Archive for the ‘Droghe’ Category

Tre ragioni per essere antiproibizionisti

8 febbraio, 2014

Illegale è la leggeSono tre le ragioni che giu­sti­fi­cano un cam­bio radi­cale di stra­te­gia intorno alle dro­ghe e una svolta non proi­bi­zio­ni­sta e non punitiva.

(more…)

Annunci

Per la Sinistra d’Alternativa: la NOSTRA “carta d’intenti”!

28 novembre, 2012

Pubblico di seguito alcuni contributi su cui incardinare il programma del “quarto polo” delle Sinistre. Si tratta di 25 spunti sintetici – a mio avviso non solo condivisibili ma oserei dire esaustivi per quanto riguarda i settori d’intervento ed esaurienti nel merito delle proposte – che il Comitato operativo di ALBA, dopo averli  approvati nella riunione del 26 novembre, proporrà all’assemblea nazionale di “CAMBIARE SI PUO’!” prevista al Teatro Vittoria a Roma l’1 dicembre 2012.

(more…)

Regione Umbria, il Prc presenta una proposta di legge per l’uso terapeutico dei cannabinoidi

3 ottobre, 2012

“Dare attuazione al diritto alla salute per i pazienti che hanno la necessità di assumere, previa corretta prescrizione medica, farmaci a base di derivati della cannabis, attraverso la rimozione degli ostacoli di carattere burocratico e normativo che ancora oggi ne limitano la prescrivibilità e ne impediscono l’uso a scopi terapeutici”.

(more…)

40 anni di guerra alla droga

24 febbraio, 2011

Alcuni anniversari offrono l’occasione per celebrare, altri per riflettere, altri ancora per agire. Il prossimo giugno segnerà i quarant’anni della guerra alla droga dichiarata  dal presidente Nixon quando indicò l’abuso di droga come il nemico numero uno. Non sono previste celebrazioni, che io sappia. C’è invece bisogno, ed è essenziale, di riflessione e di azione.

(more…)

Spinelli e writers, prime multe a Milano

8 novembre, 2008

writer

«Prima di fare un bilancio su queste nuove misure – ha detto ieri il sindaco di Milano Letizia Moratti – mi sembra corretto aspettare un mese».
Peccato che la notte scorsa, «queste nuove misure» contro il degrado cittadino, come le ha definite il primo cittadino meneghino, ossia le sei ordinanze entrate in vigore mercoledì scorso e firmate proprio da Lady Moratti, hanno iniziato a colpire. A pagarne le conseguenze (salate, 500 euro), tre persone colte in fallo in atteggiamenti colpevoli di mettere a repentaglio «il decoro cittadino». Un cittadino italiano sessantenne, «pizzicato» a contrattare prestazioni sessuali con una prostituta, e due viados brasiliani (di 20 e 40 anni) che passeggiavano nel bel mezzo della notte in due «rinomati» viali del capoluogo lombardo.
Insomma, il giro di vite «per il decoro e contro il degrado della città» voluto dal sindaco, in perfetta sintonia con l’enfasi securitaria del suo governo (che non a caso con il decreto Maroni di quest’estate ha affidato ai sindaci superpoteri) parte dal soggetto più facile da colpire, la prostituzione. Basterà aspettare i prossimi giorni per vedere come si comporterà con gli altri «obiettivi sensibili». Perché nessuno è immune dall’impeto del primo cittadino: «beoni», «drogati», writers, accattoni e prostitute (con relativi clienti). Tutti presi di mira da Lady Moratti. L’unico aspetto positivo, se così si può dire, dell’intera vicenda, è la difficile attuazione su larga scala delle ordinanze. Perché per riuscire a controllare tutte le zone della città a tappeto, come sarebbe richiesto, ci vorrebbe davvero un esercito, e non basteranno certo i 10mila agenti (tra carabinieri, poliziotti, finanzieri e gli immancabili «ghisa», la polizia municipale di Milano) a presidiare il territorio. Tanto che, a lamentarsi di questo fatto, è intervenuto persino il segretario personale del Siulp, che ha denunciato la scarsità di personale a disposizione. E pure Umberto Bossi, per quanto riguarda l’ordinanza contro i writers, si è scagliato contro di lei. «I muri sono i giornali del popolo – ha tuonato il Senatur – e non si toccano. Non conosco nessuno più bacchettone di lei».
Ma, al di là dei numeri e delle sparate di Bossi, resta il fatto politico. Sei ordinanze che vanno in un’unica direzione: con la scusa della sicurezza, che ancora ieri la Moratti ha definito «non un’ideologia, ma qualcosa di concreto che i cittadini vivono sulla propria pelle ogni giorno», si vanno a colpire le fasce più deboli della popolazione. E a pagare «sulla propria pelle» le scelte del sindaco saranno, in primis, gli accattoni. L’ordinanza firmata ad hoc per loro prevede che «è fatto divieto di porre in essere forme di accattonaggio molesto». Per molesto, recita il documento, si intende quello fatto con «richiesta insistente e modalità irritante». A chi spetterà poi definire insistenza e molestia della richiesta, non è dato sapere. Una decisione, quella della Moratti, che ha già visto l’opposizione degli operatori del settore. Don Mazzi, della comunità Exodus, ha definito «spaventoso» l’uso delle multe, fatto a suo avviso solo per «sanare i buchi del Comune di Milano». E poi, come faranno persone che vivono di elemosina a pagare i 500 euro di sanzione previste dall’ordinanza? Ma, almeno su questo, il sindaco una soluzione ce l’ha: chi non potrà pagare si vedrà sequestrato il piattino della questua, coi pochi spiccioli raccolti.

