La crisi, Grillo, la Sinistra

Lo sfacelo del “sistema-Italia” ha prodotto paure, rabbie e frustrazioni di proporzioni gigantesche che Beppe Grillo ha intercettato nelle urne, dimostrandosi tuttavia incapace di raccoglierle e attivarle entro un reale progetto di trasformazione. Il cambiamento è, quindi, ancora all’ordine del giorno, ma serve il soggetto plurale che l’agisca.

Di Carmelo Albanese (Comitato Politico Regionale PRC-Sicilia) su «Il Panda Comunista», n. 1, luglio 2013

La storia è nota. La crisi finanziaria esplosa nell’agosto 2007 e, a cascata, quella economica, hanno prodotto un terremoto nello scenario politico del Vecchio Continente e non solo; eppure, le vicende che hanno scandito gli smottamenti nel nostro Paese hanno seguito registri differenti, quasi a voler ribadire per l’ennesima volta la specificità del “caso italiano”. In primo luogo, la recessione economica ha messo a nudo le deficienze di una classe politica inetta, incapace ormai di connettersi alle esigenze della popolazione e orientata semplicemente a garantire per sé privilegi di ogni sorta; in secondo luogo la giustificata disaffezione del “paese reale” dal “paese legale” e la capacità del M5S di catalizzare questo diffuso disagio e di trasformarlo in consenso elettorale.

Questi tre fenomeni – crisi economico-finanziaria, implosione del sistema politico-partitico e straordinario successo elettorale del movimento che fa capo a Beppe Grillo – non sono tra loro slegati, tutt’altro. Letti in successione – così come si sono manifestati, del resto – parlano della palude in cui è precipitata la democrazia italiana, ovvero di un sistema di regolazione dei rapporti sociali che, come indicato dalla Costituzione repubblicana, impegnava la classe politica a riequilibrare o, per lo meno, ad attenuare, la c.d. “contraddizione capitale/lavoro”, e, al contempo, sollecitava i cittadini a rendersi partecipi della trasformazione attraverso l’adesione a soggetti organizzati (i partiti per l’appunto) in grado di fungere da ponte tra le strutture statuali e la società. Tale meccanismo, che ha garantito ad almeno tre generazioni prima della mia di godere di una condizione economico-sociale migliore di quella dei loro genitori, è saltato. Le regole per selezionare le classi dirigenti si sono sempre più uniformate al criterio della fedeltà al leader o al notabile locale, non facendo più riferimento alla esperienza maturata, alle concrete capacità ed ambizioni di ognuno tese al bene comune; inoltre, i partiti hanno subito una mutazione genetica, trasformandosi in comitati elettorali da tirar fuori solo durante le tornate – visto che ancora questo “arcaico sistema democratico” prevede la presentazione di liste – e da posare subito dopo nelle sedi, sempre più spesso segreterie comunali dei deputati che non veri e propri spazi di partecipazione e discussione.

In un caos di tal fatta, ancor più se supportato da un disagio sociale crescente, ha avuto buon gioco il comico genovese ad auto-rappresentare sé ed il suo movimento come la vera novità degli ultimi anni, non solo sul versante dell’immagine – ossia di candidati che in larga parte (ma non sempre) non avevano mai fatto politica e, quindi, “non si erano mai compromessi” -, ma anche su quello della proposta politica, dirompente quanto si vuole ma comunque vicina ai sentimenti di rifiuto di larga parte della popolazione italiana.

In realtà, a distanza di parecchi mesi dalle elezioni nazionali, la parabola del M5S è andata letteralmente in picchiata: dalle esibizioni impegnate contro le grandi multinazionali, passando per la critica feroce al sistema politico comatoso, gli obiettivi di Grillo si sono sempre più ridotta in scala e oggi, mentre il paese va a rotoli, la sua ossessione è diventata il mostro da lui stesso creato: non si contano più, infatti, gli anatemi, le espulsioni, le minacce a parlamentari, consiglieri locali o semplici militanti colpevoli, secondo il capo, delle più svariate nefandezze.

La conseguenza più vistosa di questo processo distruttivo è l’emorragia di adesioni politico-istituzionali e di voti che il movimento sta subendo. Tuttavia, il bluff grillino ripropone in tutta la sua attualità un’altra e ben più importante questione, ovvero l’esigenza di rappresentanza di coloro i quali subiscono sulla loro pelle le conseguenze di questo marasma e che, naturalmente, nelle condizioni date, sono facilmente suggestionati dalle pseudo-rivoluzioni che un giorno si e l’altro pure leader improvvisati propongono loro. In altre parole, la crisi di sistema in cui siamo immersi, e ancor più la crisi dei movimenti auto-nominatisi “anti-sistema”, ci impone di impegnarci per la costruzione di un nuovo soggetto della Sinistra, largo, aperto, partecipato e, soprattutto, in grado di incidere sul quadro politico e di porre le condizioni per una vera Rivoluzione.

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2 Risposte to “La crisi, Grillo, la Sinistra”

  1. Gabri Says:

    Condivido come sempre quello che pensi e il modo in cui lo dici. Hasta siempre Carmelo ! Gabri

  2. Carmelo Says:

    Grazie Gabri 🙂

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