8 marzo una storia lunga un secolo

manifestazione donneIn occasione della festa delle donne (e non “della donna”, poichè si tratta di una riccorrenza frutto di una pluralità di percorsi ed esperienze, com’è la storia del movimento femminile) posto un’articolo di Maria Vittoria Vittori apparso su Liberazione di oggi in merito alla ristampa de “8 marzo. Una storia lunga un secolo”, un libro uscito nel 1987 per la casa editrice Utopia e ristampato quest’anno dalla Iacobelli. Come spesso ho scritto, credo che ci sia tanto da imparare dall’elaborazione politico-culturale del movimento delle donne, in particolare da ciò che ha formulato circa la metodologia relazionale, in un percorso irto di ostacoli e problematiche, a partire da sè, dal proprio corpo e dalla propria condizione. Si può celebrare la festività di domani in diversi modi. Farlo iniziando a decostruire stereotipi e finte tradizioni è l’approccio che più mi convince e, a mio avviso, più utile per tutti, donne e uomini.

L’AUGURIO CHE FACCIO A TUTTE VOI NON VUOLE ESSERE UN’ IPOCRITA QUANTO DISGUSTOSA RIVERENZA MASCHILE, UN DONARVI “UNA MIMOSA IDEALE”, COME IN QUESTE RICORRENZE SI SENTE DIRE NEI TALK SHOW, MA UN SINCERO AUSPICIO CHE RIPRENDIATE UN NUOVO PERCORSO DI LIBERAZIONE: NE HA BISOGNO LA STANCA SOCIETA’ CHE ABITIAMO!

