Ceausescu a noi ci fa un baffo!

Il 31 ottobre scorso si è tenuto ad Enna il Congresso provinciale del Partito Democratico. Ovviamente, già per tempo la stampa locale non ha avuto attenzione che per questo importante evento il cui esito, peraltro, sintetizzato dall’elezione di Mario Alloro alla Segreteria, era ampiamente scontato, considerato che gli scontri di potere interni, esplosi nel corso delle recenti elezioni amministrative, hanno portato la consorteria “Galvagno”, in rotta con l’altra consorteria, quella legata al senatore Crisafulli, a non partecipare all’assise.

Nei giorni precedenti il Congresso la città è stata tappezzata di manifesti che lo pubblicizzavano, affiancati e, non di rado, sovrapposti, a quelli  della recente tornata elettorale municipale; quella, per intenderci, dei 260 candidati al consiglio comunale di cui un terzo spalmati nelle tre liste del PD. Anche per coloro i quali non sono ennesi, non risulterà difficile immaginare a quale orrendo spettacolo si sia potuto assistere (e si continua ad assistere, visto che i manifesti, per quanto sbiancati, continuano a troneggiare) camminando per le vie cittadine: “monnezza” per le strade e, alzando di poco lo sguardo, “monnezza” nei muri!

Questi signori tengono ormai in pugno il presente e, se vi sarà, il destino di questa città! Come dimostra la seguente foto, violando palesemente le regole “materiali” della civiltà, hanno colonizzato perfino il simbolico.

E’ una foto del quadrivio di Enna bassa, scattata pochi giorni prima del Congresso PD. Osservando attentamente si nota come questi personaggi, nella loro mania egemonica, non solo hanno imbrattato l’intera città di manifesti, ma si sono addirittura presi la briga di confezionare una segnaletica di misura regolamentare da posizionare negli spazi adibiti alle indicazioni stradali (addirittura, come si vede nella foto, sotto al segnale che indica la direzione per l’ospedale!).

Avrebbero potuto costruire un tazebao, come si è soliti fare in queste occasioni o, ancora meglio, avrebbero semplicemente potuto non fare nulla, visto che il Congresso doveva tenersi nei locali della tribuna dell’autodromo di Pergusa (e non in un bunker sotterraneo!), luogo conosciuto anche da un bambino in questa provincia e, comunque, ben individuabile grazie alle indicazioni “legali” sparse per tutta la città. Ma il simbolico, come si sa, non è un campo della metafisica, ma un preciso terreno di comunicazione; sotto quest’aspetto, quel cartello sembra dire: “padroni in casa nostra!”, in barba alle leggi basilari che regolamentano l’affissione e la segnaletica. Amaramente, non si può che dar loro ragione! Il quadrivio di Enna bassa è uno snodo centrale della nostra città e, per questo, è quotidianamente presidiato dai vigili urbani; in aggiunta, oltre ad essere collocata a pochi passi da lì la Stazione di Polizia stradale, è il luogo principale dei posti di blocco di tutte le forze dell’ordine (Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza), giorno e notte, come purtroppo ben sanno i giovani ennesi sottoposti ad un livello di repressione sconosciuto a qualsiasi altra città siciliana. E’ del tutto evidente, dunque, che chi non ha voluto vedere non ha visto perché semplicemente…non doveva vedere. Il pannello è stato rimosso dopo diverse settimane dalla conclusione del Congresso, ma il gesto, palesemente illegale, è rimasto impunito. Non resta che l’indignazione!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: