“Generazione in crisi”

Alternativa rebeldeIl campeggio verde azzurro di Sapri ha iniziato a popolarsi di ragazze e ragazzi domenica mattina. Comuniste e comunisti sopravvissuti alle scissioni e al disincanto. Giovani da tutte le parti d’Italia pronti a sfidare e mettere alla prova, a un mese dalla nascita della federazione anticapitalista e comunista, l’esigenza di un soggetto radicale, rivoluzionario, unitario, includente e aperto. Rigorosamente anticapitalista e comunista.

Ci sono i Giovani Comunisti, c’è la Fgci, c’è una famiglia fiorentina che da anni si ripromette di partecipare all’evento e finalmente ce l’ha fatta; c’è Acitown, l’affollato ed attrezzatissimo accampamento delle decine di compagni della Fgci giunte da Acireale. C’è aria di festa, voglia di riscatto, esigenza di discutere. Discutere innanzitutto di noi, di una generazione X che tra precarietà, incertezze, crisi economica rischia di essere definitivamente dimenticata e condannata. E’ questo il tema del dibattito a cui ha preso parte Paolo Ferrero martedì sera a Sapri.

«La risposta alla crisi si costruisce stando nei conflitti e alzandone il livello. Nel prossimo autunno la sinistra dovrà produrre una grande narrazione che contrasti concretamente l’individualismo di Berlusconi». Conflitti sul lavoro, lotte universitarie, necessità di costruire risposte alle domande di unità a sinistra. Paolo Ferrero non tralascia nulla nell’incontro sulla “politica e incertezza del futuro di una generazione in crisi”.
«E’ una società spettacolarizzata in cui avviene un’involuzione culturale, nella quale vengono calpestati i diritti delle nuove generazioni e per loro fare politica diventa quasi impossibile», afferma Lucia Ioime, Fgci, aprendo il dibattito.
Una società «alla deriva che nega il futuro dei giovani, atomizzata e carica di odio e conflitto», aggiunge Luca Tomassini, ricercatore dell’Università di Tor Vergata.
La parola passa dunque a Paolo Ferrero: «L’identità dei giovani è difficile da definire solo su una dimensione. Abbiamo commesso molti errori in questi anni e abbiamo la necessità di ricostruire una nostra credibilità: al movimento nato a Genova abbiamo proposto come sbocco naturale il terreno del Governo, deludendo sistematicamente le richieste che provenivano dal basso. Su questo terreno abbiamo dato l’impressione che la nostra presenza nel conflitto fosse solo strumentale al voto». A questo si aggiunge che «nella strategia sindacale degli ultimi anni, chi ha 20-30 anni non ha mai avuto sponda nel movimento dei lavoratori e in uno Stato senza welfare, l’unico ammortizzatore sociale è la propria famiglia, da cui i giovani faticano a staccarsi».
«Viviamo dell’eredità di un pensiero debole della sinistra moderata ma anche di quella radicale – prosegue Ferrero – e tra la gente c’è un sentire comune per cui il populismo di Di Pietro rimbomba più efficace di quanto prodotto da noi in questi anni. Abbiamo la necessità di dar vita a una grande narrazione fatta di pensieri forti ricominciando a dire delle verità elementari, per contrastare l’individualismo prodotto da Berlusconi».
Moltissime le sollecitazioni dalla platea, in particolare sulla nascita della federazione e sulla richiesta di unità della sinistra e dei comunisti: «La domanda di unità deve essere seriamente ascoltata e compresa. La formula della federazione risponde alla domanda di sintesi e mette a valore le differenze; è un processo includente rispetto al partito unico e non richiede cessioni sul piano dei contenuti che differenziano le molteplici anime che la compongono. La scommessa dell’autunno è quella di aggregare chi non ha ancora aderito al progetto, cercando di coinvolgere i soggetti sociali che si ribellano. Dobbiamo ricostruire una dimensione di massa della politica, lavorando sull’unità di classe».
Ma alla fine è Marco, 17 anni di Corigliano Calabro (Cs) che, con l’entusiasmo di chi si è appena addentrato nelle dinamiche di partito, centra il punto: «Come si fa ad aggregare, oggi che la gente non ci ascolta? Oggi che la maggioranza dei ragazzi è apatica e rifiuta la politica? Come si fa a crescere noi e a far crescere un partito che troppo spesso è repellente e mosso dal solo istinto di sopravvivenza dei propri dirigenti?». Paolo Ferrero applaude alla domanda e risponde seccamente: «Va rivista la modalità con cui ci rapportiamo ai giovani e alla società tutta, e va ristrutturato il funzionamento di circoli e federazioni. Da un lato bisogna mettere a valore la militanza, coordinarla. Vanno coinvolti tutti i compagni e tutte le compagne, ognuno secondo le proprie capacità e disponibilità. Occorre scardinare il meccanismo per cui i segretari di circolo diventano tuttofare e gli iscritti non vengono coinvolti. Infine, al contrario di ciò che è avvenuto nell’ultimo anno di frammentazioni e litigi, bisogna ritrovare l’utilità e la forza di una forma-partito utile se atta a determinare una volontà da un’aggregazione di persone».
«Dall’altro – prosegue Ferrero – non basta la falce e martello a spiegare chi siamo e cosa vogliamo. Occorre ricostruire da zero, con umiltà,un rapporto di fiducia tra noi ed i nostri soggetti di riferimento. Una connessione da produrre non esclusivamente sulla base di un’identità, spesso incompresa, ma sulle proposte politiche indispensabili per debellare le guerre tra poveri, funzionali alle destre, e creare un movimento reale di opposizione. Insomma bisogna riscoprire ed insegnare che la lotta paga».
Proprio durante il dibattito, operai dell’indotto Fiat occupano la sede di Confindustria a Potenza.
Ferrero conclude citando Mao: «Ribellarsi è giusto, ribellarsi è possibile». E’ proprio questo il senso del nostro ricominciare.

Di Alessandro Esposito (GC Bergamo) e Matteo Iannitti (GC Catania) su Liberazione del 26/08/2009

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