“Il precariato fa scuola!”.Incontro/seminario sulla contro-riforma Gelmini

“Controcorrente”. Non può certo esservi altra aggettivazione per i comunisti e la sinistra anticapitalista di questo paese.

In anni in cui i partiti vengono fondati sui predellini delle automobili (PDL), nelle urne di false primarie (PD) o nelle spiagge ( Partito della nazione), la Federazione della Sinistra (soggetto unitario promosso da PRC, Comunisti Italiani, Socialismo 2000 e Lavoro e Solidarietà), che celebrerà il suo congresso fondativo a dicembre, vuole nascere dal basso, essere emanazione della conflittualità sociale diffusa che esige la presenza di una forza di sinistra anticapitalista forte, capace di rappresentare i ceti subalterni che dentro la crisi capitalistica vedono sempre più ingrassare le proprie fila. Si, perché oggi, una soggettività politica di alternativa o è in grado di sostenere e, se del caso, promuovere episodi di resistenza e di conflitto, affiancando a ciò una proposta valida e sistemica, o semplicemente non è.
Con questo intento abbiamo organizzato nei giorni scorsi un incontro/seminario sui temi della contro-riforma Gelmini che ha visto riuniti attorno ad un tavolo un gran numero di studenti e docenti. La vicenda della scuola italiana oggi, se da un lato rappresenta il paradigma dello stato in cui versa il nostro Paese, dall’altro incarna la rotta verso cui questo sciagurato governo ha da tempo indirizzato la nave sulla quale stiamo tutti. Con un taglio complessivo di 8 miliardi nel comparto scolastico si sta realizzando il più grande licenziamento pubblico di massa dell’Italia repubblicana: 250 mila lavoratori! Come ha sostenuto Gabriella Mancuso, Responsabile Conoscenza del PRC/FDS, quella che impropriamente viene chiamata riforma, altro non è che una manovra inserita nella Finanziaria e che, dunque, non si pone alcun programma strategico riformatore ma esclusivamente taglia finanziamenti. Non a caso, più che di riforma Gelmini, si è fatta strada ormai la definizione di riforma Tremonti, ad indicare appunto il carattere economicistico e non programmatico della manovra. Su un aspetto “culturale”, comunque, la legge 133 ha certamente inciso: coerentemente con la de-socializzazione innescata dal berlusconismo, infatti, ha prodotto una scissione verticale all’interno del mondo della scuola, una perdita di senso che ha innescato una guerra fra poveri, fra precari e personale di ruolo, figure lavorative che, in realtà, subiscono le stesse politiche e che, dunque, fanno parte della stessa classe. Contro questa sciagurata manovra, in tutto il Paese è in atto una rivolta capillare che i mass-media oscurano quotidianamente, dandone spazio solo allorquando si determinano gesti di disperazione, come gli scioperi della fame iniziati a Palermo e, dopo poco, in tutto il territorio nazionale. In realtà, come ha spiegato Claudia Urzì, del Coordinamento Precari della Scuola di Catania, ogni giorno si sperimentano nuove forme di opposizione a questi licenziamenti di massa, come lo sciopero degli scrutini promosso dai sindacati di base che, in particolare a Catania e Palermo, ha registrato una straordinaria adesione, e la straordinaria manifestazione a Messina e Villa S. Giovanni. Dall’iniziativa, che, come tutti i partecipanti hanno riconosciuto, ha rappresentato un importante momento di riflessione e di rilancio delle mobilitazioni in provincia di Enna, sono emerse anche valide proposte la cui praticabilità andrà nei prossimi giorni verificata, come il rifiuto alle ore di supplenza extracurriculari, da proporre ai Collegi docenti, e la costruzione di un comitato di lotta dei lavoratori della scuola in ogni comune.
Nei giorni scorsi, ha ricordato Luca Cangemi, Segretario regionale del PRC/FDS, abbiamo chiesto come Federazione della Sinistra al Direttore dell’Ufficio scolastico regionale di prendere atto della grave situazione delle scuole in Sicilia per la carenza cronica di organico, e di comunicare al ministero di non essere nelle condizioni di assicurare il regolare inizio dell’anno scolastico. Siamo ovviamente rimasti inascoltati. Ma il dramma della scuola siciliana resta tale e quale. Dobbiamo, ha proseguito Cangemi, iniziare a smontare le bufale che quotidianamente vengono diffuse attraverso la stampa di regime e quando, a giustificazione dei tagli, viene scandalosamente affermato che l’istruzione incide troppo sul bilancio statale, dobbiamo essere in grado di contrattaccare con altre domande, le nostre: quanto incidono sul bilancio statale le spese militari? Perché, a fronte di 8 miliardi di euro decurtati dalle spese per l’istruzione, quest’anno il governo Berlusconi ne ha spesi esattamente il doppio per acquistare 131 cacciabombardieri f-35? Contro chi dobbiamo andare in guerra? Ma la legge 133, ha concluso Cangemi, di cui chiediamo con forza l’abrogazione, rappresenta solo lo scheletro di un processo di destrutturazione che la classi dirigenti stanno mettendo in campo poco alla volta. È contro questo che oggi dobbiamo prioritariamente indirizzare la nostra battaglia, battendo sul tempo un governo reazionario in grado di avanzare progetti di contro-riforma sconosciuti persino alla Democrazia Cristiana.

Carmelo Albanese
Segreteria provinciale PRC/FDS -Enna-

Da Ennanotizie del 18/09/2010

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