laurea triennale. In maggioranza (53%) immatricolati, stando ai dati, nell’anno accademico 2005-2006 o dopo. Il che fa pensare che si siano laureati in due anni o addirittura in pochi mesi. Quanto all’ateneo di Siena, i precoci nel 2007 sono risultati 1.918 su un totale di 4.060 «triennali»: il 47,2%. La metà.

Ancora più sorprendente, tuttavia, è la quota di maschi: su 1.918 sono 1.897. Contro 21 femmine. Come mai? Con ogni probabilità perché alla fine del 2003 l’Università firmò una convenzione coi carabinieri che consentiva ai marescialli che avevano seguito il corso biennale interno di farsi riconoscere la bellezza di 124 «crediti formativi». Per raggiungere i 148 necessari ad ottenere la laurea triennale in Scienza dell’amministrazione, a quel punto, bastava presentare tre tesine da 8 crediti ciascuna. E il gioco era fatto. Ma facciamo un passo indietro. Tutto era nato quando, alla fine degli anni Novanta, il ministro Luigi Berlinguer, adeguando le norme a quelle europee, aveva introdotto la laurea triennale. Laurea alla portata di chi, avendo accumulato anni d’esperienza nel suo lavoro, poteva mettere a frutto questa sua professionalità grazie al riconoscimento di un certo numero di quei «crediti formativi» di cui dicevamo. Un’innovazione di per sé sensata. Ma rivelatasi presto, all’italiana, devastante. Colpa del peso che da noi viene dato nei concorsi pubblici, nelle graduatorie interne, nelle promozioni, non alle valutazioni sulle capacità professionali delle persone ma al «pezzo di carta», il cui valore legale non è mai stato (ahinoi!) abolito. Colpa del modo in cui molti atenei hanno interpretato l’autonomia gestionale. Colpa delle crescenti ristrettezze economiche, che hanno spinto alcune università a lanciarsi in una pazza corsa ad accumulare più iscritti possibili per avere più rette possibili e chiedere al governo più finanziamenti possibili. Va da sé che, in una giungla di questo genere, la gara ad accaparrarsi il maggior numero di studenti è passata attraverso l’offerta di convenzioni generosissime con grandi gruppi di persone unite da una divisa o da un Ordine professionale, un’associazione o un sindacato. Dai vigili del fuoco ai giornalisti, dai finanzieri agli iscritti alla Uil. E va da sé che, per spuntarla, c’è chi era arrivato a sbandierare «occasioni d’oro, siore e siore, occasioni irripetibili». Come appunto quei 124 crediti su 148 necessari alla laurea, annullati solo dopo lo scoppio di roventi polemiche. Un andazzo pazzesco, interrotto solo nel maggio 2007 da Fabio Mussi («Mai più di 60 crediti: mai più!») quando ormai buona parte dei buoi era già scappata dalle stalle. Peggio. Perfino dopo quell’argine eretto dal predecessore della Gelmini, c’è chi ha tirato diritto. Come la «Kore» di Enna che, nonostante il provvedimento mussiano prevedesse che il taglio dei crediti doveva essere applicato tassativamente dall’anno accademico 2006-2007, ha pubblicato sul suo sito internet il seguente avviso: «Si comunica che, a seguito della disposizione del ministro Mussi, l’Università di Enna ha deciso di procedere alla riformulazione delle convenzioni» ma «facendo salvi i diritti acquisiti da coloro che vi abbiano fatto esplicito riferimento, sia in sede di immatricolazione che in sede di iscrizione a corsi singoli, nell’ambito dell’anno accademico 2006-2007».

Bene: sapete quanti studenti risultano aver preso la laurea triennale nell’ateneo siciliano in meno di due anni grazie ad accordi come quello con i poliziotti (76 crediti riconosciuti agli agenti, 106 ai sovrintendenti e addirittura 127 agli ispettori) che volevano diventare dottori in «Mediazione culturale e cooperazione euromediterranea»? Una marea: il 79%. Una percentuale superiore perfino a quella della Libera università degli Studi San Pio V di Roma: 645 precoci su 886, pari al 73%. E inferiore solo a quella della Tel.M.A., l’università telematica legata al Formez, l’ente di formazione che dipende dal Dipartimento della funzione pubblica: 428 «precoci» su 468 laureati. Vale a dire il 91,4%. Che senso ha regalare le lauree così, a chi ha l’unico merito di essere iscritto alla Cisl o di lavorare all’Aci? È una domanda ustionante, da girare a tutti coloro che hanno governato questo Paese. Tutti. E che certo non può essere liquidata buttando tutto nel calderone degli errori della sinistra, come ha fatto l’altro ieri Mariastella Gelmini dicendo che di tutte le magagne universitarie «non ha certo colpa il governo Berlusconi che, anzi, è il primo governo che vuol mettere ordine». Sicura? Certo, non c’era lei l’altra volta alla guida del ministero. Ma la magica moltiplicazione delle università (soprattutto telematiche), la corsa alle convenzioni più assurde e il diluvio di «lauree sprint», lo dicono i numeri e le date, è avvenuta anche se non soprattutto negli anni berlusconiani dal 2001 al 2006. E pretendere oggi una delega in bianco perché «non si disturba il manovratore», è forse un po’ troppo. O no?