Di Alessandro Braga su il Manifesto del 07/11/2008

Droghe,don Gallo sfida il governo

21 ottobre, 2008

Tentativo fallito quello del sottosegretario Giovanardi di arruolare Don Gallo come testimonial per una campagna il cui ossessivo refrain sia “lo spinello buca il cervello”.
Il padre dell’attuale legge sulla droga aveva telefonato al fondatore della Comunità di San Benedetto al Porto e in quattro e quattr’otto è stato organizzato il faccia a faccia di ieri nell’unica delle dieci comunità del prete ottantenne che si trova in città. Le altre sono disseminate tra cascine e casolari di Liguria e basso Piemonte e, in tutto, seguono oltre cento persone in base a un impegno quarantennale basato sulla centralità della dignità della persona e nell’ottica della riduzione del danno. Più di un ora di confronto serrato non è servita a ridurre la distanza con l’impostazione proibizionista dell’ex esponente democristiano, ora nel Pdl, emiliano. D’altra parte, andandogli incontro al suo arrivo nella comunità, l’ottantenne sacerdote partigiano comunista aveva commentato: «Sembra l’incontro di Teano. Solo non aspettarti che ti dica “obbedisco”». La nuova strategia, «più seduttiva», di Giovanardi (in effetti è la prima volta che l’esponente di un governo di centrodestra mette piede in una comunità del genere) è affidata alle diapositive mostrate dal suo capodipartimento, un medico che ha diretto il Sert veronese, dott. Serpelloni. Il dottore tirerà in ballo alcune ricerche del ’99, piuttosto stagionate e oggetto da tempo di serrato dibattito scientifico. Secondo queste ricerche il Thc, il principio attivo della cannabis, interferirebbe con le aree del cervello deputate alla motivazione e all’apprendimento. Che nei cervelli dei più giovani le sostanze abbiano effetti più insidiosi e che non sia prudente mettersi alla guida dopo averne assunte, non sembra ai presenti la sconvolgente evidenza scientifica che si vorrebbe “spacciare”. E neppure il fatto che nuovi tipi di cannabis ottenuti in laboratorio possano con un principio attivo 20-30 volte maggiore causare danni addirittura al dna.
Don Gallo sarà chiarissimo: «Da trentotto anni la comunità riconosce criticamente l’autorità della scienza» e alle slide del capodipartimento si ribatte un documento di 400 pagine frutto della serrata corrispondenza con gli esperti internazionali vicini alla comunità (tra tutti l’olandese Peter Choen). E sono tre anni che circola un testo curato a San Benedetto e pubblicato da Sensibili alle Foglie in cui si avverte dei rischi non solo di tutte le sostanza, ma soprattutto del proibizionismo. «E’ un falso problema partire dalla sostanza – ripete Gallo – partiamo dalla persona e dalla sua dignità». Che la legge che porta il nome del sottosegretario sia «autoritaria, irrazionale e antiscientifica» è opinione anche del nobel Rita Levi Montalcini. Così, a un Giovanardi che chiede a Gallo di ripetere i luoghi comuni sugli spinelli, il sacerdote ribatte ancora chiedendo «legalizzazione» ossia nuove regole. Il ragionamento, sviluppato anche dai rappresentanti delle comunità, è che finché ci sarà criminalizzazione ci sarà il “sommerso”. E una montagna di 30mila morti negli ultimi vent’anni. «Legalizzazione e prendersi cura», insiste Don Gallo. Giovanardi, intanto, disegna diagrammi e, mentre Don Gallo gli propone di andare insieme a Barcellona a studiare come funziona una narcosala in una città così simile a Genova (la comunità è decisa a sperimentare una soluzione di quel tipo), Giovanardi sembra ossessionato dalla Cina del 1908 dove c’era un consumo di massa dell’oppio. Ma il sottosegretario tenta anche una difesa della sua legge. Sarebbe la più depenalizzante del mondo per i consumatori. L’unico contrario, si lamenta, sarebbe Muccioli. In sala non sono tutti così entusiasti perché mentre si prevede l’affidamento terapeutico dei consumatori sorpresi a commettere reati in realtà la legge indebolisce il servizio pubblico. Lamenta Gallo che sono stati smantellati perfino gli uffici sulle tossicodipendenze previsti nei provveditorati scolastici. Quanto alla «evidenza scientifica» sbandierata dal governo la risposta di chi si batte per la riduzione del danno è che anche i manicomi e le carceri minorili avevano le loro evidenze scientifiche. «Ci spaventa la semplificazione, ci spaventa la demonizzazione»,commenta anche Domenico Chionetti per tutti Megu: ciò che è proibito non è regolamentabile, ripetono i ragazzi della comunità all’emissario del governo. Viviana, da un anno e mezzo in comunità, ricorda che il proibizionismo non ha intaccato il fatto che le droghe siano le uniche merci disponibili ventiquattro ore su ventiquattro.

Di Checchino Antonini su Liberazione del 21/10/2008