La tomba di Gramsci

Questa mattina ho visitato la tomba di Antonio Gramsci (1891-1937) e, confesso, per un attimo non sono riuscito a trattenere l’emozione. Si trova nel Cimitero Acattolico di Roma, un incredibile luogo tra Porta San Paolo e Testaccio in cui sono le tombe di molti illustri defunti e che, per la cura con cui è tenuto, Clara Woolson Benedict (1844-1923) non esitò a definirlo “l’unico cimitero gioioso che io conosca” (Lettera del gennaio 1908 pubblicata in The Benedicts Abroad e stampata privatamente a Londra nel 1930). Le ceneri dell’autore dei Quaderni, inumate temporaneamente al cimitero del Verano, furono traslate al cimitero degli Inglesi nel settembre del 1938 per volontà della cognata Tatiana Schucht, e la tomba, originariamente posta in altro sito all’interno del cimitero, nel 1958 fu spostata nella sua attuale collocazione (per una ricostruzione dell’intera vicenda clicca QUI).

Per giungere alla tomba di Gramsci ho dovuto seguire un sentiero che costeggia la zona est del cimitero e, poiché questo è disposto in salita, come in una parete di collina, mi si è posta di fronte una incredibile panoramica di innumerevoli monumenti. Alla fine sono arrivato, trovandomi al cospetto del sarcofago che contiene le ceneri di uno dei maggiori pensatori e dirigenti politici che ha condizionato così profondamente la mia formazione.

Sulla tomba sono disseminati prevalentemente piccoli ciottoli, su cui dei visitatori hanno scritto il loro nome, e qualche pezzo di carta con brevi commenti. Ad un tratto, però, sotto una pietra, ho notato un foglio stracciato, inzuppato d’acqua piovana, che mi ha incuriosito. Così, aprendolo delicatamente in modo da evitare di sgualcirlo ancor di più, con stupore vi ho trovato all’interno una delle più commoventi lettere che Gramsci scrisse alla madre durante il periodo di prigionia, quella del 10 maggio 1928, riportata in questo blog il 23 dicembre 2008 nel post “Cara mamma…“. Non ho la minima idea di chi sia l’autore/autrice della trascrizione, ma credo valga la pena rileggerla.

Cara mamma,

vorrei per essere tranquillo, che tu non ti spaventassi o ti turbassi troppo qualunque condanna siano per darmi. Che tu comprendessi bene anche col sentimento, che io sono un detenuto politico e sarò un condannato politico, che non ho e avrò mai da vergognarmi di questa situazione. Che, in fondo, la detenzione e la condanna le ho volute io stesso, in certo modo, perchè non ho mai voluto mutare le mie opinioni per le quali sarei disposto a dare la vita e non solo a stare in prigione. Che perciò io non posso che essere tranquillo e contento di me stesso.

Cara mamma, vorrei proprio abbracciarti stretta stretta perché tu sentissi quanto ti voglio bene e come vorrei consolarti di questo dispiacere che ti ho dato: ma non potevo fare diversamente.

La vita é cosi’, molto dura, e i figli qualche volta devono dare dei grandi dolori alle loro mamme, se vogliono conservare il loro onore e la loro dignità di uomini.

Antonio Gramsci, lettera alla madre, 10 maggio 1928

Per vedere le foto che ho scattato clicca QUI o vai alla pagina “Foto”


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2 Risposte to “La tomba di Gramsci”

  1. gisella Says:

    grazie compagni, un gran bell’articolo. gisella

  2. Ilaria Says:

    grandissimo Gramsci!

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