Antimafia e anti-Lega. Nel nome di Impastato

Impastato30 anni fa Peppino combatteva Cosa Nostra, oggi è il fratello Giovanni a guidare la sfida alla Lega. Dove questa si sente padrona e rimuove la targa intitolata al giovane ucciso. Intimidazione «padana» prima del corteo. In migliaia alla manifestazione a Ponteranica.

«Il silenzio uccide come la mafia», gridava Peppino Impastato. Ieri a Ponteranica, alle porte di Bergamo, in settemila hanno marciato «ancora cento passi» per non dimenticarlo. Hanno rotto con dignità l’omertà del profondo nord. Hanno spezzato quel silenzio ignorante che al sud copre la mafia e che da queste parti permette alla Lega di cancellare la memoria di un ragazzo di Cinisi ucciso nel 1978 perché parlava troppo. Hanno mandato a quel paese con garbo il leghista Castelli che li aveva definiti «razzisti». E hanno risposto con fermezza a quei codardi che l’altra notte hanno tagliato un ulivo piantato durante la settimana della pace per lanciare un avvertimento da veri picciotti. «Vogliamo pini, non ulivi, firmato Bepi». Un pizzino in bergamasco, tipicamente mafioso. Come l’atteggiamento di quei cittadini che hanno preferito trincerarsi dietro le finestre o dietro la loro ignoranza: «Impastato, chi è?».

Era su questo silenzio connivente che contava il sindaco leghista di Ponteranica, Cristiano Aldegani, quando a giugno ha deciso di togliere la targa dedicata a Peppino Impastato dalla biblioteca comunale per intestarla a un bravo prete locale, nonostante il parere contrario dei suoi confratelli. Di questa vigliaccata, a questo punto, viene quasi voglia di ringraziarlo, perché se fino a ieri qualcuno ancora poteva fare finta di non sapere chi è Peppino Impastato, adesso non può non sapere. Ieri non si potevano non vedere le migliaia di palloncini bianchi col viso di Peppino che hanno invaso le strade del paese, attaccati alle carrozzine dei bambini, alle borsette delle signore e agli zaini degli studenti.
La manifestazione, promossa da Libera, dal comitato Peppino Impastato e dalla Casa della Memoria di Cinisi, si è inerpicata lentamente sulla collina di Ponteranica. Niente slogan, ma tante parole. Su tutte quelle di Peppino, rilanciate dalle casse dell’unico carro, quello del movimento studentesco. In testa con il fratello di Peppino, Giovanni Impastato, anche Paolo Ferrero, Giovanni Russo Spena, Leoluca Orlando e Claudio Fava che sceneggiò il film «I cento passi». Grazie a quel film fu possibile rivedere e conoscere la storia di quel ragazzo assassinato dalla mafia. Dopo quel film in tutta Italia sono nati circoli che portano il suo nome. Ieri erano tutti a Ponteranica. C’era il circolo Impastato del Prc di Monza e il circolo Impastato di Libera. Le Donne in nero ricordano la forza di Felicia, la madre di Peppino che lottò fino alla fine perché fosse restituita dignità alla memoria di suo figlio. «Preti coi Maroni, dove siete? Respingete i cattoleghista!», porta scritto un distinto credente bergamasco. Un cartello pertinente in una terra profondamente cattolica, dove la chiesa tace di fronte al celodurismo padano. Meno fini i ragazzi del movimento studentesco. La loro spilletta riprende la frase di Peppino «La mafia è una montagna di merda» in chiave nordista: «La Lega è una montagna di merda». Molti striscioni chiedono legalità, «una parola che a sud significa lotta alla mafia e che al nord, Maroni&co. usurpano per avallare politiche securitarie, leggi razziali e ronde», spiega una signora.
Qui la destra è la Lega. E si manifesta contro la Lega. Anche chi in questi giorni ha avuto la tentazione di trovare una mediazione col sindaco per tenere la vicenda a livello locale, ieri ha dovuto guardare in faccia alla realtà: da queste parti esistono ancora cittadini che non sopportano le politiche leghiste nonostante i padani facciano il pieno di voti. Di chi? Di quelli che ieri stavano a lato della strada. Una signora, per esempio, vorrebbe andare in corteo ma «ho paura». La sua vicina è combattuta fra l’orgoglio di constatare che «così tanta gente in paese non l’avevo mai vista» e l’irritazione per «tutto questo casino che si poteva evitare. La colpa è di tutti», commenta laconica. E il sindaco? «Boh, io non so, è colpa di tutti e basta», taglia corto. Alla piccola Coop locale qualcuno va furtivo a fare la spesa. «Si potevano mettere d’accordo, questa è una gran pagliacciata», scuote la testa una bionda cinquantenne. Un corpulento padano guarda i manifestanti in cagnesco, immobile, a braccia conserte. Che ne pensa? «Non so e non ne voglio sapere, mi faccio i fatti miei», chiude omertoso come gli odiati «terroni». A proposito: «Di dove sei, di giù?», ci chiede scocciato.
Il serpentone di palloncini bianchi raggiunge la vetta dove c’è il palco, gli attori del teatro Tascabile, la musica e le poesie. Dalle casse arriva la telefonata di Salvatore Borsellino: «L’Italia sta scivolando verso una dittatura, per questo si cancella la memoria e si tolgono le targhe, dobbiamo resistere». Arriva anche il messaggio di alcuni studenti dell’Itis: «L’ignoranza non deve governare». Lorenzo Frigerio di Libera Lombardia ricorda ai padani che la mafia ce l’abbiamo in casa: «La Lombardia è la prima regione per il traffico di cocaina, la terza per aziende confiscate, la quarta per beni confiscati». Parla per ultimo il fratello di Peppino, Giovanni Impastato, il suo discorso è molto duro, molto chiaro e molto applaudito: «Bossi aveva definito Berlusconi un mafioso e ora è al governo con lui; accusa Roma ladrona, quando lui, i suoi parenti e i suoi amici sono i primi a essere mantenuti dai soldi pubblici di Roma e Strasburgo. Le camicie una volta erano nere, ora sono verdi, ma a parte il colore è la stessa storia. Compagni, noi dobbiamo fare in modo che non si ripeta… si può ancora dire compagni?». Oggi in Val Brembana si può ancora.

Di Giorgio Salvetti su il Manifesto del 27/09/2009

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Una Risposta to “Antimafia e anti-Lega. Nel nome di Impastato”

  1. Paolo Sizzi Says:

    Basta mafia, basta Italia

    Lombardia Libera

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