Quei rettori che assediano i fratelli Pizza

salernoPizzaAncora Gian Antonio Stella, ancora l’Università Kore di Enna. Dopo l’articolo del 26/10, scritto a quattro mani con Sergio Rizzo, il giornalista del Corriere, autore con questo dell’ormai celebre libro “La casta”, ci riporta nuovamente con la sua solita ironia informazioni alquanto strane sul nostro “laureificio della Sicilia centrale” e sui suoi governanti. Nello specifico, racconta questa volta di incontri dubbi avvenuti nelle pizzerie della Capitale, cui hanno partecipato, tra gli altri, i “leader maximi” della Kore. Il fatto sembra veritiero, ma le opinioni divergono sul motivo di tale sodalizio: avrà ragione Stella, il quale sostiene che che il tema della discussione riguardava “la nascita del Politecnico del Mediterraneo, qualche precario da stabilizzare, fondi da sbloccare…”, o sarà andata, piuttosto, come dice Salerno, secondo cui “i diversi interlocutori presenti […] (hanno parlato) di letteratura greca, del teatro antico di Morgantina, della Valle dei templi di Agrigento”? Chi vivrà saprà!

Dopo quelle del Prete Gianni, del figlio segreto di Marilyn Monroe e della immortalità di Elvis Presley, è sbocciata infine una nuova leggenda: i pizzini di Pizza in pizzeria. Pizzini che un po’ di rettori meridionali consegnano a un misterioso fratello del sottosegretario alla Pubblica Istruzione, che sollecito risponde: «Tranquilli: ne parlo a Pino!». E chi sarebbe questo misterioso potente congiunto del potente viceministro? Una vecchia conoscenza delle cronache.

Conoscere «qualcuno» a Roma, si sa, è determinante. E Mariastella Gelmini, paracadutata al ministero di viale Trastevere per investitura monarchica di Silvio Berlusconi, appare a molti frequentatori delle anticamere capitoline più o meno come una marziana con le antenne e la pelle verde squamata. Ma ecco che, provvidenziali come certi angioletti, hanno cominciato ad apparire ai responsabili di diverse università del Mezzogiorno alcuni misteriosi emissari. Che dopo essersi premurosamente informati sulle difficoltà nei rapporti col dicastero mai tanto avaro di finanziamenti («Che tempi, professore! Che tempi!»), spiegano che in realtà la Gelmini «si occupa soprattutto di grembiulini» ma per fortuna al ministero, grondante di responsabilità come un albero di cachi a novembre, c’è Sua Eccellenza il Sottosegretario on. Giuseppe Pizza. Informata della faccenda, a dirla tutta, la ministra fa sapere in giro di essere piuttosto seccata e sottolinea che a Pizza, come risulta anche dalla scheda personale sul sito del governo, non ha dato neppure una delega. Del resto, perché glielo hanno messo al fianco? Perché il Cavaliere doveva ricompensare il nostro della sofferta decisione di rinunciare a presentare la «sua» Dc alle elezioni dello scorso aprile. Certo, il microscopico partitino, che «Pino» si è ritrovato in tasca grazie a una sentenza della controversa magistratura dopo anni di battaglie giudiziarie sulle spoglie della Balena Bianca, non avrebbe sicuramente rosicchiato granché al Pdl. Più che una balena, è oggi una Sardina Bianca. Ma c’era il rischio che il voto potesse essere rinviato. E Berlusconi era stufo di aspettare la vittoria annunciata. Fatto sta che «Pino», per dirla in aziendalese, fa parte dell’organico. Va a presenziare all’ambasciata di Parigi al premio «Giuseppe Colombo». Interviene al convegno «Eurospazio: strategie per il futuro ».

Rappresenta il governo al simposio su «L’Italia al Polo Nord — Una nuova prospettiva di ricerca in Artico». Invia messaggi di scuse per l’assenza alla «S. Messa in suffragio del compianto amico prof. Diomede Ivone, di cui serbiamo preziose testimonianze dei suoi studi sul cattolicesimo politico e sindacale». Cose così… «E da noi non ci viene nessuno?». «Se volete, Pizza». Tra quanti lo sottovalutano però, come dicevamo, non c’è il fratello. Che non perde occasione per spiegare a tutti che «è Pino quello che decide ». E dove dà appuntamento ai suoi interlocutori? Nel cuore della Roma politica, accanto alla vecchia sede socialista di via del Corso. Alla pizzeria «La Capricciosa» di largo dei Lombardi. Dove giovedì scorso, all’ora di pranzo, dominava una tavola imbandita attorno alla quale erano seduti il presidente e il rettore dell’Università «Kore» di Enna, Cataldo Salerno, e Salvo Andò (l’ex ministro della Difesa ai tempi di Craxi), e il rettore dell’Università di Messina Francesco Tomasello, appena sospeso dall’incarico per decisione del giudice delle indagini preliminari che indaga su un concorso per medicina del Lavoro al Policlinico vinto da Umberto Bonanno, ex presidente forzista del Consiglio comunale messinese, arrestato nel procedimento «Gioco d’azzardo » riguardante presunte tangenti sulla realizzazione di un complesso edilizio. Tema della chiacchierata: la nascita del Politecnico del Mediterraneo, qualche precario da stabilizzare, fondi da sbloccare… Lui, il fratello di Pino, raccoglieva i foglietti di carta con gli appunti e rassicurava tutti: «Adesso chiamo Pino». E chi è il protagonista di questa storia irresistibile di pizzini per Pizza in pizzeria alla «Capricciosa»? Lasciamo rispondere a un dispaccio dell’Ansa del 10 maggio 2006.