Di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera del 26/10/2008

ECCO LA DISNEYLAND DEL SAPERE A ENNA

La scala mobile sarà lunga un chilometro e mezzo e scavalcherà colline di ulivi e dirupi. Il residence studentesco avrà sopra una piramide di vetro come quella che c’ è a Parigi, al Louvre. Il simbolo dell’ università sarà una torre di cento metri e dominerà la città capoluogo più alta d’ Italia, un grattacielo che si chiamerà «il Mirellone». Da Mirello, Vladimiro Crisafulli detto Mirello, il ras politico della zona, quello che è diventato il padrone della Sicilia più profonda e l’ inventore di una Disneyland del sapere nel deserto siciliano. Eccola la Kore, il quarto ateneo dell’ isola nato nel 2005, due secoli dopo quello voluto dai Borboni a Palermo, tre secoli dopo quello voluto dai gesuiti a Messina e otto secoli dopo quello voluto dagli aragonesi a Catania. Eccola qui la quarta università della Sicilia, la più nuova e la più ricca, super finanziata, super sponsorizzata, super coccolata a destra e a sinistra, amatissima dai siciliani, odiatissima dalle famiglie accademiche di tutta Italia. è bellissima, modernissima, ipertecnologica, un maxi schermo in ogni corridoio (con gli orari delle lezioni, i risultati degli esami, le comunicazioni per i docenti), gli studenti riconosciuti a mensa dall’ impronta digitale, 10 mila iscritti e 20 corsi di laurea, un campus avveniristico nella Sicilia delle pecore e delle miniere di zolfo abbandonate. Alla Kore di Enna non ci sono baroni e non ci sono svergognati assi ereditari, c’ è solo la politica. In tutte le salse. Quella consociativa in stile siciliano e quella del grande palcoscenico, la caccia ai finanziamenti di quel bizzarro personaggio ennese del Partito democratico che è Mirello Crisafulli e le «lectio magistralis» di Ciampi e Scalfaro, di Violante e Amato, di Cuffaro e Bertinotti. Una miscela di clientelismo e grandi ambizioni, favori e voglia di cambiamento, soldi e cattedre, una Sicilia inedita che cancella tanti luoghi comuni – nel bene e nel male – su cosa si fa e cosa si può fare in un luogo che nelle classifiche del reddito procapite è all’ ultimo posto nella Penisola. Questa Università ha un primato. Con il ministro Gelmini dappertutto ci sono «tagli» ma qui piovono quattrini. Sempre. Dal 2003 dodici milioni di euro, immancabilmente due all’ anno dalla Regione. Ci sono stati nel 2008, ci saranno pure nel 2009. Da Palermo, negli ultimi dieci anni, hanno fatto avere altri 15 milioni pure al consorzio universitario che ha partorito la Kore. E adesso c’ è la scommessa del «Politecnico del Mediterraneo»: Enna si candida a diventare il cuore di un mega ateneo che guarda all’ Africa e all’ Asia. Da Napoli in giù il cinese si insegna soltanto qui. Ha stipulato 28 «collaborazioni» con atenei del Magreb e del Medio Oriente, 20 stranieri studiano già in Sicilia e ne vogliono portare altri 500. Intanto la Kore ha già incassato dall’ Europa tanti fondi quanto Palermo (quasi 1,7 milioni di euro) e più di Catania e di Messina. Intanto ha gia chiesto a Bruxelles altri 2 milioni che, prima o poi, sicuramente arriveranno ai registi di questa sofisticata e spericolata operazione cultural – economica. Uno è il solito Mirello, oggi senatore della Repubblica, fino a due anni fa vicepresidente dell’ Assemblea regionale ma soprattutto anima di quella sinistra pragmatica e riformista che tanti sospetti alimenta in una terra come la Sicilia. Mirello Crisafulli è tutt’ ora sotto processo – il pm farà la sua requisitoria il 2 dicembre – per resistenza a pubblico ufficiale e interruzione di pubblico servizio. Nel 2004 si è incatenato sulle corsie dell’ autostrada Palermo-Catania in attesa di un decreto di «riconoscimento» dell’ Università di Enna. L’ allora ministro dell’ Istruzione Letizia Moratti si precipitò dal Marocco per accontentarlo. Il secondo protagonista di questa avventura siciliana è l’ ex ministro della Difesa Salvo Andò, uno dei pezzi grossi del Psi di Craxi, catanese, anni burrascosi a cavallo fra la prima e la seconda repubblica, nominato rettore della Kore soltanto qualche mese dopo la conquista di una cattedra da ordinario e a dispetto di tanti suoi colleghi che non l’ avrebbero mai voluto Magnifico. «Ci detestano perché la nostra gestione non è ortodossa, siamo fuori dalle logiche di potere accademico, il nostro progetto ha provocato ostilità diffuse». Se a Palermo o a Bari o a Roma l’ Università è infettata dal cancro delle parentele e delle dinastie, alla Kore comanda la politica. Quella che porta soldi. E qui, a Enna, non mancano mai. è una passerella no stop. Fatta di ripetute e quasi «necessarie» esibizioni cattedradiche dei grandi nomi dei partiti, l’ ultima quella del Guardasigilli Angelino Alfano che all’ inaugurazione dell’ anno accademico ha trovato – a sorpresa – la contestazione di un gruppo di studenti. «Tutte presenze che servono poco agli universitari e tanto a chi cerca agganci nei palazzi romani», racconta Sigrfrido Fadda, ex segretario della Cgil di Enna e coordinatore della Sinistra democratica. Ma per molti la Kore di Enna fa scandalo anche per la scelta dei docenti. Chi sono i professori della Disneyland del sapere siciliano? C’ è di tutto. Nel bosco e nel sottobosco del potere. Dall’ ex giornalista dell’ Avanti – e consulente di Fabrizio Cicchitto – Ciro Sbailò a Giacoma Chiarelli, moglie di Totò Cuffaro. Dal capo di gabinetto – Fabio Cintioli – dell’ ex presidente del Senato Pera ai due deputati del Pd Giuseppe Beretta e Vincenzo Marinello. Altri trenta docenti di ruolo sono in arrivo quando il ministro Gelmini sbloccherà i concorsi. C’ è chi giura che «appartengano» tutti alla razza degli amici, quelli di Mirello e quelli di Salvo. Qualcuno sparge veleno però Andò garantisce: «Tutti ottimi cattedratici, la politica non sporca i curriculum». Di sicuro alla Kore devono fare presto per fronteggiare l’ altissimo numero di studenti che hanno invaso Enna. Anche per quelle «convenzioni» con tanti enti – dall’ Aci alla Regione siciliana – che hanno consentito a molti studenti di laurearsi in anticipo. Cosa significa? Per esempio un funzionario dell’ Assemblea può far valere le sue competenze acquisendo crediti formativi e abbreviando il cammino verso la laurea. Una scorciatoia presa anche da tanti altri atenei – ora stoppata da un decreto – che non ha portato buona fama pure alla Kore. Così come assai ambigua era sembrata la sua nascita. Nel consiglio di amministrazione c’ erano sette uomini politici del posto, che sedevano pure nella società dello smaltimento dei rifiuti. Spazzatura e cultura nelle stesse mani. Dopo l’ avvio contorto, la Kore cerca di scrollarsi di dosso le croste del passato e affida la sua immagine a firme illustri della nuova Sicilia. Uno per tutti: Ivan Lo Bello, il presidente degli industriali che ha dichiarato guerra al racket. E’ il nuovo corso o solo una vetrina?. Autonomia e gerarchie rovesciate. Soltanto a Enna può accadere che un semplice riocercatore possa diventare anche presidente di un corso di laurea. E l’ Onda? «Qui non c’ è e non ci sarà mai, l’ Onda siamo noi», dice Cataldo Salerno, il presidente della fondazione che sostiene la Kore. Il primo diploma di laurea di Enna è stato stampato ieri, 21 novembre 2008. Consegnato a un ragazzo di 22 anni che ha trovato lavoro come ingegnere un quarto d’ ora dopo.

