“Cambiare si può: una lista per il lavoro”. Intervista a Luciano Gallino

“Può essere una lista fondata sui temi del lavoro e della crisi, in fondo non ne parla nessuno, nemmeno Grillo”. Il professor Luciano Gallino la presenta così la proposta di una lista della sinistra che è stata lanciata con l’appello “Cambiare si può” firmato da numerosi esponenti della sinistra intellettuale, sociale e anche da artisti e artiste. Accanto al suo nome si trovano quelli di Marco Revelli, Paul Ginsborg oppure Moni Ovadia e Sabina Guzzanti, operai della Fiom e esponenti No Tav oppure l’esponente del comitato No Dal Molin di Vicenza.

 “I contenuti della nostra lista – spiega Gallino – erano già presenti nell’appello del movimento Alba (acronimo di Alleanza, lavoro, beni comuni, ambiente, ndr) di qualche mese fa. Dinanzi al fallimento della politica e alla latitanza di idee soprattutto da parte del centrosinistra ci è parso utile appellarci a chi è sensibile ai temi concreti e attivare le forze di una sinistra non solo parolaia”.

Chi sono i soggetti a cui guardate?

Non i partiti. Ci sono invece tante persone che si interrogano sul significato reale della crisi economica globale e hanno intenzione di scavare un po’ di più, di trovare risposte più concrete. Queste persone sono più numerose di quanto si pensi. La crisi ha morso inprofondità e ha contribuito a far nascere numerosi interrogativi sulle bugie che vengono raccontate, su improbabili luci in fondo al tunnel o sul fatto che le responsabilità di tutto sarebbero della Germania.

Non ritiene che si tratti delle stesse persone attratte dal movimento di Grillo?

In quello che dice Grillo ci sono alcune cose interessanti. Quello che a me non va, però, è il tono sopra le righe, l’elemento aggressivo fino all’insulto e al disprezzo dell’avversario. Credo che ci siano molte persone attratte da quei temi ma non dai toni da commedia popolare.

È solo una questione di toni?

Non solo: se si guarda il programma del Movimento Cinque stelle, come giustamente invita a fare Travaglio, cliccando sul sito del movimento, si può osservare, ad esempio, che il M5S non parla di lavoro o di occupazione o di altri temi che figurano nel nostro appello.

Che rapporti avete, invece, con altri soggetti della sinistra?

Tra coloro che hanno condiviso e appoggiato l’appello c’è Paolo Ferrero, da cui si può essere distanti politicamente ma che dice cose di notevole concretezza sulla finanza e le politiche di austerità. Il problema è piuttosto rappresentato dai vari partiti che si alleano, si frantumano, si dividono. Non si sa mai bene con quale soggetto si ha a che fare. Punti di contatto ci sono con la Federazione della Sinistra e anche con Sel. In realtà ci sarebbero anche con gli elettori del Pd che sono cosa diversa dai loro dirigenti.

Quale sarà il rapporto con il centrosinistra?

La nostra lista è sicuramente a sinistra del Pd. Noi siamo disposti a confrontarci sui programmi ma le premesse non sono allettanti. Non c’è molto da attendersi dal Pd.

Nella lista ci sarà anche De Magistris?

Francamente non so risponderle. Vedremo nelle prossime riunioni, il 18 novembre e poi il 1 dicembre.

Sarà una lista arancione?

Non so, non ho grande attrazione per l’arancione.

Meglio il rosso?

Un rosso magari non troppo intenso ma un colore più forte non mi dispiacerebbe.

Di Salvatore Cannavò su Il Fatto Quotidiano dell’08/11/2012

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