Ha 14 anni, è lui il nuovo volto del G.O.P.

jonathan krohnI repubblicani Usa, dopo la batosta subita dal tandem McCain-Palin, puntano ora su un enfant prodige.

Che i repubblicani Usa, schiacciati dall’ondata obamiana, siano alla disperata ricerca di un messia è evidente. Che ci abbiano provato con Sarah Palin e l’abbiano rimandata a cacciare alci in Alaska in attesa di scongelarla tra quattro anni – nel caso non trovino di meglio – nel frattempo – è risaputo. Che abbiano riposto speranze in Bobby Jindal, fin quando il 38enne governatore della Louisiana figlio di immigrati del Punjab non ha fallito l’occasione della vita con la poco ispirata replica al discorso del presidente al Congresso, pare la conferma di una tendenza all’usa e getta nella ricerca spasmodica di potenziali leader. Ma che arrivassero a fare di un 14enne la nuova star della destra in pochi potevano prevederlo.

IL GOP KROHN STILE – Eppure sta succedendo: si chiama Jonathan Krohn, è di Atlanta, l’anno scorso ha scritto un libro – «Define Conservatism» – in cui riafferma le linee-guida di una dottrina apparentemente in disarmo di fronte al revival progressista. Il 27 febbraio – due giorni prima di compiere gli anni – è intervenuto al Cpac (Conservative political action commettee) infiammando la depressa platea del Gran Old Party (G.O.P.) con tre minuti di discorso in cui ha esposto i quattro fondamenti del pensiero conservatore “Krohn-style”: rispetto per la Costituzione, difesa della vita, intervento governativo limitato all’essenziale e responsabilità personale.

E’ NATA UNA STELLA – Voce ferma, eloquio sicuro, facondia precoce, zero emozioni e gestualità studiata. Risultato, standing ovation, la moderatrice dell’incontro che segnala ai big del partito la nascita di una stella, il video del discorso cliccatissimo su YouTube (guardalo qui) e una raffica di inviti ai programmi tv della destrorsa Fox. Al cronista dell’ Huffington Post ha raccontato di aver cominciato a interessarsi di politica a 8 anni, sentendo parlare alla radio di ostruzionismo dei Democratici al Senato. Una svolta: da allora non ha smesso di studiare storia e di ascoltare – ogni giorno – il talk show radiofonico dell’ultraconservatore Bill Bennett. E quando la mamma lo ha strattonato ricordandogli che stava parlando con l’inviato di un sito liberal, lui le ha risposto: «Ci sono liberal anche qui al Cpac». Come a dire che il pensiero conservatore puro e duro, tra un bailout e l’altro, ha subito colpi anche sulla sponda repubblicana. E che penserà lui a ristabilire, con libri e discorsi, l’ortodossia indispensabile a un partito in cerca di riscatto. Predestinato o meteora? Di sicuro, tra quattro anni andrà a votare per la prima volta.

Di Gianluca Mercuri sul Corriere della Sera del 06/03/2009

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