Le “larghe intese”: dove sta la novità?

Pd-PdlSenza una ripresa della mobilitazione sociale e intellettuale, e in mancanza di uno schieramento progressista in grado di incarnarne riflessioni e progetti, traducendoli in idealità politiche, nessun dio potrà salvare l’Italia.

Di Carmelo Albanese (Comitato Politico Regionale PRC-Sicilia) su «Il Panda Comunista», n. 7, dicembre 2013

Hanno ragione coloro i quali pensano che si debba “riformare” la Carta costituzionale. In effetti il quadro politico attuale non ha più alcun elemento di similitudine con quello vissuto o, ancor più, prefigurato dai padri costituenti. In cosa si differenziano le forze politiche parlamentari oggi? Credo che nessuno sia in grado dirlo.

Le “larghe intese”, in realtà, sono state il punto più significativo e di lunga durata piazzato dalla cultura berlusconiana. Le sue origini risalgono già al lontano 1994 quando, di fronte alla possibilità concreta di neutralizzare lo schieramento reazionario, D’Alema sdoganò la Lega di Bossi definendola “costola della sinistra”; successivamente il sempiterno Massimo non resistette, alla fine di quel decennio, al desiderio di traccheggiare ancora con quelle forze e decise, istituendo la commissione bicamerale, che bisognava demolire (pardon, riformare!) l’architettura costituzionale con chi ci stava e, naturalmente, l’incontro con Berlusconi avvenne spontaneo. Destra e PD (nelle formazioni originarie di Ppi e Pds e, successivamente, di Margherita e Ds) hanno quindi riproposto il sodalizio e cementato il loro rapporto sulla discussione più lacerante nella storia del movimento operaio, la guerra: Kossovo, Afghanistan, Iraq (e per un pelo, almeno per ora, a questo elenco non si è aggiunta la Siria).

Il berlusconismo, insomma, ha potuto dilagare in Italia perché sugli argomenti più importanti i suoi propugnatori si sono ritrovati l’altra parte dell’emiciclo a far loro da sponda e, in assenza di una legislazione seria – cioè normale – sulle telecomunicazioni e i conflitti d’interesse, sono riusciti a veicolare quel discorso pubblico – un combinato di consumismo, individualismo, conformismo, razzismo, violazione delle regole – e a farlo diventare cultura di massa.

Com’è noto, un seme gettato su un terreno arido non germoglia, ma in questo caso il terreno è stato arato a lungo; è per questa ragione che oggi può farsi alla luce del sole ciò che negli anni passati doveva essere celato, pena il pubblico vituperio. Le coscienze critiche del Paese, che erano state capaci di resistere ad affronti altrettanto robusti (si pensi agli anni ’80 e al craxismo), hanno ceduto le armi e, al contempo, la Sinistra si è mostrata incapace di sollecitare, riorganizzare e convogliare quelle forze su un progetto credibile di alternativa.

In questi giorni sembra essersi raggiunto il punto più basso della vita politica italiana, ma senza una ripresa della mobilitazione sociale e intellettuale, e in mancanza di uno schieramento progressista in grado di incarnarne riflessioni e progetti, traducendoli in idealità politiche, nessun dio potrà salvare l’Italia: non la “decadenza” – che non si traduce in “caduta” – di Silvio Berlusconi, non la finta divisione del centrodestra né, tantomeno, il futuro segretario di destra del Partito democratico.

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Una Risposta to “Le “larghe intese”: dove sta la novità?”

  1. Francesco di Bartolo Says:

    Ancora con questo concetto di cultura “berlusconiana”. Berlusconi è un imprenditore che ha lanciato una offerta a una domanda già esistente. Se non lui, sarebbe stato un’altro. Il mondo dei consumi, degli spot televisivi esiste ovunque si sviluppi una società consumista. La corruzione dei “costumi”, della politica c’era fin dai tempi di Berlinguer e Moro. Se vi avanti con questo “savonarolismo”, una sorta moralismo di ritorno, molto più annacquato di quello degli anni settanta, non andate da nessuna parte. Poi se proprio vogliamo parlare di “berlusconismo”, come fa un dirigente di Rifondazione comunista criticare un certo degrado sociale ed etico e poi non perdersi una puntata di “uomini e donne”? C’è qualcosa che non funziona. Carmè, la sinistra è morta perchè ha pensato di campare di rendita, di simboli, di rimandi storici, di proiezioni senza analisi, di invidie sociali, di privilegi. Solo che adesso il filo della storia è finito e si è ritrovata in mutande.

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