Il rebus dell’università di Messina dove i precari insegnano gratis

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Al figlio del rettore il nulla osta per insegnare a contratto anche nell’ateneo di Enna.

«I tagli ai fondi per le università saranno devastanti per il 2010», questo l’allarme lanciato dai rettori dell’Associazione per la qualità delle Università italiane in una lettera indirizzata al ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini. Per questo i vari atenei adesso devono fare di necessità virtù. Sì ma come? Un esempio arriva dall’università di Messina. Il rettore Franco Tomasello, appena tornato sulla poltrona di Magnifico dopo la seconda sospensione di due mesi decisa dai magistrati per le presunte vicende di concorsi truccati (a processo il 5 marzo), ha decretato l’assegnazione di contratti di supplenza a titolo gratuito. In pratica i docenti dovranno insegnare senza ricevere un euro: «I contratti sono a titolo gratuito in quanto volti all’arricchimento delle competenze professionali degli aspiranti», come si legge sul bando dell’università di Messina.

I PRECARI – Così a insegnare materie come analisi matematica, geologia applicata, disegno tecnico navale, economia applicata, lingua inglese, non saranno i professori di ruolo, con regolare stipendio, ma precari, assegnisti che già devono sbarcare il lunario con 1000/1200 euro al mese. I precari si sentono «quasi» obbligati a salire in cattedra, oltre che per le loro materie con contratto a termine, anche per queste nuove supplenze gratuite a cui i docenti di ruolo hanno (legittimamente) rinunciato. Per i precari, al contrario dei colleghi più anziani a tempo indeterminato, è più difficile dire di “no”.

DOCENTI A CONTRATTO – Così i docenti di ruolo che invece hanno rifiutato le supplenze (possibilità prevista se già effettuano le ore di didattica contemplate dal loro contratto) possono ottenere il nulla osta dalle loro facoltà per fare docenze a contratto, queste sì a pagamento, in altre università. Nell’università Kore di Enna, ad esempio, il professor Giancarlo Iannizzotto, associato di Ingegneria informatica in forza all’università di Messina è stato incaricato di ben tre docenze a contratto (Informatica, Sistemi di elaborazione delle informazioni e Interazione Multimediale con laboratorio). Cioè la facoltà d’Ingegneria ha autorizzato Iannizzotto a tenere tre docenze ad Enna (regolarmente pagate) oltre allo stipendio che già percepisce a Messina ma ha lasciato scoperti in riva allo Stretto tre insegnamenti (Laboratorio di Informatica, Fondamenti di informatica e Fondamenti di informatica II) . A Enna, tra l’altro, insegna anche la moglie di Iannizzotto: la professoressa Lucia Lo Bello in trasferta anche lei (due supplenze alla Kore: Fondamenti di Informatica e Sistemi operativi) essendo di ruolo a Catania, facoltà di Ingegneria.

IL FIGLIO DEL RETTORE – Nella stessa situazione tanti altri docenti di ruolo messinesi che hanno già adempiuto al loro onere didattico e che possono andare a cercare insegnamenti anche altrove. Compreso il figlio del rettore. Dario Tomasello associato di Letteratura italiana a Messina insegnerà ad Enna ben quattro materie: Drammaturgia del teatro e della scena e Letteratura italiana contemporanea (nelle facoltà di Scienze della comunicazione multimediale, in quella di Giornalismo e al Dams). Tutte pagate ad ore e con rimborso spese chilometrico. A questo punto due domande sono d’obbligo: come mai, negli ultimi anni, non sono stati fatti concorsi nelle materie dove adesso servono le supplenze? E perché l’università di Messina invece di coprire gli insegnamenti vacanti con precari a titolo gratuito non utilizza i propri docenti di ruolo che vanno a contratto pagati in altre università?

Di Nino Luca sul Corriere della Sera del 04/03/2009

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