Le affinità…elettive

A pochi giorni dalla seconda chiamata alle urne, la situazione è più che melodrammatica: sia a destra che a sinistra ci si sente con l’acqua alla gola. Nessuno è scientificamente sicuro di vincere, e sarà una manciata (o una mangiata??) di voti a fare pendere l’ago della bilancia dall’una o dall’altra parte.

È proprio in questo tipo di situazioni che gli accordi fra coalizioni anche rivali diventano fondamentali. Come qualche anno fa al governo nazionale, saranno i partiti minoritari a farla da padroni. Se Berlusconi ha vinto grazie alla Lega, e il suo governo vacilla continuamente tra una promessa di federalismo e una strigliata dell’area finiana, così toccherà a noi nel prossimo governo cittadino: il futuro sindaco starà lì da buon papà a comprare caramelle all’uno e concedere un’altra mezz’ora per rincasare all’altro, “a patto che…”. Insomma, non avrà certo vinto il migliore, ma solo colui che sarà stato più bravo nel gioco del compromesso, colui che saprà comprare la fiducia di qualcun altro, forse ad un prezzo neanche troppo basso.
La divisione e le lotte intestine sono la sifilide del nostro enturage politico nazionale e -di riflesso- territoriale: a destra, a sinistra e al “centro”. Certo, sulla questione ennese ci sarebbe qualche osservazione in più da fare, soprattutto su questo benedetto centro, che non si è ben capito dove fosse ubicato e di che natura fosse: geografico, ideologico o fisico-geometrico? Grazie al ballottaggio, però la posizione del centro ennese può essere finalmente delineata! È sicuramente un centro geometrico, cartesiano, fisico (d’altronde, da un emerito professore di matematica, dovevamo aspettarcelo!), un centro dove le forze di estrema destra e quelle di estrema sinistra si bilanciano talmente da annullarsi, dando per risultato, il centro dell’asse cartesiano: + – O. D’altronde cosa ci aspettavamo da una lista così rappresentativa della complicata situazione politica ennese? Che Focolarini e Rifondazione Comunista sarebbero riusciti a stare insieme per più di un mese? Era un paradosso a priori, una equazione senza campo d’esistenza. E così ci ritroviamo adesso con accordi al di fuori di ogni possibile ideologia d’appartenenza, sempre che ce ne sia una. Quello che conta è il “centro”… di smistamento dei voti.
Numeri: in consiglio, in assessorato, in tasca.
Suvvia, non dovete mica scandalizzarvi! Finiamola con il buonismo, con il vittimismo, con le manie di persecuzione e con le bulimie di sincerità. Siamo tutti grandi e vaccinati, e sappiamo come vanno le cose. Sappiamo bene tutti cos’è la politica, quindi smettiamola di prenderci in giro. La politica è l’arte del contrabbando e del compromesso. “Politica” non è sinonimo di giustizia e “Idea” non è simbolo di incorruttibilità. Ma di certo non ci aspettavamo che l’incorruttibilità proclamata “a ‘na vuci a ‘na vuci” da Enna al Centro, fosse così lesta e scendere a compromessi lasciando di stucco anche gran parte del suo elettorato. Per due sedie al comune. Speravamo, un po’ tutti, ci si vendesse per qualcosa di più.
L’unico segno tangibile di coerenza politica in tutto questo patatrac, che molti tra i politici dovrebbero prendere ad esempio di onestà intellettuale e correttezza politica, è quello dato da Rifondazione Comunista e Federazione della Sinistra, che dichiarano in un comunicato stampa la conclusione del loro impegno elettorale alla fine del primo turno, non essendo coerente con i principi proposti e ampiamente discussi in campagna elettorale, un’alleanza con i due schieramenti rappresentati al ballottaggio. Ma non tutti hanno questa grande onestà intellettuale, non tutti sanno ancora guardarsi allo specchio e riconoscersi come qualcosa dai contorni ben definiti.
Come nel caso del Pdl Sicilia, che in una profonda crisi di identità, si è arruolato tra le fila del Pd. Ma questo è un peccato veniale dettato dagli strani equilibri provinciali: le affinità, sono affinità, e si capisce bene che si sia scelto di allearsi anacronisticamente con la sinistra: il Pd ennese è un partito dalla mentalità berlusconiana, che ha una bandiera di sinistra e un modus facendi da confederazione degli imprenditori della cosa pubblica: al posto di fare soldi con le imprese private di proprio dominio, il Pd ennese fa soldi con la cosa pubblica, di proprio dominio. E lasciatemelo dire: sono altamente più intelligenti di Berlusconi: non ci mettono neanche soldi di tasca, li guadagnano soltanto. Per cui capisco bene gli onorevoli pidielliani, che sposano in questo modo una specie di causa liberista. Almeno loro non avevano fatto voto di integerrima condotta.
Come andrà a finire, aspettiamo di saperlo giorno 14 giugno.

Di Roberta Gulisano su Vivienna del 09/06/2010

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