Di Attilio Bolzoni e Emanuele Lauria su la Repubblica del 22/11/2008

Annunci

4 Risposte to “La Kore di Enna alla “ribalta” della stampa nazionale”

  1. Quei rettori che assediano i fratelli Pizza « Insorgenze d’alta quota Says:

    […] i fratelli Pizza Ancora Gian Antonio Stella, ancora l’Università Kore di Enna. Dopo l’articolo del 26/10, scritto a quattro mani con Sergio Rizzo, il giornalista del Corriere, autore con questo […]

  2. gaia Says:

    mi sento di scagliare una pietra in favore dell’università telematica… per quanto se ne parli male, io sto frequentando l’università telematica UNISU e mi trovo benissimo.. sono fuggita a gambe levate dall’università tradizionale: non c’era mai posto per seguire le lezioni, a volte andavo al ricevimento dei prof e non si presentavano, appelli con 1.000 iscritti… invece adesso riesco a seguire e ad ottimizzare i tempi di studio! Quindi se l’università tradizionale è mal gestita ben venga l’università telematica!

  3. totino Says:

    tutti questi articoli sono delle buffe .l’università kore di enna è un’università ke ti metta la voglia di studiare xkè è gestita alla grande .I prof sono sempre disponibili.ditemi voi cosa ha in più catania di enna .Gli studenti non seguono mai le lezioni xkè è qualcosa di impossibile.almeno ad enna le seguiamo e vengono sempre av e magistrati.penso proprio dunque ke coloro ke si trovano ad enna siano piu preparati.a catania ce solo buffonaggine.i prof son o vekki adirittura ad un prof sordo durante le lezioni dicono se posono andarsi a fare le seghe tant non ci sente.però questo prof ha la fama di grande docente

  4. Mariarita Says:

    Io alla kore mi sono trovata benissimo i professori sono puntuali e precisi se studi ti premiano se no niente ,la segreteria e precisa e professionale e sono puntualissimi agli esami ottimo ateneo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: