Buon #8Marzo, perché la tua è pelle ribelle!

Io sono mia«(…) voglio che ci sia que­sto pro­blema, donna-uomo, e basta. Un giorno uno mi dice ‘non c’è tanto’. No, no, no… io la mat­tina dopo mi rialzo e il pro­blema c’è (…), per­ché una donna deve sem­pre tenere pre­sente il fatto che sta lot­tando, però, per poter godere di una parte di felicità».

Carla Accardi in C. Lonzi et al., Autoritratto, De Donato, Bari 1969

Leggevo questo e vorrei augurare un buon otto marzo alle persone sulla cui testa pende uno stigma senza fine. Quelle che si alzano all’alba per farsi fotografare nude e ricavarci i soldi per stare meglio. Quelle che devono girare scene in una spiaggia d’inverno per esigenze di copione e lì, se devi fare che lui ti penetra e tu devi godere, non è poi così semplice. A quelle che non si vergognano di vendere servizi sessuali e che tra un giro di giostra e l’altro devono scansare un po’ le abolizioniste che senza manco chiederglielo le vorrebbero “salvare”, un po’ le guardie che le opprimono per ottenere seghe e pompini a sconto o le ricattano per un permesso di soggiorno e un po’ gli sfruttatori che non aspettano altro di vederle a chiedere protezione e sono ovviamente pronti a dare riparo in cambio di una volgarissima estorsione.

Vorrei augurare buon otto marzo a quell* che sanno parlarsi senza aver paura della differenza, alle persone che non vogliono importi una morale insulsa, austera, giudicante e a quell* che non ti annoiano la vita a raccontarti che il femminismo sarebbe come una religione: se non sei d’accordo con loro allora sei “maschia”. Buon otto marzo a quell* che non difendono le ministre, le potenti, per poi rompere le ovaie con metodi squadristi alle militanti squattrinate, ché tanto è assai più facile leccare il mondo dal basso invece che partecipare alla sua costruzione assieme a chi non ti unge e manco ti gratifica. Auguri e buona lotta a chi non accorre ad ogni spron battuto all’urlo d’emergenza che arriva dalla ministra ché se non reciti il copione d’arte così come lo vuole lei quasi esige la censura e punto e basta.

Auguri alle disordinate, a quelle che hanno una visione ampia dei problemi, alle persone laiche, a quelle libertarie. Auguri a chi ti sa dire “non sono d’accordo con te” senza insultarti e senza destinarti in uno speciale girone dell’inferno. Auguri a chi lavora, se ha un lavoro, a chi è precari@, a chi resiste, a chi in qualche modo sopravvive, a chi piange. Auguri alle persone che non rinunciano mai alla poesia, alla filosofia, a chiedersi mille perché. Auguri a chi lotta contro tutti gli autoritarismi, i fascismi, i razzismi, i sessismi. Auguri a chi, vi prego, non farà diventare la giornata di domani una sfilata delle vittime vittimizzate ché questa cosa viene fatta tutto l’anno e sentire che anche in una giornata di mobilitazione in cui le donne sono forti e si ribellano, come d’altronde sempre fanno, ci si barricherà dietro i brandelli di carne altrui, è veramente deprimente.

E basta con le inchieste che puntualmente ci diranno che siamo ultime tra gli ultimi presentate dalle prime tra i primi, gentili donne in tailleur che guadagnano al mese cifre che io non vedrò mai neanche in un anno e parlano, loro, di quote rosa, gap sessisti e chissenefrega se quei dati ti servono soltanto a reiterare una richiesta che vale solo per te quando poi, invece, se c’è da votare un provvedimento economico tu mi sei contro, mi rimandi a casa, mi fai diventare ancora più povera, senza la speranza di un reddito, un presente, un futuro, una pensione.

Auguri a chi compie battaglie per fare rete e abbattere muri. Auguri al mondo bello che lotta contro la repressione, che mi dà fiato e mi consente, per ogni passo in più che riesce a fare, di dire le parole che io voglio e pensare i pensieri che mi piacciono. Auguri alla compagnitudine, quella vera, di chi realizza reti solidali e non piccole chiese alleate con i potenti. Auguri alle intelligenze che mettono in condivisione il proprio sapere e le puoi abbracciare, sentirne l’odore, carezzare perché lo scambio è vero, esiste, è generoso e senza quello si che sarebbe un grande guaio.

Auguri alle persone che piuttosto che creare recinti d’odio aprono nuove frontiere di diritti, a quell* che non patologizzano la diversità e non criminalizzano gli altri colori. Auguri alle persone sole, quelle che hanno perso contatto con il proprio corpo, quelle che non ricordano il profumo della propria pelle e una carezza data da chi ti desidera. Auguri a chi, domani, per l’appunto, abbatterà galere, barricate, farà spazio anche per quelle e quelli che verranno. Auguri a chi si spoglia, specchio di fronte, e guardandosi prova l’incontenibile bisogno di volersi bene, ché quel che guarda è pelle ribelle e non si può smettere di preferirla mai.

Buon otto marzo a tutt* voi!

Da Al di là del Buco del 7/03/2014


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