Dopo il 15 ottobre: stretta repressiva e rilancio del movimento

Posto di seguito due importanti interviste a Paolo Ferrero (Segretario nazionale di Rifondazione Comunista) e a Luigi De Magistris (Sindaco di Napoli e esponente di punta dell’Italia dei Valori). Storie profondamente diverse sono quelle di Rifondazione e di De Magistris, ma al fondo emerge una cultura politica straordinariamente simile, unico antidoto per uscire dalla morsa repressiva cui la casta vuole imprigionarci, per rilanciare le proposte del movimento per una alternativa di società.

«Parlare di ordine fa il gioco della Bce. Facciamo subito altre assemblee»

Intervista a Paolo Ferrero

Segretario Paolo Ferrero, c’è un’inedita consonanza fra Di Pietro e il ministro Maroni sulla reintroduzione della legge Reale.

Una sciocchezza, ma anche un fatto gravissimo. Non solo per la sempre sbagliata idea di legislazione di emergenza, che ha solo fatto danni, ma perché ora il tema diventa l’ordine pubblico. Serve a chi non vuole discutere della crisi. E se questo gioco lo fa il governo, si capisce. Se lo fa una forza d’opposizione è una follia.

Vengono al pettine differenze di fondo, anche fra forze alleate. Voi del Prc, per esempio, siete alleati dell’Idv a Napoli.

A Napoli siamo alleati con De Magistris: infatti lui non sostiene l’idea di Di Pietro. De Magistris ha una posizione dialogante con il movimento: e cioè pone al centro la soluzione dei problemi sociali, non gli apparati repressivi. Una differenza vera, in politica. La proposta di Di Pietro dimostra quello che dico da sempre: che il Nuovo Ulivo non ci piace e che serve costruire la sinistra. Nell’Ulivo c’è di tutto: dal neoliberismo a posizioni indistinguibili dall’altro schieramento.

«La violenza è il vero nemico di questo movimento», dice da sinistra Vendola. Anche lei la pensa così?

La violenza è uno degli avversari. Uccide la possibilità di far crescere un movimento democratico e anticapitalista di massa, una possibilità che oggi invece c’è, anche più dei tempi di Genova, perché il neoliberismo va contro gli interessi della gran massa della popolazione. Ma l’avversario di un movimento antiliberista è appunto il neoliberismo. E chi gli impedisce di crescere e svilupparsi fa un favore alla Bce.

Al corteo di sabato scorso la cronaca segnala per la prima volta manifestanti che applaudivano la polizia. Lei c’era. Li ha visti?

Ho visto le foto. Può essere successo perché il corteo ha percepito subito gli atti di violenza come un’aggressione nei propri confronti. Tant’è che chi ha tentato di impedirli è stato aggredito. Un nostro compagno si è messo davanti a una vetrina, e gli hanno tirato una bomba carta. Questi atti hanno sequestrato la democrazia di massa dei manifestanti: si era deciso collettivamente di fare il corteo, non altro. Il movimento è stato stritolato da un’aggressione politica e anche fisica.

Qual è il suo giudizio sull’operato delle forze dell’ordine, sabato scorso?

Sono state gestite male. Tutto quello che è successo a Piazza San Giovanni lo dimostra. Personalmente ho chiesto al questore che facesse aprire una via di uscita a via dell’Amba Aradam, ma lui ha detto no. Poi per forza di cose la via si è aperta lo stesso, ma chi voleva tirarsi fuori da questa situazione insostenibile, a lungo non ha potuto. La gente pacifica si è trovata intrappolata.

Scelta deliberata o incapacità?

Il risultato è stato la distruzione della manifestazione.

Fra i manifestanti c’è chi dice che è serviva un servizio d’ordine.

Se ne può discutere, ma non avrebbe modificato qualitativamente la situazione. Però non cadiamo anche noi nella trappola di parlare solo di scontri, e di guardie e ladri. Nei prossimi giorni dobbiamo organizzare nuove assemblee nei territori per rimettere quel mezzo milione di persone a ragionare insieme su come si porta avanti questo movimento e su come dovrà incidere sui meccanismi economici e sociali. Dobbiamo darci una struttura, democratica e tendenzialmente nonviolenta, in nome della sua efficacia. Altrimenti avrà vinto chi voleva nel 15 la fine di tutto, anziché l’inizio.

La giornata del 15 ottobre sarà una linea di demarcazione fra forze politiche del campo dell’opposizione?

