Prostitute nella Resistenza

A proposito dell’unico tema presente nell’agenda politica e nel dibattito pubblico di questi mesi, posto una notizia poco conosciuta che, a mio avviso, può offrire uno spunto di riflessione interessante e, se possibile, contribuire a far prendere una piega diversa a questa avvilente, moralista e ipocrita discussione attorno al mestiere più antico del mondo.

Le prostitute non sono una categoria proletaria generalmente considerata come elemento importante dell’antifascismo. A torto: pur non essendo una categoria professionale così ampiamente rappresentata come gli operai di fabbrica, ben 135 prostitute sono censite nei fascicoli dei sovversivi del Casellario Politico Centrale; cinque di loro sono friulane. E’ un giusto atto di risarcimento pubblicare le loro succinte biografie, nelle quali lo spirito di rivolta è testimoniato unitamente agli aspetti delle loro dure condizioni di vita. Piccoli episodi, mai banali, di una resistenza quasi sempre individuale, isolata e lontana dai riflettori della commemorazione. Come per gli antifascisti internati in manicomio, morti spesso in solitudine anche dopo i giorni della Liberazione.

Senza fissa dimora: Pierina A., dalle offese a Mussolini al manicomio.

Nata a Cividale del Friuli. Residente a Cividale, prostituta, antifascista, denunziata per offese a S.E. il 1° Ministro, schedata dal 1927 al 1933, radiata. Viene arrestata il 10 dicembre 1927 e condannata a tre mesi e 25 giorni di reclusione ed a 250 lire di multa, anche se forse verrà graziata in base al R.D. del 24 dicembre successivo. E’ l’unica episodio a carattere politico in mezzo ad uno stillicidio di 16 condanne per oltraggio, ubriachezza e contravvenzione al foglio di via. Dal 23 luglio 1932 è ricoverata al manicomio di Cividale.

Teresa C. e l’Inno dei lavoratori.

Nata ad Udine, prostituta, antifascista, schedata fra il 1930 ed il 1933, ammonita, radiata. L’11 settembre 1929 viene arrestata per il canto del socialista Inno dei lavoratori in un’osteria di Udine. Viene condannata a due mesi di arresto, due di libertà vigilata. Si tratta dell’unico episodio accertato di dissidenza politica da parte di una persona che non ha, in passato, militato in partiti sovversivi né ha simpatizzato per essi, disinteressandosi sempre di politica.

Silvia M., antifascista per amore.

Nata a Treppo Carnico, prostituta, residente a Bologna, domiciliata a Trieste, antifascista, schedata dal 1929 al 1940. Viene denunciata nel 1929 dalla spia Stress, come collaboratrice e finanziatrice della fuga da Trieste del convivente E. C. (già proprietario di una casa di tolleranza di cui S.M. era direttrice). Cerca poi di raggiungerlo in Austria, ma non le viene concesso il passaporto. Continua ad operare in varie città dell’Emilia, dove diventa domestica presso privati nel 1938, anno nel quale la polizia ne perde le tracce.

Insultando Mussolini sull’aria di Bandiera rossa: Maria P.

Nata ad Udine, prostituta, casalinga, coniugata, antifascista, schedata dal 1929 al 1938, morta il 31 maggio 1938. Viene arrestata il 19 aprile 1929 per offese a Mussolini e condannata a tre mesi ed un giorno di reclusione ed a 510 lire di multa. Non ha precedenti di attività politica. Di carattere ribelle, esercita la prostituzione illegalmente, ed ha alle spalle varie condanne per furto ed oltraggio a pubblico ufficiale. Nuovamente, il 28 novembre 1930 nella stazione ferroviaria di Udine, si è resa responsabile di vilipendio alle istituzioni costituzionali dello Stato, oltraggio ad un Ufficiale della Milizia Ferroviaria ed offese a S.E. il Capo del Governo. Viene condannata ad un anno di reclusione, con 1/6 di segregazione cellulare ed a 1.000 lire di multa. Liberata il 17 gennaio 1932, viene ammonita, ma già il 19 giugno successivo viene scoperta in contravvenzione, uscendo di casa dopo l’orario consentito.

Vittoria P.: si stava meglio sotto i tedeschi. Anzi no, viva la Jugoslavia!

Nata a San Giovanni di Manzano (poi trasformato in S.G. al Natisone), residente a Corno di Rosazzo ma senza fissa dimora, schedata dal 1928 al 1941; biografia. Orfana di madre dall’età di 4 anni, lasciata dal fratello di 6 – emigrato prestissimo all’estero – è costretta per mantenersi alla vita girovaga ed alla prostituzione irregolare (che risulta non praticare più prima del 1931). E’ anche rinchiusa in manicomio, dal quale evade nel 1924. Arrestata nell’agosto 1928 in provincia di Brescia, inveisce contro il duce e viene condannata a 6 mesi di reclusione e 500 lire di multa, parzialmente condonati. In passato non ha svolto attività politica, ma ha subito condanne per ubriachezza e contravvenzione al foglio di via. Nell’aprile 1930 viene arrestata a Monfalcone per aver pronunciato frasi antipatriottiche, ricavandone una condanna a 67 giorni di arresto. La svolta nella sua vita è il matrimonio con un fisarmonicista ambulante da Mira (Ve) il 29 agosto 1931: se dopo tutte le condanne viene rimandata al comune di origine e vigilata (nell’ottobre di quell’anno viene arrestata a Casale sul Sile per offese al duce ed aver inneggiato alla Jugoslavia), dopo il fermo avvenuto a Mira nell’estate 1932 viene accolto il suo trasferimento di residenza presso il marito. Ammonita politica nel 1931, prosciolta nel 1933. Nel 1934 viene emesso dal Ministero dell’Interno l’ordine di arresto per espatrio, in quanto irreperibile, anche se la stessa Prefettura di Udine la ritiene più semplicemente in viaggio con il marito. Ricercata per una condanna di 6 mesi per contravvenzione al foglio di via, viene rintracciata ed arrestata nel 1937. Più tardi, ritornerà a far perdere le sue tracce.

Dal blog lastorialestorie del 12/02/2011

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2 Risposte to “Prostitute nella Resistenza”

  1. Ilaria Says:

    Non ho niente contro le prostitute, anche se ovviamente mi piacerebbe che non ci fosse più il bisogno di vendere e/o comprare corpi per prestazioni sessuali. Ritengo scandalosa la doppia morale e le raccomandazioni e la corruzione dilgante… e l’omologazione giovanile per ciò che rigurda ideali e virtù. E per ciò che riguarda, soprattutto, i mezzi per raggiungere obiettivi e posti di lavoro.

  2. prcarmerina Says:

    Concordo pienamente con quanto detto sopra, aggiungo: la mercificazione di un corpo, il denaro che si infila persino nel sesso è la forma suprema di spoliazione a devastazione capitalistica. Non ci sia nulla che non sia in vendita, nulla che non sia lecito.

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