Noi non abbiamo paura

pestaggiIl 31 gennaio saremo in piazza per dire “No” al Pacchetto sicurezza, in discussione in Parlamento, ed esprimere il nostro dissenso al modello autoritario, repressivo e razzista che, anche attraverso questo strumento normativo, ci stanno imponendo. Le norme contenute nel Pacchetto prevedono una politica fondata su misure segregazioniste e razziste per le persone migranti, le prime ad essere additate come figure pericolose, e nuove e ancora più drastiche misure repressive contro chiunque produca conflitto o non rientri dentro le strette maglie del controllo e della disciplina.
Saremo in piazza, come abbiamo già fatto il 19 gennaio scorso con un sit-in sotto al Senato, per rifiutare tutto questo. Attraverseremo Roma con un corteo di rumoroso dissenso, che toccherà il cuore pulsante della città, travolgendo anche le ultime frontiere della metropoli, quelle stesse frontiere che il sindaco di Roma vorrebbe imporre impedendo i cortei in centro.
Romperemo il muro dell’indifferenza e della paura, attraversando i luoghi dove troppo spesso “riqualificazione” ha significato esclusione, emarginazione, abusi di potere e sottrazione di spazi: Porta Maggiore, Piazza Vittorio, Termini, Esquilino. Punti vitali della città, snodo di flussi, di merci, capitali e comunicazione, ma anche di persone e idee. Occuperemo temporaneamente la città con musica e performance da tutto il mondo, riqualificheremo i nostri muri con graffiti e stencil. Grideremo la nostra rabbia in tutte le lingue, consapevoli del fatto che questo delirio securitario esplode proprio mentre i governi varano “piani anti-crisi” dove si decide di sostenere le aziende e le banche in difficoltà e si stanziano fondi per la costruzione di nuove carceri, invece di pensare a nuove politiche sociali di sostegno alla cittadinanza.
La difesa dell’esistente è una lotta che non ci interessa. La piattaforma che proponiamo si spinge oltre il terreno del conflitto, verso una sfida più radicale: respingiamo il Pacchetto sicurezza al mittente, insieme all’intero di modello di società che rappresenta, quella dei recinti e delle Zone Rosse; contro il controllo e la repressione delle nostre vite, contro la militarizzazione dei territori e delle città. Vogliamo l’abolizione immediata della legge Bossi-Fini, perché è una legge razzista e perchè perdere il lavoro a causa della crisi rappresenta per le persone migranti una condanna alla clandestinità. Vogliamo la regolarizzazione di tutte e tutti e la rottura legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro, dispositivo di controllo che imprigiona le persone migranti. Rifiutiamo la criminalizzazione di chi fugge da guerre e persecuzioni, le classi separate per i bambini e le bambine straniere. In questo rinnovato clima di caccia allo straniero stupratore ribadiamo, insieme a femministe e lesbiche, che “L’assassino ha le chiavi di casa”, che la violenza avviene in famiglia, per mano di compagni, mariti, padri e amici. Il DdL Carfagna e le ordinanze dei sindaci sceriffo rientrano in questo schema, che vorrebbe dividere in base alla condotta, in un sistema che esclude e punisce chi non si adegua ai parametri del “decoro urbano”.
Tante le iniziative organizzate contro il “Pacchetto” in altre città: da Firenze a Brescia, da Torino a Catania. Un coro di voci per dire no alla società dei recinti, alla “Fortezza Europa” ed alle Isole Lager.
Tante le tematiche che porteremo in piazza a Roma, come tante sono le realtà che hanno attraversato il percorso di costruzione della mobilitazione. Dalle partecipate assemblee, alle numerose iniziative organizzate in varie parti della città, in occupazioni, centri sociali e università, fino ai volantinaggi nei mercati, l’ambizione è stata quella di parlare alla metropoli, ognuno con i propri linguaggi. Quello del 31 gennaio sarà un corteo di migranti, occupanti, precari, studenti, attivisti, writer, di femministe e lesbiche, di centri sociali e associazioni, ma speriamo soprattutto un momento di riconoscimento per tutti e tutte quelli che, giorno dopo giorno, costruiscono a partire dalla propria esistenza un'”altra città”. Un corteo di chiunque pensi che la libertà sia un bene prezioso da difendere e che quello che è in gioco sia il futuro delle persone. “I diritti non si chiedono, si strappano”, dice un proverbio egiziano: mentre a Lampedusa ci si conquista il diritto di fuga, pure noi proviamo a fare la nostra parte.
Rete contro il Pacchetto Sicurezza

Da Liberazione del 30/01/2009

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