Dove si parlava di «Massimo Pizza, nome in codice Polifemo» arrestato dal Pm Henry John Woodcock nell’ambito dell’inchiesta su una serie di truffe a imprenditori. In dieci ore di interrogatori, raccontava l’agenzia, l’uomo ne aveva raccontate di tutti i colori. Che Ilaria Alpi era stata «vittima della sua superficialità al 100 per cento» ed era stata ammazzata dai somali perché «aveva scoperto il passaggio strategico di materiale importantissimo, piccolo ed occultabile», cioè uranio partito forse dalla Basilicata. Che «il Dc9 Itavia l’hanno abbattuto gli italiani» in una sera di guerra fra aerei libici, americani e italiani. Che sulla scomparsa di Emanuela Orlandi «non c’è mai stata nessuna attività di indagine seria». E poi ore e ore di «rivelazioni » sulla massoneria, i servizi segreti, i signori della guerra somali… La parte più succosa, però, è la chiusura della notizia d’agenzia: «Nei due interrogatori, Pizza si definisce rappresentante del governo somalo, “agente provocatore”, consulente storico, consulente, bibliografo, “scambiatore di notizie”, analista, venditore di informazioni e anche “truffatore ma non musulmano”, quando ricorda che è stato vicepresidente dell’Associazione musulmana italiana». Oddio: anche un risvolto islamico? Misteri. Basti dire che al «nostro» questa personalità all’Arsenio Lupin dai mille volti piace tanto che sui giornali è apparsa soltanto una fotografia, pubblicata da Panorama, con la didascalia che diceva: «Massimo Pizza nelle vesti di ammiraglio, una delle sue identità». E il bello è che non è neppure detto che l’uomo in quella foto, elegantemente vestito con una divisa della marina militare, fosse proprio lui.

Di Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera del 21/12/2008

Salerno: “Stella scrive falsi. Siamo di fronte ad una mafia mediatica. Chiederò un risarcimento miliardario”.

Da Enna Notizie del 22/12/2008


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Una Risposta to “Quei rettori che assediano i fratelli Pizza”

  1. nicola Says:

    Università
    22/12/2008
    Università. Tomasello ancora nel “mirino” di Gian Antonio Stella. Ma il rettore stavolta pretende la smentita

    Secondo Stella, giovedì scorso, Tomasello per questioni di “lavoro” avrebbe incontrato il fratello del sottosegretario alla Pubblica Istruzione Giuseppe Pizza. Per il rettore solo falsità: quel giorno si trovava a Palermo

    Tutti a pranzo appassionatamente alla ricerca di scorciatoie per ottenere “favori” da parte della “ministra” Gelmini. Questo, secondo quanto sostenuto ieri sulle pagine del Corriere della Sera da Gian Antonio Stella, il succo degli incontri che si svolgevano in un nota pizzeria della capitale “Capricciosa”, tra il fratello di Giuseppe Pizza sottosegretario al Ministero di Istruzione Università e Ricerca e alcuni rettori meridionali. Tra questi anche Franco Tomasello, sulla cui sospensione, proprio oggi, si pronuncerà il Tribunale del Riesame.

    Un appuntamento nel “cuore della Roma politica” come la definisce Stella, quello che il fratello del sottosegretario avrebbe dato, oltre che al vertice dell’Ateneo messinese anche al rettore dell’Università «Kore» di Enna, Cataldo Salerno e a Salvo Andò (ex ministro della Difesa ai tempi di Craxi). Riunioni in cui i rappresentanti accademici avrebbero richiesto “favori” ed intercessioni presso gli uffici della Gelmini, affinché quest’ultima facesse il possibile per «la nascita del Politecnico del Mediterraneo, per qualche precario da stabilizzare – scrive Stella – per fondi da sbloccare. Lui, il fratello di Pino, raccoglieva i foglietti di carta con gli appunti e rassicurava tutti: «Adesso chiamo Pino».

    Questi in estrema sintesi i fatti riportati e denunciati da Stella (http://www.corriere.it/cronache/08_dicembre_21/rettori_pizza_stella_40fb3e18-cf46-11dd-9e84-00144f02aabc.shtml) che nel suo preciso e circostanziato articolo non manca di “tratteggiare” anche i contorni temporali dell’incontro che si sarebbe appunto svolto tra certi volti del mondo universitario e altri del mondo politico: giovedì scorso all’ora di pranzo al locale “Capricciosa”. Come si suol dire però, qui casca l’asino . Uno dei diretti interessati, Tomasello, passa infatti al “contrattacco” o, a seconda dei punti di vista, legittima difesa, destituendo di ogni fondamento il pezzo, quantomai “succulento”, redatto da Stella. Il rettore ha infatti reso noto di non aver mai pranzato con il fratello del sottosegretario Pizza e precisa inoltre di aver incontrato lo stesso segretario in una sola occasione, quella in cui, in veste ufficiale, venne in visita all’Ateneo Peloritano. Ma Tomasello, soprattutto, “urla” a gran voce di non essersi mai potuto trovare seduto a quel tavolo perché proprio giovedì scorso, per motivi di lavoro, ha fatto tappa a Palermo.

    Tomasello, attende dunque ora dalla celebre e pungente “penna” del Corriere un altrettanto preciso articolo di smentita in cui Stella faccia le necessarie rettifiche all’episodio accuratamente raccontato e perché no delle pubbliche “scuse”.

    Elena De Pasquale

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