Basaglia ricordiamolo costruendo salute

BasagliaA 85 anni dalla nascita dell’uomo che rivoluzionò la psichiatria, “44 matti” tornano a Bruxelles: per un’Europa senza manicomi.

Ottantacinque anni fa esatti, l’11 marzo del 1924, nasceva a Venezia Franco Basaglia, il cui nome è legato a quella legge, la 180, che ha chiuso i manicomi in Italia. Non segnaliamo sbrigativamente “la vita e le opere” e nemmeno lo celebriamo; piuttosto, provocatoriamente ricordiamo come, “colpevolmente”, il suo pensiero sia poco e male conosciuto. Benedetto Saraceno, responsabile Oms per la salute mentale, chiama vere e proprie distorsioni quelle “scovate” nella letteratura psichiatrica internazionale soprattutto anglosassone: Basaglia antipsichiatra, ideologo, filantropo.
Basaglia antipsichiatra: ricordo che lo stesso Franco rispose in modo chiarissimo a chi lo annoverava tra gli antipsichiatri come Laing e Cooper; questo problema, disse, riguardava loro, non lui, che si sentiva psichiatra a tutti gli effetti. Ed è vero: le imprese non comuni e sicuramente molto utili di Laing e Cooper (formidabili le loro pagine su delicatissimi meccanismi psicopatologici in libri come L’io diviso e La morte della famiglia ) sono espressione di avventure, affascinanti ma troppo individuali, finite molto male, come si sa, perché del tutto scollegate da ciò che invece caratterizzò, e ne fu il vero merito, l’opera di Basaglia: avere determinato una trasformazione che toccò le più alte istanze istituzionali, il parlamento innanzitutto, con la 180.
Basaglia ideologo, cioè non scientifico: anche questa è una accusa miope perché non riconosce quanto invece fosse scientifica la sfida di non accettare risposte preformate e giocare la contraddizione del “veramente” scientifico sulla assenza di sistematicità di quello che si andava costruendo giorno per giorno e che avremmo poi chiamato sapere pratico. In Basaglia il discorso quando non si affianca a una trasformazione instancabile della realtà ma si cristallizza in un modello operativo di semplice ingegneria istituzionale, perde ogni senso.
Basaglia filantropo, morte del manicomio come iniziativa umanitaria, Basaglia ormai diventato un “santino”, il “povero Basaglia” abbiamo spesso sentito dire da persone per le quali il rapportarsi con la sua figura dovrebbe essere simile a quello tra il diavolo e l’acqua santa! E qui la responsabilità è degli psichiatri soprattutto: della 180 vedono solo l’immagine fisica della chiusura dei manicomi e dell’abbattimento dei muri di cinta (non sarebbe comunque poco) e non accettano che la questione posta da Franco non ha al centro il manicomio e basta ma la stessa ideologia e cultura psichiatrica. Nessuna neuroscienza – nonostante le pur importanti recenti scoperte – potrà prendere il posto dell’etica dei rapporti, del relazionarsi tra persone, della complicità affettiva.
La 180, per alcuni una delle tante forme di “impazzimento” della società italiana di un’epoca ormai defunta, per altri soltanto una modernizzazione dell’assistenza ai malati di mente, per noi deve ancora mostrare tutte le sue potenzialità più profonde e dare il meglio di sé in termini di civiltà, pace, democrazia e dignità umana. Che è esattamente il senso che le dava il Basaglia “europeo” già subito dopo la sua approvazione, quando, in un importante convegno del Cnr, poneva in risalto la crisi delle legislazioni europee psichiatriche, prefigurando una “seconda utopia”: una Europa senza manicomi, l’unica possibile (non esageriamo, basta andare a vedere un manicomio dell’Est o della civilissima Olanda) se vuole avere una identità che non sia solo quella economica voluta dai grand-commis finanziari di turno.
Con questo ideale nel cuore e nel cervello, di nuovo in “44 matti”, dopo lo storico viaggio organizzato nel 2005 da Psichiatria democratica, siamo tornati a Bruxelles al Parlamento Europeo. Siamo partiti in pullman, “torpedone della libertà”, il 15 febbraio scorso e tornati all’alba del 19. Circa la metà dei viaggiatori, conviene ripeterlo data l’eccezionalità del fatto, erano utenti dei nostri Servizi di salute mentale che un tempo sarebbero stati “accantonati” in manicomio, e anche familiari che, come si sa, hanno assunto ruoli “politici” grazie al loro protagonismo sociale e civile rispetto alle questioni relative alla salute mentale.
Nel 2005 furono proprio gli utenti che, informati della sopravvivenza dei manicomi in Europa e solidali con i “colleghi” europei ancora rinchiusi, ci spinsero a Strasburgo a incontrare l’allora presidente Josip Borrel e a regalargli un quadro con Basaglia e Marco Cavallo, simbolo di liberazione dal giogo manicomiale. Nel 2006 Strasburgo adotta una risoluzione sul “miglioramento della salute mentale nell’Unione europea” e nel 2008 a Bruxelles viene approvato il Patto europeo per la salute mentale. Di recente una proposta di risoluzione convalida la necessità di un “Piano di azione europeo per la salute mentale e il benessere dei cittadini”. C’è del nuovo dunque in Europa…
Per raccontare il viaggio, cui abbiamo attribuito anche il valore più attuale e più “nostro” di argine alla deriva, culturale, tecnica, politica e professionale di cui il nostro Paese sembra ormai preda (vedi proposte anti180 giacenti nel Parlamento italiano) sul pullman ci hanno accompagnato giornalisti dei programmi Presa diretta e Persone e di Rainews24. Il 17 febbraio abbiamo incontrato gli europarlamentari, tra gli altri Roberto Musacchio, Giovanni Berlinguer e John Bowis, e poi i vicepresidenti Luisa Morgantini e Luigi Cocilovo e la relatrice della risoluzione Evangelia Tzampazi. Giorgio, Anna, Franca, Ombretta e Laura, per gli utenti, hanno più volte interloquito rivendicando i loro diritti.
La risoluzione per la salute mentale dei cittadini dei Paesi europei approvata subito dopo la nostra partenza quasi all’unanimità, tranne i no dell’estrema destra, è in linea con la nostra legge (ascolti chi in Italia la vuole snaturare!) e con le parole di Franco e Franca Basaglia: «Continuare ad accettare la psichiatria e la definizione di malattia mentale significa accettare che il mondo disumanato in cui viviamo sia l’unico mondo umano, naturale, immodificabile, contro il quale gli uomini sono disarmati».