Intanto la proposta di Di Pietro mi pare che sia bocciata da tutta l’opposizione, anche dal Pd. Ma noi non dobbiamo stare fermi: dobbiamo aver la forza di sconfiggere chi pensa che da ora in poi si deve parlare solo di ordine pubblico. Dobbiamo aprire uno spazio di discussione per organizzarci ed essere efficaci contro il neoliberismo.

Di Daniela Preziosi su Il Manifesto del 18/10/2011

«No a vecchi arnesi fascisti Protesta piena di contenuti»

Intervista a Luigi De Magistris

«Si deve tornare alla Legge Reale. Anzi bisogna fare la ‘legge Reale 2’. Contro atti criminali come quelli di Roma. Si devono prevedere arresti e fermi obbligatori e riti direttissimi con pene esemplari», tuonava ieri Antonio Di Pietro a proposito della manifestazione del 15 ottobre, a cui non ha partecipato. Di diverso avviso il sindaco di Napoli e collega di partito, Luigi de Magistris, che invece a Roma c’è andato: «Sono stato soprattutto con Maurizio Landini e la Fiom, ma ho girato per il corteo il più possibile, per vedere e sentire cosa ha da dire il popolo degli Indignati». Sindaco, da ex pm, ci vogliono davvero le leggi speciali?

La legge Reale è un vecchio arnese fascista cancellato dalla democrazia, non serve resuscitarlo. Ci sono le leggi ordinarie, usiamo quelle. Piuttosto si rischia di cancellare una protesta piena di contenuti politici mettendola solo sul piano dell’ordine pubblico. Ho assistito a una certa dose di opportunismo da parte degli apparati di partito. Qualcuno, come me, c’è andato a titolo personale, qualcun’altro è rimasto a guardare per vedere come andava. La violenza non può essere la scusa per cancellare i problemi posti dagli Indignati. Un gruppo di giovanissimi ha deturpato la manifestazione, resta da capire come mai si sia sottovalutata la situazione e che ruolo ha svolto l’intelligence.

Si invocano leggi speciali per chi protesta quando la classe dirigente non fa che eludere il diritto.

Il rischio è che l’opinione pubblica si sia assuefatta alle malefatte del potere. Al punto in cui siamo, per assurdo, Berlusconi potrebbe mangiare un bambino e nessuno si stupirebbe. Il ministro Romano e il coordinatore campano del Pdl Cosentino, accusati di collusione con le mafie, continuano a pontificare. La violenza dei clan che entra nelle istituzioni, fatta di forzatura delle leggi e carta bollata, non indigna più nessuno. Il pericolo è che se una parte della società comincia a pensare che non è più possibile cambiare attraverso la politica allora avremo sempre di più ribellioni violente, magari anche fatte in buona fede. Ma naturalmente chi non vuole il cambiamento può utilizzarle come pretesto per ritornare a un ordine reazionario. Poi, certo, la mia solidarietà va a quanti, forze dell’ordine e manifestanti, hanno rischiato di farsi molto male.

Ieri ci sono state perquisizioni a tappeto in tutta Italia. L’impressione è che si sia colpito nel mucchio, più per intimidire che per indagare.

Non voglio giudicare il lavoro delle forze dell’ordine però, da sindaco, dico attenzione a criminalizzare il dissenso. Ho sentito molti accostamenti in questi giorni che non condivido. Le lotte per la difesa delle comunità contro le discariche, i No Tav della Val di Susa, i No Dal Molin sono cosa diversa dal mettere a ferro e fuoco una città. C’è tanta forza nelle idee dei movimenti che non c’è bisogno della violenza. E’ gente che ci mette la faccia, non il passamontagna.

Com’era quella parte di corteo che quasi nessuno ha raccontato?

Pieno di proposte per un altro paradigma economico che mette radicalmente in discussione quello attuale. Pieno di cultura e non di generici slogan contro Berlusconi. Pieno di persone di tutte le età, uomini, donne e giovanissimi, precari, operai, artisti, intellettuali, pensionati, disoccupati e impiegati che hanno fischiato le frange più violente. Frange che però vanno interrogate, bisogna capire perché, per dare uno sbocco politico e democratico, portare richieste e bisogni nel governo della cosa pubblica. Attenti a quelli che hanno interesse a bloccare questo processo.

Di Adriana Pollice su Il Manifesto del 18/10/2011

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: