A proposito del trentennale della morte di Berlinguer. Traduzione e tritacarne mediatico

Enrico BerlinguerIl tentativo di traduzione e di inserimento in un contesto sociale che ha perso ogni memoria di sé produrrà una figura amorfa come quella di Berlinguer che si sta dipingendo in questi mesi, che non aveva appartenenza politica che “sì, era comunista, ma..” perché, come avrebbe detto Veltroni pochi giorni fa, “si poteva stare nel Pci pur non essendo comunisti”.

Si è, da tempo, messo in moto il meccanismo di traduzione e di tritacarne mediatico nei confronti di Enrico Berlinguer. Ed esso, come si può facilmente immaginare, non si ferma così facilmente, anzi.

Il quotidiano ‘La Repubblica’ di oggi (16 marzo, ndr), nel suo appuntamento di “Le domeniche di Repubblica”, realizza un servizio a doppia pagina, con rimando in prima, a firma del fondatore Eugenio Scalfari su Enrico Berlinguer.
Il titolo in prima è già ingannevole: Berlinguer, perché ti abbiamo voluto bene”.
Il lettore, che magari viene dal Pci e si sente orfano di una cultura che gli hanno scippato e che gli vogliono far passare come essa viva all’interno di un contenitore che non è assimilabile neanche lontanamente a quell’organizzazione lìsfoglia le pagine in modo trafelato per arrivare alla congiuntura tra la trentesima e la trentunesima non accontentandosi delle poche righe di anticipazione del trafiletto ma rimane interdetto e forse realizza realmente che, in fondo, è stato fregato di nuovo.
Titolo a tutta pagina: “il comunista timido che mi ricorda il Papa”. 
Si sta parlando, ovviamente, dell’attuale Pontefice, Papa Francesco.
Un amico, alla lettura del giornale, ha sentenziato efficacemente con un primo commento a caldo, istintivo, già dopo aver visto il solo titolone di Scalfari: “è come dire, al netto del giudizio politico, che sia io ad assomigliare a mio nipote e non il contrario”.

Posta questa simpatica nota, non del tutto errata, il punto fondamentale è sempre lo stesso: si sta cercando di tradurre una figura di uno tra i maggiori segretari del Partito comunista italiano in un uomo genericamente buono e che ha realizzato cose, altrettanto genericamente, degne di essere menzionate.
Scalfari fa piovere parole e ed episodi che vedono coinvolto il fondatore di ‘La Repubblica‘ con Berlinguer, parla sempre di sinistra e mai di comunista; scrive: «morì nel giugno dell’84 e ancora ricordo che mentre era già in agonia andai a porgere le mie condoglianze a Botteghe Oscure dove erano ancora riuniti i pochi dirigenti rimasti a Roma che partirono quella sera stessa per Verona per vegliarne la morte»quando Berlinguer morì a Padova dopo l’ultimo comizio, il più commovente, rintracciabile su youtube grazie al collettivo che gestisce il sito enricoberlinguer.it.
Insomma Scalfari scrive, così come Veltroni gira per il suo film sul segretario del Partito comunista italiano; entrambi ricordano qualcuno da cui oggi sono sideralmente distanti, ma che fa sempre comodo inserirlo nel tritacarne mediatico per modificarne la sua natura.

Fa estremamente comodo affermare, da sinistra, che il male di Berlinguer fu il famigerato compromesso storico facendo scaturire da lì ogni male del particolarismo a cui si è imbrigliati, quando negli anni novanta le forze politiche a falce e martello avevano intrapreso governi con Dini e Mastella. E’ utile, poi, da destra, dal Partito Democratico, affermare che Berlinguer aveva una visione riformista e che anche lui sarebbe stato d’accordo col Pd e con la sua trasformazione nel corso degli anni.

