La vita di Rifondazione Comunista è in pericolo

Ramon MantovaniPosto di seguito un’interessante riflessione di Ramon Mantovani sul difficile momento che sta attraversando Rifondazione. Credo che gran parte di quello che scrive Ramon sia assolutamente condivisibile. Nella lunga fase di crisi della politica, della sinistra e, nello specifico, del PRC, apertasi “formalmente” con lo tzunami delle elezioni di aprile, fa paura la possibilità che possa giungere al termine il più grande esperimento di ricerca e di innovazione politico-culturale che ha rappresentato in questi anni la Rifondazione, partito capace, pur tra mille difficoltà, di mobilitare corpi, entusiasmare animi, alimentare passioni, dare senso alla vita di tanti e tante di noi.

Ci sono diversi fattori che potrebbero mettere in crisi definitivamente il progetto politico della rifondazione comunista e, conseguentemente, la presenza in Italia di un’originale partito comunista.

Elenchiamoli.

Innanzitutto due diversi, e contrapposti fra loro, progetti politici. La costituente della sinistra e l’unità dei comunisti.

Dall’esterno e dall’interno del PRC si vorrebbe, contro l’esito democratico del congresso del nostro partito, che si realizzassero nei fatti i due progetti che hanno come comune presupposto la dissoluzione di Rifondazione Comunista come prospettiva strategica ed anche come forza politica organizzata.

Ovviamente, al di la di assemblee e convegni, di primarie di programma e di articoli di stampa, il vero terreno sul quale uccidere il PRC è, guarda caso, quello elettorale.

Per i mass media, per la corrente “Rifondazione per la Sinistra” e forse, come si vedrà meglio in futuro, anche per il PdCI, noi dovremmo nei prossimi sei mesi discutere di come ci presenteremo alle europee e nelle centinaia di province e comuni. Perché, al di la di analisi sulla crisi del capitalismo e sui suoi effetti sociali, al di la della crisi della politica e della sua separatezza dalla società e subalternità ai poteri forti (per tanti tutta roba buona per fare demagogia ma non per fondare progetti politici), quello che conta sono le elezioni e i leader più o meno nuovi che emergeranno.

Sulle elezioni si misura il grado di spregiudicatezza che contraddistingue i progetti “unitari” che sono in realtà solo forieri di divisioni insanabili nella sinistra allo scopo di eliminare l’anomalia di rifondazione comunista e per realizzare il nuovo partito di sinistra e l’unificazione di quel che resterebbe del comunismo italiano in un partito tradizionale.

Una prova l’abbiamo già avuta nell’ultimo Comitato Politico Nazionale del PRC quando le due anime visibili (ma forse sono tre o quattro) della corrente della mozione 2, quella dialogante e quella intransigente, hanno proposto, nascondendosi dietro il concetto di autonomia dei circoli e delle federazioni, che alle prossime elezioni amministrative non abbia nessuna rilevanza la decisione, presa dal CPN, di presentare le liste del PRC in tutti i comuni sopra i 15mila abitanti. Se passasse una simile impostazione il risultato sarebbe il pullulare di liste di sinistra e di liste comuniste (a seconda di chi ha vinto il congresso sul territorio). E questa sarebbe poi la base per produrre e giustificare, giacché è nelle prossime settimane che si discuterà sui territori delle elezioni amministrative, un’offensiva per le europee capace di spaccare rifondazione comunista in favore delle due opposte liste, quella di sinistra e quella comunista, che nascerebbero inevitabilmente da un simile processo.

Bisogna sapere che non sarà facile contrastare queste operazioni, sia perché saranno sostenute dai mass media, per i quali la politica si riduce a manovre elettorali e di leader, sia perché fanno leva sul riflesso condizionato di molti militanti che non hanno capito che non sono le elezioni il terreno sul quale si gioca la presenza e l’efficacia di una forza comunista e anticapitalista nel futuro.

Ma credo, e spero di non sbagliarmi, che nonostante tutto il PRC resisterà ai progetti che vogliono dividerlo.

A patto, ed ecco il vero problema, che cresca la consapevolezza della difficoltà del momento e della necessità di ridislocare l’azione e la discussione dal terreno istituzionale e della politica ufficiale a quello della società e della lotta.

Penso che, per quanto insidiose, non siano le eventuali scissioni o le infinite discussioni sulle elezioni europee, a costituire il pericolo principale per la sopravvivenza del progetto strategico della rifondazione comunista.

Secondo la mia modesta opinione il problema risiede nella realizzazione o meno del Partito Sociale.

Se il centro della discussione nei circoli continuerà ad essere l’istituzione di riferimento, se la svolta a sinistra e di pratica sociale sarà solo evocata a parole ma non praticata nei fatti, se si percorrerà la scorciatoia delle elezioni nella speranza, assolutamente illusoria, che sia la strada per risalire la china, allora andremo incontro ad un fallimento.

Mi sono convinto che ci vorranno anni ed anni di durissimo e silenziosissimo lavoro di ricostruzione di legami sociali, di spazi pubblici, di lotte concrete e di seria discussione teorica e strategica, per risalire la china.

Se c’è qualcosa di immensamente vecchio e conservatore nel partito e nella sinistra è l’idea che le elezioni siano il vero ed unico metro per giudicare la bontà e soprattutto l’utilità di un progetto politico. Come se la ristrutturazione capitalistica, le riforme elettorali ed istituzionali, le privatizzazioni dei beni e servizi pubblici, i vincoli economici dei bilanci pubblici, non avessero cambiato nulla. Come se il bipolarismo, il presidenzialismo dei sindaci e dei “governatori”, i partiti ridotti a comitati elettorali, il leaderismo e i mass media pettegoli e superficiali, non avessero agito sul senso comune relativo alla politica di decine di milioni di persone.

Il sistema politico è separato e contrapposto alla società. La società è disgregata, gli individui e perfino i soggetti sociali dotati di una qualche coesione interna vivono solitudine ed isolamento, ogni lotta vive “la politica”, anche quando sente la necessità di interloquire con essa, come altro da se e come una sfera della quale diffidare. La cultura dominante, nonostante la sua evidente crisi, non ha alternative che non siano declamatorie e testimoniali per il semplice motivo che non hanno radici ed organizzazione sociale solida sulle quali poggiare.

Questa è la realtà. Una durissima realtà.

La “grande sinistra”, i “cartelli elettorali”, l’unità dei comunisti in un partito elettoralista ed istituzionalista, sono solo fughe dalla realtà. Sono l’anticamera di sconfitte, anche elettorali, ancora più gravi di quelle subite.

Sempre che si voglia far vivere un progetto ed una forza politica capace di trasformare la realtà.

Sempre che si sia comunisti sul serio.

Sempre che si sia moralmente diversi.

Sempre che….

Di Ramon Mantovani sul suo blog il 21/12/2008

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Una Risposta to “La vita di Rifondazione Comunista è in pericolo”

  1. Carmelo Says:

    Riflessione lucida e coerente con una pratica, quella della Rifondazione del Comunismo, che vive di lotte e conflittualità, e lascia in subordine il seppur importante dicorso elettorale. La militanza sociale, il superamento della logica delle mozioni e del “congresso perenne”, possono aprire la strada ad un progetto attuale di Comunismo, salvando e rilanciando il nostro Partito.

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