PRC – Raccolta firme a sostegno dei tre referendum su lavoro e pensioni

loperildiciottoDa oltre un mese, nel silenzio generale dei media, il Partito della Rifondazione Comunista ha dato avvio anche in provincia di Enna alla campagna di raccolta firme a sostegno dei tre referendum sul lavoro e le pensioni.

Nello specifico: con il primo referendum si propone di abolire l’articolo 8 della manovra finanziaria del 2011 che ha cancellato il contratto nazionale di lavoro, permettendo con accordi aziendali deroghe sui diritti fondamentali dei lavoratori (orario e contratto in primo luogo); con il secondo si vuole difendere la reiterata manomissione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, voluta questa volta dal governo Monti, poiché siamo convinti che reintegrare nel posto di lavoro un lavoratore licenziato ingiustamente sia un principio di civiltà che, qualora venisse stralciato, renderebbe tutti e tutte meno liberi/e nell’esigibilità di diritti sanciti dalla Costituzione; infine, con il terzo referendum si propone di abolire tout court la contro-riforma delle pensioni del ministro Fornero che ha esteso a tutte le categorie di lavoratori il metodo contributivo e abolito quello retributivo, prodotto il dramma dei c.d. “esodati” e reso vana la speranza per le giovani generazioni di avere un giorno la pensione.

Tutti i cittadini che vorranno sottoscrivere i referendum potranno farlo presso le Segreterie Comunali; già da oggi i moduli di raccolta firme sono disponibili negli uffici di Enna, Calascibetta ed Assoro, ma dai prossimi giorni lo saranno anche nel resto dei Comuni della provincia ennese.

 Carmelo Albanese

Comitato Politico Regionale PRC – Sicilia

Da Dedalo e Rifondazione Comunista Sicilia del 26/11/2012

Referendum su Lavoro e Pensioni promossi dal Prc: Ecco l’appello di diversi intellettuali

Ad integrazione della nota stampa inviata ieri, con la quale si informava della raccolta firme a sostegno di quattro quesiti referendari sul lavoro e le pensioni, e del deposito dei moduli di sottoscrizione presso le segreterie comunali di Enna, Calascibetta ed Assoro, si comunica che da oggi i medesimi moduli sono disponibili per i cittadini che volessero sottoscriverli anche negli uffici comunali di Agira, Barrafranca, Nicosia, Nissoria, Piazza Armerina, Pietraperzia e Valguarnera.

Si allega di seguito, infine, un appello a sostegno dei referendum firmato da diversi intellettuali, economisti, dirigenti sindacali e femministe.

 Carmelo Albanese

Comitato Politico Regionale PRC – Sicilia

Da Enna Press e Rifondazione Comunista Sicilia del 28/11/2012

 APPELLO

Perché appoggiamo il referendum abrogativo della “riforma” delle pensioni di Fornero e Monti e invitiamo a sostenerlo, assieme ai due referendum per i diritti del lavoro.

 La “riforma” delle pensioni, al pari della manomissione dell’articolo 18 e della volontà di distruggere la contrattazione collettiva e i diritti del lavoro attraverso l’articolo 8, è parte organica della profonda regressione sociale, civile e democratica, a cui le politiche iperliberiste europee e del governo Monti stanno condannando le nostre società.

 Le misure assunte rappresentano una controriforma strutturale destinata ad aggravare la crisi e a produrre conseguenze negative gravissime sull’insieme del corpo sociale.

 Sarà così per la maggior parte delle lavoratrici e dei lavoratori dipendenti, in particolare per tutti coloro che svolgono lavoro operaio ed esecutivo, per i quali è persino fisicamente insostenibile lavorare fino a 67 anni e in prospettiva fino a 70.

 Sarà così per tutti coloro che, espulsi dai luoghi di lavoro per gli effetti della crisi, rischiano di trovarsi senza nessun reddito, con un aumento esponenziale della precarietà e dell’insicurezza del vivere, come accade già oggi per gli “esodati”, diventati loro malgrado il simbolo sacrificale di politiche rigoriste e insipienti.

