Ginsborg l’anti-Grillo

Lo storico sfida il M5S puntando sui delusi della politica. Il punto di partenza è l’appello «Cambiare si può», lanciato il 6 novembre. Un manifesto che conta 70 firme di peso e che ha tra i suoi promotori e organizzatori i sociologi Luciano Gallino e Marco Revelli, l’ex magistrato Livio Pepino e lo storico Paul Ginsborg. «Anche se il sostegno al nostro movimento sta crescendo – dice a Lettera 43.it proprio Ginsborg, tra le anime della nuova iniziativa politica – e sono in arrivo nuove adesioni importanti che per adesso preferisco non rivelare».

Quale sarà il nome della nascitura lista ancora è da decidere: «È un movimento di cittadinanza attiva aperto al mondo dell’associazionismo – ha sottolineato lo storico di origine inglese – e già questo, per ora, è sufficiente a connotarla».
Ma la finalità dell’iniziativa è ben delineata: «La nostra è una proposta alternativa ai partiti che punta tutto su una nuova politica economica. Non neoliberista». Che si colorerà d’arancione grazie al dialogo proficuo con la nascente formazione dei sindaci capitanata dal primo cittadino di Napoli Luigi De Magistris, poi, è molto probabile. «Ma gli interlocutori privilegiati» – ha rimarcato lo studioso già promotore del movimento Alba (Alleanza lavoro benicomuni ambiente) – saranno operai, ceto medio e disoccupati, giovani e non solo». Con una missione precisa: «Recuperare la grande sacca di astensionismo che sta crescendo nel Paese. In antitesi, naturalmente, al Movimento 5 stelle». Anche questo è un altro elemento distintivo del movimento.

Il vostro progetto, quindi, è una risposta alternativa anche al grillismo?

Sì. Non ci convince la forma di opposizione di Grillo, anche se ne condividiamo alcune battaglie come la forte denuncia alla Casta dei partiti.

Come pensate di recuperare gli astensionisti?
Mostrando loro che esiste un’alternativa dignitosa ai classici partiti. Parlo di una soluzione sobria. E lo posso dire da inglese d’origine, al contrario dello stimato premier Mario Monti.

A dicembre ci sarà la prima assemblea per decidere il futuro della lista. Anche De Magistris lancerà il movimento arancione. È possibile una convergenza?
Noi speriamo che ci sia. Esistono segnali che vanno in questa direzione, ma sarà una decisione che maturerà all’interno del movimento.

Quando?
Intanto, il 17 novembre ci sarà l’assemblea degli aderenti ad Alba e saranno fondamentali per noi le decisioni democratiche prese in quella sede. Il secondo step sarà l’assemblea di tutti coloro che appoggiano l’idea della lista, il 1 dicembre. In quell’occasione dovremo valutare prima di tutto il peso che abbiamo raggiunto con la nostra proposta.

Si riferisce alle adesioni?
Sì. Il futuro della lista dipende dalla risposta dei cittadini.

Non è un caso che la vostra assemblea si terrà a ridosso del secondo turno delle primarie nel Partito democratico. Dietro c’è un messaggio chiaro a Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi?
Il messaggio è uguale per entrambi.

E qual è?
La nostra ferma convinzione che la politica economica di austerità sposata in Europa è stata un terribile errore perché, senza abbassare il debito, sta riducendo lo stato sociale ai minimi termini e bruciando il futuro delle nuove generazioni.

È un messaggio rivolto anche a Nichi Vendola e alla sua alleanza con Bersani?
Sì perché il leader di Sinistra e libertà si è piegato alla linea del Pd che, neanche troppo velatamente, è di fatto quella di Monti.

Un dialogo con Renzi che ha dichiarato di voler interloquire solo con i cittadini potrebbe essere più facile per il vostro movimento?
Assolutamente no. Da cittadino fiorentino, posso dire che Renzi è una persona dinamica e di grande capacità mediatica, ma anche superficiale sul piano dell’economia politica.

Porte chiuse al sindaco di Firenze, insomma?
Nutriamo forti dubbi su quanto di Renzi sia solo show e quanto sostanza.

Secondo alcune indiscrezioni, Bersani vorrebbe aprire ai movimenti sia alla destra sia alla sinistra del Pd. Potrebbe diventare un interlocutore?
Sono solo manovre di palazzo. La vera apertura ai movimenti sarebbe dire basta all’attuale politica economica. Allora sì che potremmo dialogare.

Landini non vuole fare politica, ma il bacino dei voti Fiom è ambitissimo. Pensate di riuscire a intercettarlo?
Trovo corretto che un sindacato non si schieri. Che, poi, tra la Fiom e Alba in particolare esista un feeling è risaputo. Ma la nostra sfida è più ampia.

Cosa vuol dire?
Riuscire a parlare con operai, ceto medio, precari e disoccupati, tutti colpiti dalla crisi. E con loro stringere un’alleanza sociale e politica sui temi del lavoro e dei diritti.

Ma il movimento non rischia di frammentare ancora di più la sinistra e, quindi, di disperdere voti?
No. E il motivo è semplice.

Qual è?
La nostra lista si propone di essere nuova su questioni di genere, democrazia partecipativa e idea stessa di politica. E questo è un forte discrimine rispetto a tutto resto. Il motore del movimento, inoltre, è il mondo dell’associazionismo e non i partiti vecchio stampo.

Se un leader politico volesse aderire all’iniziativa?
Non ci sono preclusioni, l’importante è capire che il movimento nasce dal basso e chi aderisce al progetto lo fa con totale abnegazione.

Ci sarà bisogno, però, di un coordinamento centrale.
Avremo un coordinamento centrale e, soprattutto, delle regole a cominciare dalla selezione democratica della classe dirigente e fino al limite dei mandati.

Sulla scia dell’esperimento di democrazia diretta di Grillo?
No perché anch’esso appartiene alla vecchia tradizione personalistica della politica italiana che va da Silvio Berlusconi a Umberto Bossi. Lo stesso comico genovese è un capo carismatico. Non a caso se sta incontrando delle difficoltà non è per eccesso, ma per assenza di democrazia.

Quanto la legge elettorale può condizionarvi?
È chiaro che più si va in direzione di un sistema proporzionale maggiori chance ci saranno per le voci delle minoranze e, nel nostro caso specifico, per un movimento trasparente che nasce dal basso e non ha fondi.

Se l’ultima ipotesi allo studio, però, prendesse forma, forse un’alleanza con il movimento arancione sarebbe necessaria.
Ci sono buone possibilità, ma intanto pensiamo tutti a un possibile nome che non sia solo un colore.

Di Paola Alagia su Lettera 43 del 09/11/2012

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: