Ciao Eric

«Ho vissuto quasi tutto il secolo più straordinario e terribile della storia umana. Ho vissuto in paesi diversi e ne ho visitati parecchi altri in tre continenti. Forse, nel corso di questa lunga vita, non ho lasciato nel mondo un’impronta visibile, anche se ho lasciato una notevole quantità di tracce impresse sulla carta, ma da quando, all’età di sedici anni, mi sono reso conto di essere uno storico, ho osservato e ascoltato per la maggior parte della mia vita e ho cercato di capire la storia del mio tempo».

E. J. Hobsbawm, Introduzione a Anni interessanti. Autobiografia di uno storico, Rizzoli, Milano 2002.

 Si è spento questa mattina a Londra, all’età di 95 anni, Eric. J. Hobsbawm, senza dubbio uno tra i più grandi storici del Novecento. Di formazione marxista (tra i pochi ancora in vita a non averla rinnegata), Hobsbawm è stato in grado di indagare lucidamente le contraddizioni, le catastrofi ma anche gli aspetti migliori del secolo passato, fornendo alla comunità scientifica nuove categorie interpretative e di indagine storiografica. Ma non solo questo l’aveva reso così popolare. I libri di Hobsbawm, infatti, diversamente da quelli di molti altri studiosi, non sono mai andati fuori moda, riuscendo piuttosto ad intercettare sempre nelle librerie e nelle biblioteche un numero elevatissimo di lettori; segno questo della straordinaria capacità dell’autore di tenere assieme rigore scientifico e aspetto divulgativo.

Ne Il secolo breve, il testo più diffuso e conosciuto dell’intellettuale inglese, aveva sviluppato la riflessione sul Novecento come «sandwich storico», un “secolo breve” appunto, chiuso tra la Rivoluzione del ’17 e il crollo dell’Unione Sovietica, e quella lettura era rimasta per anni (la prima edizione è del 1994) un punto fermo delle ricerche in questo campo.

Nato ad Alessandria d’Egitto, cresciuto tra Vienna e Berlino, nei primi anni trenta Hobsbawm si era trasferito in Gran Bretagna e studiato a Cambridge. Alla fine della guerra aveva intrapreso la carriera accademica insegnando a Londra e negli Stati Uniti. I suoi scritti, pregiati contributi alla conoscenza dei fenomeni umani, affrontano in modo originale i principali nodi del dibattito storiografico: splendida è la trilogia sulle figure devianti  – I ribelli, I banditi, I rivoluzionari, tutti editi da Einaudi – come anche gli studi sulla borghesia e gli imperialismi, mentre nella sua autobiografia (Anni interessanti. Autobiografia di uno storico), è stato in grado di coniugare la serietà e la precisione nell’esposizione dei fatti con l’avvincente narrazione di una vita, la sua, ricca di esperienze, viaggi, impegno politico e di studio: «Ho vissuto quasi tutto il secolo più straordinario e terribile della storia umana – scriveva nell’introduzione -. Ho vissuto in paesi diversi e ne ho visitati parecchi altri in tre continenti. Forse, nel corso di questa lunga vita, non ho lasciato nel mondo un’impronta visibile, anche se ho lasciato una notevole quantità di tracce impresse sulla carta, ma da quando, all’età di sedici anni, mi sono reso conto di essere uno storico, ho osservato e ascoltato per la maggior parte della mia vita e ho cercato di capire la storia del mio tempo».

A Eric Hobsabawm più di una generazione di storici deve tanto della propria formazione. Oggi non ci ha lasciati solamente un grandissimo intellettuale, ma se n’è andato un vero e proprio “simbolo” di quella esasperata sete di conoscenza cui molti di noi non possono/debbono fare a meno. Al nostro/mio dolore si affianca il rammarico per non aver potuto stringergli la mano, conversare con lui sui tanti “perchè?” di cui è necessariamente lastricata la strada della ricerca. Ci conforta solo avere la certezza di poter trovare sempre sugli scaffali delle nostre librerie le opere del suo ingegno da cui attingere nei momenti più difficili del nostro percorso di studi ma anche, e forse soprattutto, di quello umano e politico.

Negli anni, quando talvolta mi sorprendeva l’immaginazione d’incontrarlo, sentivo tutto il timore e la riverenza che naturalmente assale quando – anche se solo in un mondo ipotetico – ci si trova di fronte ad un Professor di questo calibro. La sua morte alleggerisce la coscienza celata dietro quei sogni infantili ed oggi mi permette di trovare il coraggio di rivolgermi a lui in seconda persona. Ciao Eric.  

Carmelo Albanese

  • E. J. Hobsbawm, video-lettera ad Antonio Gramsci

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Una Risposta to “Ciao Eric”

  1. hemmer Says:

    Manda quest’ ‘intervista a Antonio Crisi Baci

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