«Camere a Gas? Per disinfettare. E spero che gli ebrei si convertano»

stella di david«Io so che le camere a gas sono esistite almeno per disinfettare, ma non so dirle se abbiano fatto morti oppure no, perché non ho approfondito la questione». Parola di Don Floriano Abrahamowicz sacerdote lefebvriano, responsabile per il Triveneto della Fraternità San Pio X. Don Floriano officia presso la cappella Beata Vergine di Lourdes di Lanzago di Silea, in provicincia di Treviso e proprio rispondendo a un’intervista del giornale locale, La Tribuna di Treviso , ha chiarito punto per punto la sua “visione” della Shaoh, della storia e dell’ebraismo.

«Non metto in dubbio i numeri. Le vittime potevano essere anche più di 6 milioni. Anche nel mondo ebraico le cifre hanno un valore simbolico. Papa Ratzinger dice che anche una sola persona uccisa ingiustamente è troppo, è come dire che uno è uguale a 6 milioni. Andare a parlare di cifre non cambia niente rispetto all’essenza del genocidio, che è sempre un’esagerazione». Non solo. «Se monsignor Williamson avesse negato alla televisione il genocidio di un milione e 200 mila armeni da parte dei turchi, non penso che tutti i giornali avrebbero parlato delle sue dichiarazioni nei termini in cui lo stanno facendo ora. Chi ha mai parlato del genocidio anglo-americano nel bombardamento delle città tedesche? (…) E gli israeliani non possono mica dirmi che il genocidio che loro hanno subito dai nazisti è meno grave di quello di Gaza, perché loro hanno fatto fuori qualche migliaio di persone, mentre i nazisti ne hanno fatti fuori 6 milioni».Nell’intervista, per non farsi mancare nulla, Don Floriano riesuma anche un po’ delle posizioni teologiche pre-Concilio della Chiesa cattolica sugli ebrei. «Tutta la storia dell’umanità è segnata dal popolo di Israele, che in un primo momento era il popolo di Dio, poi è diventato il popolo deicida e alla fine dei tempi si riconvertirà a Gesù Cristo. Dietro tutto ciò c’è un aspetto teologico misterioso, quello del popolo di Dio, che ha rigettato il suo Messia e che lo combatte ancora». «Da cristiano cattolico, aggiungendo quel poco di sangue ebraico che corre nelle mie vene, io auguro agli ebrei di abbracciare nostro Signore Gesù Cristo. Amen».Ma Don Floriamo Abramovich non è solo uno dei preti tradizionalisti che in base alla recente decisione del Papa si apprestano a rientrare nella Chiesa di Roma. In rete il suo nome è infatti associato decine di volte a quello di esponenti di primo piano della Lega Nord. Un vicinanza che gli è valsa la definizione da parte di Libero , in un articolo pubblicato a febbraio del 2007, di “prete di partito”. «Don Floriano Abrahamowicz, amico di Borghezio, benedice il crocefisso in latino, elogia il senatur e sogna che gli “stati occidentali riconoscano Gesù come loro capo, perché tutto il potere viene da lì”», sintetizzava in quell’occasione il quotidiano diretto da Vittorio Feltri. Nell’articolo, scritto dopo un incontro con il sacerdote che aveva benedetto l’apertura dei lavori del Parlamento padano a Vicenza l’11 febbraio del 2007 – c’è una bella foto che ritrae il sacerdote accanto a Roberto Maroni – Don Floriano raccontava il suo rapporto con la politica: «Io vado dove mi invitano – aveva spiegato – E’ successo con Forza Nuova. E anche con An. Il crocifisso va benedetto ovunque, a patto che lo si faccia davanti a persone di fede. La sinistra, no, non mi ha mai invitato». In quell’occasione l'”amico di Borghezio” parlava in questi termini della Lega: «Il popolo leghista viene sempre descritto come rozzo, e invece sono persone di buon senso, gente semplice. Apprezzo la Lega perché ha fatto del radicamento sul territorio e del rispetto delle tradizioni le sue battaglie. E Bossi ha avuto molto coraggio e ha il merito di aver dato la sveglia al popolo del nord». Quanto al ruolo della fede, suggeriva il sacerdote, «il compito della Chiesa oggi dovrebbe essere quello di porre rimedio ai danni fatti dalla rivoluzione francese, prima, e dal Concilio Vaticano II, poi. Il Concilio ha ratificato quello che avevano fatto i francesi, ovvero