Sinistra, Ecologia e Gabbata

SELFermarsi un attimo e cercare di capire cosa si vuol essere da grandi. Maggiordomi fedeli del Pd? Oppure una sinistra moderna, capace di rendersi autonoma e forte?

È passata troppo inosservata la cosa, ma meriterebbe di essere raccontata in qualche modo, anche perché sennò si finisce per non imparare mai dagli errori. Sbagliare capita a tutti, l’importante è non ricascarci all’infinito.

La storia è quella di un partito nato con grandi speranze, praticamente all’indomani di una rovinosa sconfitta (Sinistra Arcobaleno, anno 2008). Alla fine lo chiamarono Sinistra Ecologia e Libertà ma per fare prima si tradusse – banalmente, o forse no – in “Vendola”. E ciao.

L’idea alla base della nascita di Sel poteva pure avere un senso: mantenere la radicalità della sinistra ma senza rinchiudersi nei recinti angusti e fuori tempo massimo del comunismo, parola che evoca sentimenti forti in una nicchia della popolazione (confesso, sono in quella nicchia) ma che allo stesso tempo provoca scompensi ormonali alla maggioranza della popolazione. Poteva essere pure giusto: rinnovarsi è importante, è una sfida, è quel che deve fare giorno per giorno chi (non a caso) si definisce progressista. La questione fu che il retro pensiero era un altro: ci si voleva svecchiare sì, ma solo ed esclusivamente per moderarsi quel tanto o poco utile per diventare la ruota di scorta a sinistra del Pd. Della serie, tranquillo Veltroni – tranquillo Franceschini – tranquillo Bersani, la sinistra radicale (le zecche e i radical chic, che votano pure loro no?) te la copro io, te fai quello che devi fare.

Anche utilizzare lo charme e la popolarità di Vendola per spostare a sinistra l’asse del centrosinistra poteva avere un senso. Tutto si sarebbe giocato alle primarie: partecipi, vinci, e allora sì, riesci nell’operazione. Era successo a Milano, era successo a Cagliari, era successo (di nuovo) in Puglia. Anche se già allora quella mancanza di coraggio, quell’anteporre a tutto, alla politica, l’alleanza con il Pd, Sel la pagò: a Napoli e poi a Palermo.

Eppure c’era qualcosa che Sel non aveva capito, allora. Che nel Paese il bisogno di radicalità e di novità c’era, ed era forte. Lo si sarebbe potuto intercettare con un po’ (un po’ tanto) di coraggio in più, quel coraggio che oggi ti fa sentire perdente ma che domani può ripagarti in maniera inaspettata. Una prateria di radicalità intercettata alla fine da chi? Dal M5S. Di quel 25 per cento, quanto se ne sarebbe potuto incanalare in una sinistra nuova, determinata nel praticare coerenza costruttiva e buonsenso (scusate, ma a fronte di una disuguaglianza così forte, sinistra non è semplice buonsenso?).

La storia è andata diversamente, ed era già scritta, volendo accorgersene. Primarie flop, perché il fascino di Vendola era ormai tramontato; risultato elettorale flop, con unico risultato quale?, entrare in Parlamento. Cosa buona e giusta, certo, ma contando quanto il due di picche. Facendosi rubare la scena dall’opposizione dei Cinque Stelle, che non avendo conti in sospeso con nessuno (leggi Pd) può spararla sempre più grossa (e spesso funziona). Dovevi vincere le primarie, e le hai perse; dovevi andare al governo e avere due o tre ministeri, e il Pd è andato con Berlusconi; potevi fare l’opposizione di sinistra, e il M5S fa per te e fa per tre.

Ma la sequela di analisi sballate e fregature non è finita qui. Perché il Pd, dal quale ti sei convinto di essere inseparabile, ha eletto non solo un arcinoto nemico della sinistra (Sel a Firenze è all’opposizione da anni), ma lo stesso Renzi ti ha molto educatamente fatto fuori (sulla carta) con la nuova legge elettorale a prova di sbarramento.

Il senso adesso non è dire: te lo avevamo detto, cara Sel. Chi se ne frega. Ma piuttosto fermarsi un attimo e cercare di capire cosa si vuol essere da grandi. Maggiordomi fedeli del Pd? Oppure una sinistra moderna – ma “sinistra” nel vero senso del termine – capace di rendersi autonoma e forte, che possa dialogare con il Pd, certo, ma senza timori, senza cambiali da pagare, senza accordi taciti. Radicali, davvero. Nuovi, davvero.

Il disagio sociale cresce. Il modello neoliberista avanza imperterrito anche a sinistra (vedi Davide Serra, capace di giustificare i tagli dei salari), le grandi aziende ricattano il mondo del lavoro e le voci in difesa di quel mondo sono deboli, senza passione, senza credibilità. Lo spazio c’è, volendo trovarlo. Il bluff del M5S potrebbe disvelarsi presto, e altro spazio potrebbe crearsi. Il tempo del coraggio (e anche dell’orgoglio) è adesso. Pena la completa estinzione. Non di Sel, ma della sinistra.

Di Matteo Pucciarelli su EsseBlog del 31/01/2014

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