Di Luigi Attenasio e Angelo Di Gennaro (rispettivamente Presidente e membro del Direttivo di “Psichiatria Democratica-Lazio”) su Liberazione dell’11/03/2009

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3 Risposte to “Basaglia ricordiamolo costruendo salute”

  1. Morena Says:

    Il pensiero rivoluzionario di Basaglia ha trasformato, irreversibilmente, il modo di guardare al “malato mentale”, mostrando il completo fallimento della psichiatria tradizionale che riteneva opportuno segregare “i diversi” in strutture manicomiali, allontanandoli dalla società sana, perchè questa potesse apparire perfetta e senza contraddizioni.
    Nella critica all’istituzione psichiatrica e nell’appellarsi fermamente al concetto di libertà, Basaglia si ispira a Sartre e ad altri importanti esistenzialisti e il movimento di pensiero, tuttoggi esistente, che si ispira alla sua concezione si chiama Psichiatria democratica.
    Basaglia vede nel malato di mente innanzitutto un essere umano, si in condizione di crisi (esistenziale, familiare, sociale…) ma un essere umano che va trattato come tale, che va compreso, accolto, nella cui realtà bisogna calarsi per empatizzare con essa, non già per guardarla dall’alto.
    E ricorda ai suoi colleghi che anche loro sono esseri umani che, nell’avvicinarsi a un malato, devono sospendere e mettere tra parentesi ogni pregiudizio terapeutico.
    Le iniziative di Basaglia vanno oltre l’abolizione dei manicomi: elimina le terapie di elettroshock e di “violenza fisica” al malato, sostiene l’importanza della relazione del malato con il personale terapeutico, minimizza l’assolutezza delle terapie farmacologiche, lega la condizione del malato a quella dell’intera comunità nella quale questi è inserito…
    Ci sarebbe tanto da dire ma “la sede” non lo consente…perciò concludo riportando, di seguito, due frasi di Basaglia che, a mio avviso, sono significativamente esplicative del suo pensiero.

    “La follia è una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia, invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla. Il manicomio ha qui la sua ragion d’ essere”.

    “Dal momento in cui oltrepassa il muro dell’internamento, il malato entra in una nuova dimensione di vuoto emozionale ([…]); viene immesso, cioè, in uno spazio che, originariamente nato per renderlo inoffensivo ed insieme curarlo, appare in pratica come un luogo paradossalmente costruito per il completo annientamento della sua individualità, come luogo della sua totale oggettivazione. Se la malattia mentale è, alla sua stessa origine, perdita dell’individualità, della libertà, nel manicomio il malato non trova altro che il luogo dove sarà definitivamente perduto, reso oggetto della malattia e del ritmo dell’internamento. L’assenza di ogni progetto, la perdita del futuro, l’essere costantemente in balia degli altri senza la minima spinta personale, l’aver scandita e organizzata la propria giornata su tempi dettati solo da esigenze organizzative che – proprio in quanto tali – non possono tenere conto del singolo individuo e delle particolari circostanze di ognuno: questo è lo schema istituzionalizzante su cui si articola la vita dell’asilo”.

  2. Carmelo Says:

    …sempre puntuale…interessante veramente il tuo commento!

  3. Morena Says:

    Nel mio commento precedente ho tralasciato l’aspetto prettamente legislativo che, adesso, vorrei un attimo riprendere.
    La legge 180 ha modificato radicalmente la regolamentazione dell’assistenza psichiatrica. Mentre, infatti, la vecchia legislazione era custodialistica, quella attuale considera il malato di mente alla stregua degli altri malati, riconoscendogli gli stessi diritti.
    Con ciò, si sancisce il superamento dell’Istituzione Ospedale Psichiatrico come luogo centrale di cura e, di conseguenza, lo spostamento del fulcro dell’assistenza psichiatrica sul Territorio (ad esempio la Comunità Terapeutica).
    La 180 introduce il TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) (art. 1) assimilandolo al ricovero obbligatorio per motivi sanitari (ad esempio in caso di colera) e non menziona più il concetto di pericolosità sociale del malato di mente.
    Ancora, la 180 prevede l’istituzione, all’interno degli Ospedali Generali, dei Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura (S.P.D.C.) (art. 6) e il trasferimento dalle Province alle Regioni delle competenze in materia di assistenza psichiatrica (art. 7 e 8), creando le premesse per l’inserimento della Psichiatria nel Servizio Sanitario Nazionale a pieno titolo.

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