Intervista a Roberta Fantozzi: «Io e Paolo Ferrero in sciopero della fame»

Roberta Fantozzi, responsabile Lavoro e Welfare nella segreteria nazionale del Prc, ha iniziato ieri, insieme al segretario del Prc, uno sciopero della fame contro l’ennesimo tentativo di togliere potere contrattuale ai lavoratori, rendendo di fatto inapplicabile l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori.

«Quanto sta avvenendo in queste ore ha almeno avuto finalmente una qualche eco sui grandi giornali, a partire da Repubblica», spiega. «Ma si tratta di un disegno che va avanti da tempo, in un silenzio assordante. Di quella che è l’eutanasia del diritto del lavoro, si è discusso in circuiti ristretti, in convegni e iniziative, su pochi giornali come Liberazione, Il Manifesto e stop. Ma questo non sembra fermare il governo».

Quali sono gli aspetti più critici?
Ciò che si prevede è la possibilità di assumere i lavoratori sulla base di un contratto di lavoro individuale peggiorativo rispetto alle leggi e ai contratti collettivi nazionali, facendo “certificare” questi contratti da apposite commissioni. Nel contratto potranno essere inserite anche clausole attraverso cui il lavoratore rinuncia preventivamente a ricorrere, per la tutela dei propri diritti, alla magistratura e, viceversa, accetta che le controversie vengano decise da collegi arbitrali secondo equità, cioè senza il rispetto rigoroso delle leggi e dei contratti collettivi. La rinuncia può essere compiuta all’atto dell’assunzione, cioè quando evidentemente la condizione di ricatto in cui si trova il lavoratore è massima. Per altro verso viene comunque depotenziato il ruolo del giudice e si stabilisce che anche in caso di licenziamento il giudice debba tener conto degli accordi intervenuti in sede di certificazione. Si tratta dunque di una manovra per rendere inesigibili diritti essenziali, che scardina complessivamente il sistema delle garanzie e dei diritti del lavoro. E’ un nuovo attacco per svuotare l’articolo 18. E’ il lavoro senza giustizia: la legge del più forte che diventa norma della Repubblica. L’altro aspetto molto grave di quello che si sta approvando riguarda l’obbligo di impugnare entro 60 giorni dalla cessazione del rapporto i contratti a termine o di collaborazione, il che ovviamente è un freno fortissimo per tutti quei lavoratori precari che sperano di essere richiamati dopo la fine del rapporto di lavoro.

Cosa pensi della reazione dei sindacati?
Sul versante sindacale basta vedere le dichiarazioni di ieri di Bonanni e Angeletti per aver chiaro che Cisl e Uil sono sostanzialmente d’accordo. Del resto, quello che si sta approvando è in coerenza con il disegno di fondo che Cisl e Uil stanno perseguendo. La Cgil si è viceversa opposta con più iniziative e ne ha sottolineato tutta la gravità, senza farne tuttavia uno dei temi su cui indire lo sciopero generale del 12 marzo. Quello che sta accadendo invece è gravissimo anche perché sta dentro un disegno che si compone di molti altri tasselli. Un disegno che punta a ridefinire in maniera pesantemente regressiva il modello sociale complessivo del nostro paese, smantellando i diritti del lavoro e la democrazia. E’ lo stesso disegno che sta alla base della controriforma della contrattazione e del libro bianco del governo.
L’obiettivo di distruggere il contratto collettivo nazionale accomuna evidentemente la controriforma della contrattazione al collegato lavoro, con le deroghe peggiorative previste sia con la contrattazione di secondo livello che a livello individuale. Come è obiettivo comune il ridisegno complessivo del modello sociale e del ruolo dei sindacati. Angeletti al congresso della Uil ha rivendicato il sindacato della bilateralità, chiedendo in particolare il rafforzamento del ruolo degli enti bilaterali nel collocamento, nella formazione e sul fronte degli ammortizzatori sociali. Cosa che per altro sta già avvenendo, da ultimo, con l’intesa siglata tra Governo, Regioni e parti sociali sulla formazione. E gli enti bilaterali, cioè quelli composti congiuntamente da organizzazioni padronali e organizzazioni sindacali, c’entrano anche qui, moltissimo. Gli enti bilaterali sono infatti tra i soggetti a cui è affidata la certificazione dei rapporti di lavoro dal decreto legislativo 276 del 2003, e sono tra quelli che potranno conseguentemente istituire i collegi arbitrali secondo quanto disposto dal 1167. Padronato e sindacati insieme gestiscono e insieme certificano le deroghe al contratto nazionale. Insieme decidono sulle controversie. Frammentazione del mondo del lavoro, attacco ai diritti e ridisegno corporativo dell’intero modello sociale. Di questo si tratta. Il disegno complessivo del Governo, di Confindustria, di Cisl e Uil è questo.

Come è possibile reagire ora?
Questo ha ovviamente a che vedere moltissimo con la discussione sulle strategie politiche e sindacali di fondo, congresso della Cgil compreso. Per quel che ci riguarda, da un lato abbiamo cercato di sottolineare anche con lo sciopero della fame la gravità di quello che sta precipitando. Ma per altro verso ci eravamo attrezzati. Il pacchetto di Referendum che stiamo predisponendo, a cui ha lavorato il professor Alleva, propone una serie di quesiti di contrasto alla precarietà del lavoro. Un quesito in particolare è una risposta “preventiva” all’intervento legislativo che si sta predisponendo. Si tratta della richiesta di abrogazione delle procedure di certificazione dei contratti di lavoro, previste dal decreto legislativo 276 del 2003. Quelle procedure cioè su cui si basa tutto l’impianto del Ddl 1167-B. E’ uno strumento che mettiamo a disposizione di quanti vorranno opporsi con noi ad un attacco ai diritti del lavoro tra i più gravi della storia del nostro paese.

Di Natale Carta su Liberazione del 04/03/2010


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