Mimose: fresche quando va bene, altrimenti qualche triste rametto avvizzito. Cioccolatini: sono sempre gli stessi, ci mettono il solito rametto triste di mimosa per distinguerli da quelli di San Valentino e da quelli della festa della mamma. Menù: questi in abbondanza, non si sa quanto freschi, ma comunque di ogni tipo e di ogni prezzo, con il contorno immancabile di qualche attrazione del genere cantante neomelodico o finta allegra compagnia di spogliarellisti: in ogni caso, coatti quanto basta. Questo l’8 marzo dei manifesti e dei volantini pubblicitari, questo l’8 marzo di tante donne. Vero è che nel corso della sua lunga e controversa storia è diventato un giorno che appartiene a tutte le donne: «è ciò che abbiamo sempre desiderato; ma non c’è anche in questo un rischio, il rischio dell’indistinto, del confuso, della perdita di identità?». La domanda se la pongono, e la pongono – con garbo e fermezza – a tutte le donne, Tilde Capomazza, programmista-regista della Rai Tv e cofondatrice della rivista Dwf donnawomanfemme e Marisa Ombra, ex partigiana attivista dell’Udi (Unione Donne Italiane). Sono le autrici di un libro oltremodo significativo: 8 marzo. Una storia lunga un secolo che pubblicato nel 1987 dalla piccola casa editrice Utopia e diventato ben presto introvabile è stato meritoriamente ristampato, con una nuova introduzione, dalla casa editrice Iacobelli (libro + dvd pp. 176, euro 19,50). Corredato di un dvd contenente preziose immagini d’archivio e interviste a protagoniste della politica italiana degli ultimi cinquant’anni trova posto nella collana “Frammenti di memoria” diretta da Anna Maria Crispino che lo presenta come un testo attualissimo, da interrogare a partire dalle domande del presente. In questo senso, oltre a una valenza politica ben definita, l’opera viene ad assumere anche una forte valenza didattica da dispiegare anche, e soprattutto, nell’ambito dell’insegnamento nelle scuole superiori (ci sono agevolazioni per le scuole: http://www.iacobellisrl.it ).
Forse è il caso, infatti, di non dare aprioristicamente per acquisite certe conoscenze e consapevolezze; forse è il caso di proporre la storia raccontata dal libro e dal dvd a queste giovani donne a “vita bassa” che, come scrive Loredana Lipperini nella prefazione, «soffrono di una cancellazione di memoria» che le porta ad accettare con la massima disinvoltura i più sconfortanti stereotipi femminili, tuttora ben presenti, quando non trionfanti, nella pubblicità, nella moda, nel Grande Fratello. La storia dell’8 marzo è una di quelle storie che vale la pena conoscere, perché viva, problematica, coinvolgente: a partire da quella leggenda – che da subito si è mescolata alle sue origini – relativa alle operaie morte nell’incendio di una fabbrica statunitense (in ogni versione cambia l’anno, il nome della fabbrica e della città, il numero delle vittime) che viene sfatata dalla ricerca storica compiuta dalle autrici.
Non da un evento “martirologico” nasce l’8 marzo, ma dalla volontà di numerose donne appartenenti a contesti territoriali e sociali ben diversi, accomunate dall’esigenza di darsi una configurazione sociale e politica. Se le socialiste americane propongono di dedicare, a partire dal 1909, l’ultima domenica di febbraio all’organizzazione di una manifestazione in favore del diritto di voto femminile, in Europa la prima celebrazione della Giornata internazionale della donna si svolge il 19 marzo 1911. Ma è in Russia che si verifica l’evento decisivo: il 23 febbraio 1917 le operaie stremate dalla fame e dalla guerra invadono le strade di Pietrogrado: è l’ultima domenica di febbraio, casualmente la stessa data scelta dalle emancipazioniste americane. Ma nel nostro calendario gregoriano, diverso da quello russo, il 23 febbraio corrisponde all’8 marzo. E nel 1921 questo giorno viene ratificato dalla Conferenza internazionale delle donne comuniste: «e fu 8 marzo per tutte, da Oriente ad Occidente».
Attraverso il tragitto delineato da questa giornata in cui le donne ottengono la massima visibilità sociale e politica, vengono a ricomporsi le tappe di una storia travagliata, che ha coinvolto con diverse e spesso contrastanti modalità i corpi e le intelligenze delle donne. Prima la battaglia per il diritto al voto, per l’affrancamento dai vincoli secolari, per l’ottenimento dei diritti civili e politici, per l’istruzione e il lavoro, poi ancora per l’affermazione di un desiderio di libertà e di autonomia ben più ampio e profondo di quanto la società fosse disposta a riconoscere. Fino all’8 marzo del 1972, il primo del femminismo: quel femminismo che, unico tra i movimenti rivoluzionari di ogni epoca, ha decretato che “il personale è politico” mettendo in atto l’autentica rivoluzione, quella che passa attraverso i rapporti personali; quel femminismo che ha ormai tanti anni di vita, tante memorie, cicatrici e battaglie vinte ma anche obiettivi ancora da realizzare; che ha prodotto una messe sterminata di analisi, ricerche, teorie e progetti culturali e sociali, pratiche comportamentali e politiche, tanta storia viva da trasmettere. E ora, in un contesto politico di emergenza per la soggettività e le libertà individuali, si profila la necessità di riannodare i fili, di ripartire dalla storia di un giorno che ha sempre avuto una fortissima valenza simbolica.
Proprio questo libro, infatti, è il fulcro di una serie di manifestazioni intese a recuperare dell’8 marzo, al di là di una facile fruizione consumistica, questa sua capacità di “autorappresentazione collettiva”. Inaugurate il 4 marzo a Roma e Milano con la presentazione in contemporanea del volume: a Roma presso la casa Internazionale delle Donne (a cura dell’area cultura diretta da Maria Palazzesi con la partecipazione di Marisa Ombra, Anna Maria Crispino, Irene Giacobbe) e a Milano presso l’Unione Femminile Nazionale (con la partecipazione di Tilde Capomazza, Silvia Balestro, Eleonora Cirant e Clemi Migliavacca), le iniziative per l’8 marzo continuano questo pomeriggio a Roma con la manifestazione contro la violenza che partirà alle 15 da Piazza del Colosseo per arrivare a Campo de’ Fiori (unitecontrolaviolenza@gmail.com ). Domenica 8 marzo, un doppio appuntamento: al Parco della Caffarella, dalle ore 11 al tramonto per un picnic con giochi e musica, e presso la Casa Internazionale delle Donne, per una giornata no-stop di dibattiti, proiezioni, spettacoli teatrali: alle 11 “Io sono mia. Il corpo delle donne non è luogo pubblico”, con la partecipazione di Maria Luisa Boccia, Caterina Botti, Anna Paola Concia, Cecilia D’Elia, Bia Sarasini; nel pomeriggio, la proiezione di diversi documentari tra cui, oltre al dvd relativo all’8 marzo, Punto… e basta. 24 novembre 2007 dvd realizzato dalla cooperativa L’altravista, Uno virgola due di Silvia Ferreri, L’altra altra metà del cielo di Maria Laura Annibali e il docufilm di Stefania De Biase e Fiamma Spinelli Lilliwood: la rete Lilith si racconta . La messa in scena di testi poetici intitolata “Senza bagaglio” di Maria Grazia Calandrone concluderà questa giornata speciale, di riscoperta e interrogazione della storia. Per riflettere su problematiche che non sono solo delle donne, ma di tutti: perché, come ha efficacemente ricordato Anna Maria Crispino nel corso della presentazione del libro, «uno degli arretramenti più forti è stato quello della legge sulla procreazione assistita. Se passa anche questa legge sul testamento biologico s’impone di nuovo una forma di controllo sul corpo. Non esistono questioni femminili da difendere: qui si tratta di difendere la soggettività rispetto all’invasività di un potere che è diventato tremendamente violento».

Di Maria Vittora Vittori su Liberazione del07/03/2009

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Una Risposta to “8 marzo una storia lunga un secolo”

  1. Morena Says:

    ho riletto con attenzione l’articolo e ho attuato le dovute correzioni alla mia nota su facebook…cioè ho pubblicato una nota di correzione alla nota precedente, utilizzando parte del tuo articolo. Grazie!

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