Cataldo Salerno lascia il PD. Chi se ne frega!

salernobart3Che il nervosismo dei più “autorevoli” esponenti dell’entourage crisafulliano non facesse presagire nulla di buono (per loro) era lapalissiano. Adesso la nomenclatura deve fare i conti con un fatto scottante, la cui portata – per ciò che attiene agli assetti del potere a Enna, nella sua provincia e in generale in Sicilia – non è errato definire storica e, per ciò, dagli esiti imprevisti: il ventennio crisafulliano (se consideriamo – errando – solo il periodo in cui Vladimiro Crisafulli ha ricoperto il ruolo di deputato regionale prima e senatore dopo) si è chiuso.

Ci sarà tempo per analizzare a freddo quali effetti avrà la decisione della Commissione dei Garanti del PD. Oggi si può solo prendere atto che lor signori hanno perso e Vladimiro Crisafulli si trova costretto, obtorto collo, ad uscire dalla scena politico-parlamentare. Certo, ci sono modi e modi di ammettere le sconfitte e di tirarsi fuori. In politica come nella vita spesso è questione di stile, che poi altro non è che comprensione degli avvenimenti, verosimile interpretazione dei fatti e delle decisioni. Tutto ciò di cui, naturalmente, il presidentissimo Cataldo Salerno non è dotato.

Pochi giorni fa aveva effettuato un numero straordinario, degno de “i nuovi mostri” di Striscia, adducendo quale migliore ragione per ricandidare Crisafulli il suo essere un simbolo dell’antimafia. Su questo aspetto, che suscita ilarità solo a pensarlo, appresa la decisione dei Garanti democratici ha detto la sua il Procuratore Grasso, e le sue dichiarazioni non possono certo dare luogo ad equivoci: «Forse perderemo voti di un certo tipo, ma quanti ne guadagneremo» (Giornale di Sicilia, 19/01/2013). Anche questo però non bastava a Salerno.

Lui è come Bart Simpson quando sbatte ripetutamente la testa nel muro e pensa cose del tipo “fa male, non devo farlo; fa male, non devo farlo”; così, a fronte delle comunicazioni del sornione Berlinguer lui cosa fa? Risponde: «scelta illegittima, me ne vado dal partito!». Ora, che Salerno esca dal PD poco ci interessa, ce ne faremo una ragione; piuttosto, già che c’è, sarebbe opportuno che si dimettesse anche da quell’incarico a vita che detiene, visto che di “accademico” lui e il laureificio non hanno nulla e di “politico”, invece, tutto.

Ad ogni modo, considerato che il il presidente sembra non aver capito ancora una volta un cazzo della ratio che soggiace alla decisione dei Garanti, posto di seguito una breve nota di Antonio Padellaro, direttore de «Il Fatto Quotidiano», che con grande pacatezza chiarisce i termini della questione e induce tutti e tutte (speriamo anche Salerno) a riflettere, seppure ex post, su cosa ha significato per il nostro territorio assurgere negli ultimi anni agli onori della cronaca solo per le bassissime caselle occupate nelle statistiche economiche e per essere stato feudo elettorale di un uomo che, volenti o nolenti, non ha mai trovato imbarazzante interloquire con i boss della mafia.

Carmelo Albanese

La battaglia del Fatto

Non è stata una decisione facile, ma il comunicato con cui la commissione nazionale di Garanzia del Pd chiede di escludere quattro “impresentabili” dalle prossime elezioni politiche fa bene alla credibilità del Pd. E dimostra che la politica italiana, pur ridotta come è stata ridotta da caste e profittatori di ogni genere, può ancora avere un sussulto di dignità.

Non è stato facile perché personaggi come per esempio Mirello Crisafulli e Antonio Papania sono considerati dei veri signori delle tessere che in Sicilia muovono decine di migliaia di voti. Consensi che possono essere determinanti nell’isola di Cosa Nostra dove il centrosinistra deve competere con la destra dei Dell’Utri e del voto di scambio.

E mentre il Pdl di Berlusconi fa incetta (perché tutto fa brodo) di collusi e indagati per reati gravissimi, come l’ineffabile Nicola Cosentino ritenuto dai magistrati il referente politico della camorra in Campania, i garanti presieduti da Luigi Berlinguer spiegano che “in questo delicato frangente la scelta delle candidature non può prescindere da criteri di eticità da perseguire anche con valutazioni di opportunità” politica. Insomma, in nome della presunzione di innocenza, che resta certamente un caposaldo della civiltà giuridica, non si può passare sopra ai comportamenti poco chiari e alle amicizie poco specchiate che ledono l’immagine del partito.

Proprio ciò che il Fatto da giorni non ha smesso di scrivere (in quasi totale solitudine), raccontando le gesta di Crisafulli (rinviato a giudizio per abuso d’ufficio) contenute in un voluminoso rapporto dei Carabinieri, o illustrando i trascorsi di Papania, Luongo, Caputo e altri ancora. Le oltre 20 mila firme raccolte dal nostro giornale sottol’appello rivolto a Bersani da Franca Rame e poi anche da Adriano Celentano per non presentare gli impresentabili dimostrano che, soprattutto se si tratta di legalità, un’informazione veramente libera non deve essere considerata un intralcio da rimuovere, ma un’opportunità da cogliere. Cosa di cui oggi volentieri diamo atto al Pd.

 Di Antonio Padellaro su Il Fatto Quotidiano del 19/01/2013
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