Quanto mai di più falso dall’una e dall’altra parte: il tentativo di traduzione e di inserimento in un contesto sociale che ha perso ogni memoria di sé produrrà, ne sono certo, una figura amorfa come quella di Berlinguer che si sta dipingendo in questi mesi, che non aveva appartenenza politica che “sì, era comunista, ma..” perché, come avrebbe detto Veltroni pochi giorni fa, “si poteva stare nel Pci pur non essendo comunisti”. E i risultati del suo non esserlo si sono manifestati: non ho ancora visto il film che starà per uscire a giorni nelle sale ma, dall’alto delle sue conoscenze e della sua capacità di critica cinematografica, la sua carriera sarebbe stata molto più proficua in quel mondo che in quello politico.

Si arriverà ad un punto tale in cui la traduzione sarà completa e non si potrà più riaffermare il pensiero vero, reale, del più grande segretario del Partito Comunista Italiano.

Fa paura, è innegabile, che si vadano a riprendere espressioni o parti di discorsi significativi con relativa contestualizzazione di essi: si tenderà sempre di più ad evitarla e a mischiare nozioni, concetti, arrivando, magari, a dire che Berlinguer sarebbe stato d’accordo con l’italicum perché aveva un partito del 30%!

Discorsi o interviste, dunque, come quella che lo stesso Scalfari (incredibile ma vero) aveva redatto il 2 agosto 1978 su ‘La Repubblica’: chiedeva Scalfari se il Pci e Berlinguer fossero leninisti ed egli rispondeva così «se con il termine leninismo (o con la locuzione marxismo-leninismo) si vuole intendere una specie di manuale di regole dottrinali statisticamente concepite, un blocco di tesi irrigidite in formule scolastiche, che si dovrebbero applicare acriticamente in ogni circostanza di tempo di luogo, si farebbe il massimo torto allo stesso Lenin (nonché a Marx) […] ». E poi ancora, a fine intervista, lo stesso Scalfari chiedeva se il Pci volesse liquidare il capitalismo, ponendo la domanda sul futuro della democrazia, quindi la risposta: «proprio per salvare la democrazia, per renderla più ampiapiù fortepiù ordinata possibile bisogna superare il capitalismo. L’esperienza storica – quantomeno degli anni 20 in poi – sta a dimostrare che la riconquista, la salvaguardia, lo sviluppo della democrazia sono stati  e sono frutto di una lotta che ha per protagonisti la classe operaia, ilavoratori, i loro partiti di classei comunisti in prima fila. E ciò perché sono state le forze capitalistiche e borghesi che, per conservare loro dominio, non hanno esitato frenare, a limitare, ad amputare, a svuotare -e, con i fascismi,a distruggere – la democrazia. E oggi la crisi profondissima in cui versano tutte le società del capitalismo cosiddetto maturo, mostra quali processi di dissoluzione anarchica e di disgregazione corporativa sia lì sottoposta la democrazia, a quali pericoli di avventure autoritarie reazionarie sia esposta. Essere coerentemente anticapitalisti vuol dire anche essere coerentemente democratici. Ecco perché oggi, secondo noi, la democrazia è un irrinunciabile e inalienabile conquista della classe operaia.».
Ma questo, un Davide Serra qualsiasi che in merito alla vicenda Electrolux ha twittato “Proposta di Electrolux razionale, costo del lavoro per azienda è triplo dopo oneri sociali. Per salvare lavoro deve abbassare il 40% degli stipendi”, non lo capirà mai.
E il Pd era, e rimane, il più grande agente che tutela le larghe intese e le politiche di rigore a danno della classe lavoratrice italiana.

Con buona pace delle traduzioni liberiste che vorrebbero far apparire Belringuer simile a Papa Francesco: Berlinguer era comunista.

p.s. Desidererei, o meglio mi piacerebbe pensare, che il fondatore di Repubblica leggesse queste mie righe.. Lo spero, in realtà, ma forse è fantascienza. 

Di Marco Piccinelli sul suo blog il 16/03/2014

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