 Pesantissime sono le conseguenze per le donne, che già prima della controriforma non riuscivano a raggiungere i requisiti per la pensione di anzianità, tra precarietà e percorsi lavorativi discontinui, a causa delle tante discriminazioni di genere persistenti nel nostro sistema produttivo e in ragione del doppio lavoro, pagato nella produzione di beni e servizi, e non pagato, “di cura”, nelle case. Lavoro non pagato che continua a scaricarsi soprattutto sulle donne, specie quando il sistema del welfare viene smantellato e privatizzato, i diritti ridotti a privilegi, le politiche di condivisione delle responsabilità di cura, considerate un lusso.

 Le giovani generazioni infine, in nome delle quali si è affermato fosse necessaria la riforma, vedranno invece ulteriormente compromessa la possibilità di accedere ad un posto di lavoro, perché la permanenza degli anziani al lavoro contribuisce a bloccare ogni mobilità sociale. In un sistema di precariato a vita, la pensione pubblica sarà per chi si affaccia oggi al mercato del lavoro, meno che “una mancia” a causa dell’intervento operato in passato sui coefficienti di trasformazione e della riduzione del loro rendimento.

 La controriforma delle pensioni realizza in realtà il più violento aumento dell’orario di lavoro nell’arco della vita, dal dopoguerra ad oggi, proprio nel periodo di più grave recessione economica quando per uscire dalla crisi, sarebbero necessarie politiche opposte: di redistribuzione del lavoro attraverso la riduzione dell’orario e sarebbe indispensabile investire sull’occupazione e la sua qualità, definita anche dalla sostenibilità dell’intreccio tra vite e lavori di donne e uomini.

 L’iniquità della controriforma è sottolineata inoltre dal fatto che essa non è motivata in nessun modo da problemi di sostenibilità del sistema pensionistico preesistente, come comprovano studi dell’Eurostat e dello stesso nucleo di valutazione del Ministero del Lavoro , ma solo dalla scelta di utilizzare i contributi versati per le pensioni per fare “cassa” nell’immediato e arrivare in prospettiva allo smantellamento del sistema pubblico a favore dei fondi privati.

 Per questi motivi la campagna di raccolta firme per l’abrogazione della controriforma pensionistica è importante. Insieme ai referendum sul lavoro rappresenta la possibilità di dare voce al disagio sociale sempre più grave prodotto dalle politiche del governo Monti e dell’Unione Europea, ed un’opportunità per cercare di costruire una piattaforma di cambiamento che viva nella società attraverso il protagonismo diretto dei cittadini e delle cittadine, restituendo loro iniziativa politica e sovranità.

Francesco Bardinella, Fiom ILVA Taranto

Riccardo Bellofiore, economista

Fausto Bertinotti, direttore  di Alternative per il Socialismo

Francesco Brigati, Fiom ILVA Taranto

Maria Grazia Campari, giurista femminista

Roberto D’Andrea, segreteria nazionale NIDIL CGIL

Ciro D’Alessio, Fiom Fiat Pomigliano

Antonio Di Luca, Fiom Fiat Pomigliano

Anna Fedeli, segreteria nazionale FLC CGIL

Gianni Ferrara, costituzionalista

Sandra Fioccardo, Fiom Aviogroup

Francesca Koch, femminista, Casa Internazionale delle donne di Roma

Alfonso Gianni, direttore di “Cercare ancora”

Beniamino Lami, segreteria nazionale SPI CGIL

Monica Lanfranco, giornalista, direttora di Marea

Nina Leone,  Fiom Fiat Mirafiori

Mimmo Loffredo, Fiom Fiat Pomigliano

Alberto Lucarelli, costituzionalista

Giovanni Mazzetti, economista

Pietro Passarino, segreteria regionale CGIL Piemonte

Nicoletta Pirrotta, femminista

Sabina Petrucci, resp. Ufficio Europa FIOM

Antonella Picchio, economista, femminista

Bianca Pomeranzi, femminista

Marco Revelli, sociologo

Gianni Rinaldini, coordinatore nazionale de La Cgil che vogliamo

Patrizia Sentinelli, Altramente

Antonella Stirati, economista

Massimo Torelli, attivista

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