Alcuni chiarimenti in merito all’Editoriale di Vivienna “Mazzini si o Mazzini no?”

Cortese Redazione di Vivienna,

il Vostro editoriale del 26 febbraio c.a. dal titolo “Mazzini si o Mazzini no?” affronta una importante questione su cui nelle ultime settimane la cittadinanza ennese sta animatamente dibattendo. Poiché siamo parte attiva di questa “contesa”, come da Voi stessi riconosciuto, vorremmo allora precisare alcuni elementi che, a nostro avviso, aiuterebbero a comprendere meglio contesto, oggetto e protagonisti di quello che rischia di diventare, per precisa volontà di qualcuno, un assurdo bailamme.

Siamo giovani, adulti, studenti, lavoratori, iscritti e non iscritti a formazioni politiche, credenti e non credenti. Siamo, in sintesi, cittadini della Repubblica italiana, “fedeli” alla sua Costituzione; nel solco del dettame della Carta Costituzionale ci siamo associati per esercitare in modo più incisivo la nostra sovranità nelle forme e nei limiti che essa prescrive. Come cittadini, dunque, ci informiamo, e lo facciamo non attraverso il “curtiglio” popolare, ma leggendo i giornali, navigando su internet e acquisendo notizie da tutte le forme, vecchie e nuove, di trasmissione di conoscenza.

La Vostra testata, in particolare, è per noi una preziosa fonte di informazione su tutto ciò che di rilevante accade in città e non solo, ed è infatti proprio da Voi che abbiamo appreso in prima istanza gli intendimenti dell’Amministrazione Comunale in merito alla sostituzione della statua di Mazzini con una della Madonna. Per la precisione, già tre mesi fa, nell’articolo del 24 novembre 2011 dal titolo “Enna. 600° Patrona Maria SS. della Visitazione. 27 novembre 2011 – 25 novembre 2012 Anno Giubiliare Mariano”, veniva riportato quanto segue: «Il sindaco ha, infine, annunciato interventi strutturali presso il Duomo dove verrà dislocata la statua di Mazzini, posta di fronte la chiesa, per far posto ad un’altra che rappresenti il 600° e la Madonna […]»; ancora, nell’articolo del 5 gennaio 2012 intitolato “Enna: 600° Patrona, Cardinali e autorità già da febbraio. Città capitale mariana”, l’autore, facendo il resoconto della Conferenza in cui era stato illustrato il programma per le celebrazioni del 600°, riportava che il Sindaco «[…] ha confermato lo spostamento della statua di Mazzini dinanzi il Duomo per far posto ad una della Patrona […]» e, sempre nello stesso articolo, richiamando l’intervento del Presidente di Rinnovamento nello Spirito Salvatore Martinez, veniva scritto che «[…] è già realtà la statua della Madonna da mettere nella piazza dinanzi il Duomo», e la stessa statua definita «”il segno che rimane”»; infine, nella consueta nota “Q” del 16 febbraio intitolata “Q – Enna. LA CITTA’ NORMALE”, dedicata all’incontro dell’Amministrazione Comunale con la cittadinanza del lunedì precedente, così G. L. Borghese commentava l’intervento del primo cittadino su questo specifico aspetto: «Poi [il Sindaco] ha iniziato con le grandi trasformazioni epocali. Per evitare l’immobilismo (in gergo chiamasi “carbone bagnato”) toglieremo nome e statua a Mazzini e le macchine da piazza Coppola. La prima cosa è un omaggio a Santa Madre Chiesa, cui fu fatto lo sgarbo di intitolare la piazza del duomo a quel genovese mangiapreti e repubblicano. La seconda è forse per mettere una statua di Marco Aurelio a cavallo davanti al Municipio e imitare così il Campidoglio, visto che quanto ad efficienza antigelo il nostro Sindaco non è secondo a nessuno e tanto meno al sindaco capitolino».

Come si vede, quindi, è stata la Vostra testata la nostra principale fonte di queste informazioni; ragion per cui, se di “scivolone” si trattasse, al limite sarebbe il vostro, come vostre sarebbero le conseguenti eventuali “magre figure”. Ma andiamo al punto.

Noi ammettiamo di avere un terzo, anzi un secondo, fine; ci avete scoperti e di questo ve ne siamo grati: dietro la difesa della statua di Mazzini vi è la più generale difesa della vocazione al Risorgimento e ai suoi ideali che la piazza in cui è collocata (ed è sempre stata collocata lì) la statua del patriota genovese custodisce da centocinquanta anni, cioè da quel lontano 1862 quando, in seguito ala fugace visita di Garibaldi a Castrogiovanni, venne intitolata all’”eroe dei due mondi”. Per questa motivazione di fondo noi crediamo innanzitutto che sia sbagliato cambiare denominazione a quella piazza e che, a maggior ragione, lo sia fornirgli una denominazione che non ha nulla a che vedere con lo “spirito” di quel luogo.

