Cancellieri, perfetta esecutrice della repressione di Stato

Del ministro dell’interno Annamaria Cancellieri si parlerà molto probabilmente più nei giorni che stanno per arrivare di quanto si sia fatto finora. Un prefetto, cresciuta fin dal lontano 1972 nelle stanze del ministero, delegata negli anni ad incarichi delicati e di massima responsabilità proprio in quanto ritenuta fidata strumento degli apparati dello Stato.

Per capirne il profilo bisognerebbe aggirarsi più spesso nei corridoi del Viminale, nell’immenso e kafkiano labirinto di quel palazzo dove ogni tanto capita di trovarsi di fronte a porte che danno su sale eleganti e che sanno di epoche antiche.
Dove le facce sono sempre le stesse, cambiano i ruoli e i posizionamenti, ogni tanto qualcuno degli uomini e delle donne che si intravedono seduti alle scrivanie vengono distaccati nelle periferie del Paese ma poi tornano, fra scartoffie oggi telematiche, gelidi comunicati, cassetti pieni di fascicoli la cui lettura è possibile solo a chi è in grado di decriptare un linguaggio ostico noto solo agli adepti. A guardare il sito del ministero, sembra di scorgere una immensa vivacità telematica, tutto sembra trovare una propria collocazione, ma poi ci si accorge che l’immagine predomina sui contenuti, la forma sulla sostanza. E da quando il titolare del dicastero è una delle gemme di questa stirpe prefettizia, nonostante per un periodo recente sia stata posta in quiescenza per andare a presiedere la Commissione per il piano rifiuti della Regione Sicilia e che l’allora presidente della Regione, Raffaele Lombardo, l’abbia anche nominata commissario al Teatro Bellini di Catania, è come se burocrazia repressiva e ruolo politico abbiano trovato modo di fondersi in una unica persona.

Il salto di qualità per lei in realtà si compie quando viene nominata – da Roberto Maroni – Commissario prefettizio a Bologna, dopo le dimissioni del sindaco Flavio Delbono. Il centro destra, ma soprattutto Casini tentano di proporla come candidata alle elezioni anticipate bolognesi, lei tentenna poi rifiuta. Ma ormai viaggia verso la politica, 1 mese come Commissario prefettizio nella disastrata Parma e poi la nomina a ministro, preceduta dalla fama di prefetto di ferro e dal guanto di velluto e di “amata amministratrice”. Grande propaganda iniziale “la seconda donna al Viminale”, una rassicurante somiglianza con Angela Lansbury, la protagonista della fortunata serie televisiva La signora in giallo, ma dal suo arrivo è cambiato nulla o poco rispetto al precedente inquilino del dicastero? A essere sinceri si. La crisi ha cominciato a mordere e a trasformarsi sovente in conflitto sociale vero e proprio. E quale è stata la risposta fornita dalla zelante ministra? Manganelli e manganelli: il primo, capo della polizia che dirige come una orchestra; i secondi, che siano rivolti contro pastori sardi, studenti medi a mani alzate, cassaintegrati, occupanti di case, minatori, persone che si oppongono alla devastazione del proprio territorio, uomini e donne lasciati in mezzo ad una strada dalla legge senza tregua del neoliberismo. In quanto a gaffe certo non potrà mai eguagliare la sua collega Elsa Fornero ma da buona “tecnica” incontinente e con le contraddizioni nell’armadio, qualcuna non se la è lasciata scappare. Era il 6 febbraio scorso e la frase ebbe una buona eco: “Noi italiani siamo fermi al posto fisso – mania montiana – nella stessa città di fianco a mamma e papà”. Peccato che siano ormai decine di migliaia i ragazzi e le ragazze che se ne vanno a cercare lavoro all’estero, peccato che siano molti di più quelli e quelle che lasciano le zone più depresse per cercare occupazioni precarie e malpagate nelle nostre metropoli, magari continuando a studiare, peccato che il suo caro figliuolo, evidentemente diverso dai comuni mortali, risulti aver ricevuto una graziosa liquidazione di 3 milioni e 600 mila euro, per aver lavorato ben 14 mesi come direttore della Fondiaria Sai (Ligresti tanto per fare un nome).