togliere alla Chiesa ogni funzione politica. Io dico che Gesù non è un soggetto politico, ma anche la sovranità terrena viene da lui». Infine, non era mancato un chiarimento anche su altri temi “caldi”: «L’islam è solo il mezzo usato dai poteri forti e dalla massoneria ebraica per mettere sotto scacco i valori cattolici e scardinare le tradizioni della nostra società. Usano l’Islam perché non possono attaccarci direttamente. Ma la sfida non è ancora persa».Conosciute le sue opinioni sull’opera di Dio e su quella degli uomini non stupirà forse sapere che Don Floriano indica tra le sue letture l’autobiografia di Erich Priebke, Vae Victis , scritta dall’ex capitano delle Ss insieme al suo avvocato Paolo Giachini, e reperibile soprattutto nei circuiti dell’estrema destra.Eppure Don Floriano era uno dei sacerdoti che nel settembre del 2007 celebrarono una messa in latino a Lanzago di Silea a cui assistette il leader della Lega Umberto Bossi. Come raccontava una nota dell’agenzia Apcom del 9 settembre, «Il leader del Carroccio, in un’insolita uscita pubblica, ha spiegato la sua presenza sul prato della Chiesa con il fatto che tra la Lega e la comunità lefebvriana c’è una certa affinità: “C’è la tradizione, innanzitutto – ha detto Bossi – e poi questa messa cantata è bella perchè cantando ci lasciamo trasportare. E’ stato un errore togliere questi bei canti dai cerimoniali, perché il canto ti libera e ti trasporta in una dimensione più spirituale”. “Io non conosco bene queste persone ma a me sembrano delle persone sane. L’attuale Papa, quando era cardinale, li sosteneva. Ora non so se abbia cambiato idea ma è gente sana che non può far altro che del bene alla Chiesa». «Tra i partecipanti – aggiungeva l’Apcom – anche l’europarlamentare leghista, Mario Borghezio: “E’ la prima volta pubblica di Bossi in questa veste – ha detto – ma ricordo anche che Bossi si è definito più volte un cattolico tradizionalista”. “I valori cattolici – ha spiegato Borghezio – sono condivisi da Bossi ma anche da molti altri parlamentari leghisti. Non penso a difficoltà con il Vaticano per il fatto che noi seguiamo anche i lefebvriani. Ci sentiamo semplicemente vicini a loro, ma siamo ossequiosi nei confronti di Papa Ratzinger. E’ legittimo coltivare un rapporto con questi cattolici che si dimostrano capaci e a volte gli unici a difendere i valori della Chiesa tradizionale. Io li vedo come la Militia Christi più avanzata».La storia dei rapporti tra la Lega e i cattolici tradizionalisti, non solo lefebvriani, è del resto piuttosto lunga e segnata da avvenimenti pubblici e cerimonie a mezza strada tra la politica e la religione. Tra i molti episodi che segnalano questa relazione se ne possono ricordare almeno un paio. Il 28 settembre del 2004 il quotidiano leghista La Padania descrive così la celebrazione della messa in latino nell’ambito della festa leghista di Milano, dove un capannone era stato trasformato in cappella: «Il prete, don Ugolino Giugni, ha ricordato che quella era la Messa “di sempre”: la stessa che, celebrata sulle navi dell’armata cristiana poco prima della battaglia di Lepanto, infuse ai valorosi difensori della nostra terra e della nostra fede la forza per fermare e sconfiggere la flotta mussulmana». E lo stesso Borghezio era stato nel 1999 l’ispiratore di una “messa riparatrice” nel quartiere torinese di Porta Palazzo dove gli immigrati musulmani avevano celebrato la fine del Ramadan. CIrca cinquecento «nuovi crociati della battaglia contro l’invasione islamica» (come si erano autodefiniti) avevano evocato «una nuova Lepanto» per frenare le «orde» islamiche formate dagli immigrati. Ad officiare in latino era stato in quel caso Don Michele Simoulin, superiore italiano della Fraternità San Pio X. Gu.

Di Guido Caldiron su Liberazione del 30/01/2009

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Una Risposta to “«Camere a Gas? Per disinfettare. E spero che gli ebrei si convertano»”

  1. Fau Cau Says:

    cè molto di vero e di che riflettere nelle parole del monsignore F.C.

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