Del resto, ci si consenta di avere forti perplessità circa la fragile argomentazione secondo cui lo spostamento rientrerebbe nelle celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Per l’intero 2011, anno di tale ricorrenza, l’Amministrazione Comunale non ha fatto nulla per inserirsi nel coro delle città italiane: perché di questa brillante idea di valorizzare Mazzini, di sistemare l’omonima piazza strappandola all’incuria e al degrado, di riarticolare la viabilità in piazza Prefettura non se n’è parlato prima? Come mai esce fuori solo adesso, in una conferenza stampa di presentazione del programma per le festività mariane? Si usi almeno la cortesia di essere franchi e onesti con la cittadinanza: questa strampalata invenzione è stata partorita da altre menti, probabilmente fuori dalla nostra città e con il solo scopo di eliminare da piazza Mazzini il ricordo di qualcosa con cui, evidentemente, qualcuno ha ancora difficoltà a convivere. Questo è quello che noi pensiamo. Nondimeno, siamo persuasi che ognuno sia legittimato a realizzare le proprie aspirazioni così come il Sindaco ad avere un’idea di città. Al pari, però, lo sono i cittadini, che devono potersi esprimere e, se del caso, opporre alle scelte che non condividono e, in particolare, devono poterlo fare i Consiglieri Comunali che, come noi, si trovano a leggere solo sulla stampa di tali faraonici e rivoluzionari propositi del primo cittadino, non essendo ancora nelle condizioni di valutare uno straccio di progetto.

È plausibile ritenere che l’elezione diretta dei sindaci abbia avuto effetti distorsivi su personalità particolarmente egocentriche, ma è il Consiglio Comunale, non il Sindaco, l’organo depositario della democrazia cittadina. Lì siedono i rappresentanti del popolo; in quella sede (e non nella stanza del Sindaco, men che meno in altre stanze) il 1 maggio 1950, nel clima di fervore per la riconquistata libertà e, allo stesso tempo, per l’avvenuta realizzazione dell’ideale repubblicano, 28 consiglieri comunali (repubblicani, monarchici, democristiani, comunisti) all’unanimità decisero di ergere un monumento alla memoria di Mazzini e di collocarlo dove sta adesso. E perché il consesso civico prese questa decisione? Perché «da tempo era nei voti della cittadinanza», come si legge nel verbale di quella adunanza conservato presso l’Archivio storico comunale. Diversamente dai racconti, questi si, di “curtiglio”, infatti, la documentazione archivistica, allorché si ha la voglia e la pazienza di consultarla prima di spararla troppo grossa, smentisce qualsiasi teoria circa un presunto gesto riparativo da doversi fare nei confronti di un non meglio definito mondo cattolico. Il monumento raffigurante Mazzini fu, quindi, fortemente voluto dai cittadini, e la decisione del Consiglio Comunale, in un’epoca in cui la rappresentanza politica rispettava la volontà popolare molto più di oggi, ratificò nei fatti questo desiderio. A dimostrazione di ciò, pur essendo un periodo difficile per l’economia di un paese appena uscito dalla guerra, i cittadini ennesi si autotassarono volontariamente per farlo costruire e, tra loro, una quota non irrilevante, 350.000 lire, fu donata dagli ennesi emigrati in America (somma evidentemente enorme se si pensa che l’ente comunale ne versò 500.000).

Il quadro, dunque, egregia Redazione di Vivienna, è composito molto più di quanto si voglia far credere. Per questo la nostra battaglia si arricchisce di molte sfaccettature: attraverso la difesa di un simbolo e di una piazza parla il linguaggio del rispetto dei nostri avi e dei loro desideri, del diritto/dovere del Consiglio Comunale ad essere coinvolto in questa discussione e della libertà dei cittadini di organizzarsi e battersi perché non si realizzi questo scempio.

Il Comitato “Enna città laica”

Links correlati:

Mazzini o la Madonna: questo il dilemma! (Da Dedalo del 27/02/2012)

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2 Risposte to “Alcuni chiarimenti in merito all’Editoriale di Vivienna “Mazzini si o Mazzini no?””

  1. Comitato “Enna città laica”: «Cara Vivienna, sei scorretta e faziosa, ma vogliamo venirti incontro» « Insorgenze d’alta quota Says:

    […] che eravate stati proprio voi a pubblicare quelle notizie, ma non ci fu nulla da fare e anche quella lettera venne cestinata. In quel frangente, anzi, in forma privata ci spiegaste alcune cose: 1) Che non era […]

  2. Giuseppe Sacvuzzo Says:

    Io sono cattolico praticante, è credo in tutto ciò che è divino ma penso che la statua della madonna essendo la patrona di Enna ci sono dei siti più idonei esempio:
    Piazza Europa Piazza Coppola ecc… Mazzini è ormai un simbolo dell’unita di Italia per Enna è quindi per me deve assolutamente rimanere al suo posto!

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