Per il resto l’anno di lavoro è stato segnato da caratteristiche affatto discontinue con coloro che l’hanno seguita. Impegni soprattutto in incontri con i governi transitori della sponda sud del Mediterraneo, per replicare e confermare gli accordi volti a scoraggiare gli “ingressi irregolari”. Sul fronte immigrazione, uno di quelli che riguarda più direttamente il suo ministero, Anna Maria Cancellieri ha apparentemente rimosso la circolare del titolare precedente, Roberto Maroni, e ripristinata la possibilità di accesso ai Centri di identificazione ed espulsione anche per i giornalisti… previa autorizzazione della prefettura concordata col ministero. Dei 21 mila profughi rimasti in Italia rispetto ai 60 mila giunti nel 2011 si sa solo ufficialmente che il termine della protezione umanitaria loro accordata, terminerà il 31 dicembre. Poi tutto sarà affidato a decisioni che dipenderanno dalla disponibilità economica di Comuni e Regioni. Sull’intera tematica la prefetta si è sempre mossa con cautela, sapendo che il governo di cui fa parte non ha alcun interesse reale a intervenire alla radice delle storture legislative. Le sole eccezioni sono state una sanatoria per far emergere circa 130 mila lavoratori e lavoratrici al nero, utilizzata, dati i costi a carico dei migranti, per far cassa sulle spalle di questi lavoratori e una dichiarazione in cui si afferma la necessità di addivenire ad uno “ius soli temperato (?). Traduzione: miglioramenti delle modalità per far ottenere la cittadinanza ma mantenendola come concessione offerta dallo Stato.

Sul piano della lotta alla criminalità organizzata e le manie securitarie va detto che rispetto al passato sembra scemata l’idea di riempire piazze e città di militari in assetto da guerra, ora il problema sembra esser rappresentato dalla movida notturna. Ma dipende da un cambio di rotta o molto più probabilmente dalla scarsità di risorse che si possono sprecare per simili pantomime? I militari, i carabinieri, gli agenti di P.S. servono ad altro. Sono utilizzate per battere a tappeto le situazioni di conflitto come la Val di Susa – numerose le testimonianze di agenti infiltrati fra i manifestanti No Tav – militarizzando di fatto intere porzioni di territorio. Ci sono tanti cittadini che si oppongono ad una cosiddetta grande opera, altri che non vogliono vedersi espropriati dei propri diritti, lavoratori che non accettano le misure imposte dai padroni? Il manganello è sempre pronto, il lacrimogeno può sempre partire, le manette possono sempre scattare e chi ne fa uso gode, perennemente della protezione totale della ministra. Prevale lo spirito di corpo oscuro, quello perfettamente adattabile ad uno governo che ignora la nozione di democrazia anche formale.

Non sono bastate le condanne per i fatti di Genova, non contano nulla le infinite testimonianze di pestaggi ingiustificati ai danni di lavoratori e studenti, gli insulti osceni rivolti alla madre di Federico Aldrovandi. Al massimo si potrà parlare di “mele marce” di “errori dovuti alla concitazione” di “legittima difesa alle provocazioni”. Soldi e soldati per sedare ogni sintomo di rivolta si trovano, gipponi e mezzi blindati disposti a difendere i palazzi del potere sfrecciando nelle strade romane o nelle città in cui esplode il malessere non mancano mai e la Signora in Giallo è perfetta esecutrice della gestione repressiva del disagio, tanto si tratta di reggere solo per alcuni mesi, poi – nonostante la collega Fornero – la pensione è già assicurata.

Le sue ultime arroganti dichiarazioni, a seguito delle grandi manifestazioni degli studenti e dei professori di mercoledì, in difesa totale dell’operato dei propri agenti, anche quando tutto dimostra il contrario, sono la cifra esatta della farsa che si nasconde nel retro del governo tecnico. E sono la ragione ennesima per bocciarla e far si che magari se ne torni in Libia, terra in cui nacque figlia di genitori che forse credevano nell’impero. È una curiosa coincidenza ma non si tratta del primo caso riscontrato di alti funzionari al ministero dell’interno, terminali di uno Stato che dichiarano di servire e della Costituzione che si sono impegnati a rispettare che vengono dal dimenticato e osceno “splendore coloniale”. Chiaramente gli errori dei padri non debbono ricadere sui figli ma allora perché al Viminale si respira ancora così forte l’aria di un regime lontano nel tempo?

Di Stefano Galieni su «Ombre Rosse» n. 20 del 16/11/2012

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: